Happy@Work: lusso o necessità?


Il work life balance può essere aiutato, con alcuni piccoli accorgimenti. Perché la felicità è fatta di piccole cose


Perché «Happy@Work», la mia nuova rubrica per LINC?  Perché molto spesso l’atteggiamento di noi italiani è quello di sottovalutare l’importanza che un modo diverso di vivere il proprio lavoro ha nel costruire la nostra felicità. I millennial hanno un atteggiamento diverso verso il lavoro rispetto a noi over 40, sono più disincantati, forse perché hanno visto i loro padri, noi baby boomer, cambiare radicalmente atteggiamento: dall’entusiasmo verso la carriera, dal crederci profondamente, alla disillusione, al ridimensionamento delle aspirazioni, al «non crederci più tanto», che dal mio osservatorio professionale è molto comune, troppo comune.

Il work life balance
Oggi, complice la crisi che ha rimescolato tutte le carte, soprattutto i giovani non sono più disposti a sacrificare tutto per la carriera, sulla bilancia delle loro scelte professionali pesano anche le scelte legate alla qualità della vita: è un cambiamento di prospettiva importante, di cui tenere conto. Gli stessi giovani alti potenziali di oggi, i laureati più brillanti, non sono più così career-oriented come lo eravamo noi: i temi del work life balance, della responsabilità sociale, della sostenibilità, dei valori che l’azienda trasmette sono molto sentiti, e la bilancia delle scelte lavorative pende su valutazioni che non sono solo e non tanto quelle legate alla carriera.

Del resto, il costo personale, per chi fa delle scelte professionali in cui la parola WLB, work life balance, è completamente bandita dal proprio orizzonte di vita, è davvero alto: è un po’ come stare dentro un matrimonio frusto e triste, che ci rende infelici, tutto sommato uno spreco di tempo; può durare per un po’, ma alla lunga non paga, meglio pensare seriamente a cosa cambiare nel proprio modo di lavorare. Che fare allora per migliorare questo equilibrio tra la propria vita professionale e quella privata, che non dimentichiamolo ci fa anche vivere meglio in azienda e alla lunga ci dà più slancio professionale? Ecco quattro consigli.

Quattro passi verso l’equilibrio
Per prima cosa, è opportuno ragionare seriamente sul proprio time management: a volte ci sono degli sprechi di tempo, delle abitudini acquisite, che ci portano a fare tardissimo in ufficio, a trascurare completamente la vita privata, e questo alla lunga non va bene. Se ci riescono i nostri cugini nord europei, che difficilmente trovi in ufficio alle otto di sera, non si capisce perché non ci dobbiamo riuscire anche noi italiani. Poi bisogna ricordarsi che il rischio di burn out è in agguato, se si vive sempre sul filo del rasoio, se si è sempre al limite c’è il rischio di fare una carriera troppo breve, di bruciarsi. Una buona, duratura carriera si costruisce sull’equilibrio, in un’osmosi costruttiva tra vita privata e vita professionale.

Un altro consiglio è quello di avere sempre il giusto coinvolgimento, ma anche il giusto distacco: l’azienda non è una famiglia, e la famiglia non deve essere un’azienda.

Per un buon work life balance occorre avere
la giusta dose di distacco e di coinvolgimento,
di passione e di controllo

Soprattutto, non dimentichiamoci che, in una società veloce come l’attuale, con un eccesso di informazioni che ci bombardano fin da quando ci svegliamo la mattina e accendiamo il nostro smartphone, prenderci un momento quotidiano di riflessione, di tempo per poter pensare, è fondamentale, soprattutto per non fare errori decisionali  che ci possono costare cari. Salire in macchina e essere veloci è importante, ma bisogna ogni tanto anche riflettere su dove si sta andando.

L'autore

Roberto D'Incau Milanese, è l’esempio vivente di come si possa coniugare lavoro e passione: è coach, scout, blogger, ha scritto tre libri sul tema della felicità sul lavoro, il tema che lo appassiona di più in questo momento. Gli piace scovare e valorizzare la creatività, che a suo avviso è all’origine del successo imprenditoriale sia nel mondo della moda e del lifestyle, sia altrove