Guerra globale per i talenti


Jonas Prising, Chairman e Ceo di ManpowerGroup: «Le società pensano in modo più strategico dove cercare i talenti»


 Jonas Prising

Jonas Prising, Chairman e Ceo di ManpowerGroup

«Una guerra globale per i talenti». Una selezione naturale di darwiniana memoria, dove a vincere è chi dimostra di avere più skills, più competenze. E dove le imprese devono stare al passo con i tempi, accompagnare il dipendente nella sua lunga maratona del lavoro, conoscerlo meglio anche grazie alle nuove tecnologie, se non vogliono vedersi sfilare sotto il naso i migliori talenti. È l’era del trionfo della scelta individuale, dove il consumatore esercita un controllo sulle aziende e il lavoratore cerca nell’impresa l’opportunità di sviluppare le proprie capacità. Questo è il quadro che Manpower traccia del mercato del lavoro nel rapporto “Human age 2.0 – Future forces at work“, redatto in occasione dell’ultimo meeting del World economic forum a Davos.

Le giuste competenze
«Quel che è certo è l’incertezza». L’analisi parte da questa fotografia poco rassicurante del mondo del lavoro: la ripresa stenta a decollare, crescono le disuguaglianze, mancano le competenze e gli investimenti, gli imprenditori sono passati «da costruttori di talenti a consumatori di lavoro». Un sondaggio Manpower ha rilevato che nel 2015 il 38% delle aziende a livello globale ha avuto una maggiore difficoltà a trovare le giuste competenze rispetto all’anno prima, il dato più elevato negli ultimi sette anni.

«Da questa nuova normalità di instabilità e frammentazione del mercato, – afferma Jonas Prising, presidente e ceo di Manpower – stanno emergendo nuove vie di ottenere lavoro». Ma come fare? «Gli imprenditori devono agire per attingere ai bacini sottoutilizzati di talenti», spiega il rapporto. La Cina sta investendo nell’istruzione di alto livello, il Giappone sta incoraggiando gli imprenditori a cercare i talenti tra le donne. Negli Stati Uniti, invece, le grandi aziende dell’energia e del settore aerospaziale propongono ai dipendenti più anziani di modulare il proprio pensionamento, trattenendoli in azienda quel tanto che basta per trasferire la loro esperienza, il loro know-how, alle nuove generazioni.

Nuovo modello di risorse umane
Ma accanto a queste soluzioni, nel panorama del mondo del lavoro si sta affacciando un nuovo modello di gestione delle risorse umane. L’obiettivo è ridurre i costi, attrarre e trattenere i talenti migliori. Gli strumenti sono valutazioni, condotta online, continui feedback e dati in tempo reale sulle performance. In poche parole: «Una vera gestione delle prestazioni del personale». Attraverso la tecnologia e i big data, le aziende conoscono sempre meglio i propri dipendenti. E agiscono di conseguenza. L’americana Target, per esempio, invia coupon per prodotti da bambino alle proprie dipendenti incinte. Ma questo vale anche per scovare e tenersi stretti i migliori cervelli sul mercato. «È più facile vedere dove stanno i migliori talenti in azienda, o dove possono essere i buchi – afferma Jonas Prising – Con tutti questi dati tra le mani, le società stanno cominciando a pensare in modo più strategico dove cercare talenti».

Questo perché il mercato del lavoro, ormai, deve fare sempre più i conti con la voce del consumatore. Oggi come non mai, il cliente finale esercita un vero e proprio controllo sulla stessa azienda.

È la scelta individuale
a farla da padrone
nel nuovo mercato

Basti pensare al successo di Uber o di Airbnb. La nuova generazione dei Millennials chiederà all’azienda la possibilità di correre la propria «super maratona del lavoro», sviluppando le proprie capacità ma anche conciliando lavoro e vita privata. «Gli imprenditori – conclude il rapporto Manpower – dovranno fare in modo che i lavoratori li scelgano come il posto di lavoro dove sviluppare le proprie competenze».

L'autore

Stefano De Agostini

Stefano De Agostini Giornalista professionista, ha collaborato con ilfattoquotidiano.it e La Provincia di Como. Chiodi fissi: lavoro ed economia. In tasca, una laurea in storia e un master in giornalismo. Nella vita precedente, educatore in comunità.