Politiche non (ancora) attive


A che punto è il Jobs Act? La nuova agenzia partirà a maggio. Mentre in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna…


Trovare un’occupazione a chi non ce l’ha, ricollocare il disoccupato nel mondo del lavoro. Questa, in poche parole, la missione delle politiche attive: non si parla solo di centri per l’impiego, ma anche di incentivi all’occupazione, incontro tra domanda e offerta di lavoro, formazione dei soggetti disoccupati, orientamento in scuole e università. Questi meccanismi, in Italia, finora hanno funzionato poco. Basti pensare che dai nostri servizi per l’impiego passa appena il 3,1% delle assunzioni intermediate all’anno, contro il 10,5% della Germania e il 15,4% della virtuosa Finlandia. E c’è poco da stupirsi, se si considera che in questo settore l’Italia investe solo lo 0,03% del Pil, contro lo 0,21% del Regno Unito, lo 0,25% della Francia e lo 0,35 % della Germania.

Così il Jobs act, l’ultima riforma del lavoro, ha voluto ritoccare questo sistema, dando vita a un nuovo soggetto: si tratta di Anpal, Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Il progetto doveva in effetti nascere già a gennaio, ma non è ancora stato attivato. Ora, gli addetti ai lavori assicurano che nel giro di un mese l’agenzia muoverà finalmente i suoi primi passi. Ma funzionerà davvero? E sarà in grado di fare ripartire il mercato del lavoro italiano? Su questo punto, gli esperti si dividono.

Partenza a maggio
«Il ritardo è dovuto a mille passaggi burocratici necessari per fare partire la macchina amministrativa – spiega Maurizio Del Conte, presidente designato di Anpal e docente di diritto del lavoro all’Università Bocconi – Ma siamo all’ultimo step. A maggio l’agenzia comincerà a lavorare». Resta da capire, nel concreto, quali novità porterà la nuova creatura del Jobs act. «La misura più importante è l’assegno di ricollocazione», chiarisce il professore. Si tratta di una somma che il disoccupato può spendere presso un operatore, pubblico o privato, per avere servizi personalizzati di ricerca del lavoro. «Ma l’agenzia riceverà il compenso solo a risultato ottenuto, cioè se trova davvero un lavoro», precisa Del Conte.

Un altro pilastro dell’Anpal sarà il sistema informativo: il progetto si propone di connettere in tempo reale tutte le banche dati legate a domanda e offerta di lavoro. «È una misura rivoluzionaria – spiega il presidente dell’agenzia. – Il disoccupato potrà vedere tutti i posti di lavoro disponibili in tutta Italia». Infine, si punterà sul rafforzamento dei centri per l’impiego. «Serve l’iniezione di nuove forze e la riqualificazione del personale», aggiunge il docente.

Questione di approccio culturale
Ma tra gli addetti ai lavori non tutti sono così ottimisti, anzi. «Non basta una norma per fare funzionare le politiche attive nel nostro Paese – ragiona Michele Tiraboschi, docente di diritto del lavoro all’università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore del centro studi Adapt. – Non è solo una questione di legge, ma di approccio culturale, di sistema. E i presupposti non sono buoni. L’esperienza del progetto Garanzia Giovani ha dimostrato il palese fallimento di un sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro che nel nostro Paese non esiste».

Poca la fiducia anche nell’assegno di ricollocazione: «La sua vicenda è emblematica della confusione e della mancanza di disegno da parte del governo. La norma relativa all’assegno di ricollocazione è stata spostata da un decreto all’altro del Jobs act e infine è stata finanziata con soli 80 milioni di euro, che coprono al massimo 12mila lavoratori in Italia».

In attesa di altre misure
Infine c’è chi, pur promuovendo la riforma, rileva che siano necessarie altre misure per garantire un efficiente sistema di politiche attive. «Il giudizio sul Jobs act è positivo – spiega Alessandro Voutcinitch, direttore politiche attive e formazione finanziata di Manpower Group. – Per la prima volta, si introduce un coordinamento nazionale delle politiche attive e si riconosce un ruolo alle agenzie di lavoro. Ma mancano ancora alcune definizioni importanti che avremo con nuovi decreti attuativi. A seconda di come verranno esplicate, potranno rendere il decreto veramente utile o inficiare l’efficacia delle misure.

Come sempre,
il diavolo
sta nei dettagli

«Il Jobs act si muove nella direzione giusta – aggiunge Stefania Radoccia, avvocato del lavoro associato allo studio legale tributario di Ernst & Young. – Ma bisogna anche puntare su un sistema di alternanza scuola-lavoro che finora non ha funzionato. E poi, gli attori delle politiche attive devono dialogare: per esempio, le grandi aziende potrebbero formare il personale dei centri per l’impiego per individuare i profili più adatti alle proprie esigenze».

Le esperienze degli altri
Ma che cosa succede negli altri Paesi europei? Nelle schede che seguono, gli esempi di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna.

bandiera franciaFRANCIA
In Francia l’agenzia nazionale per il lavoro si chiama Pôle Emploi: gestisce sia le politiche attive sia quelle passive. La rete operativa è articolata su 920 sportelli locali (1 ogni 100 mila abitanti) e 132 agenzie specializzate. E può contare su circa 50 mila addetti. Gli ultimi dati parlano di 4,8 milioni di persone iscritte in cerca di occupazione, su un totale di circa 3 milioni di posizioni vacanti pubblicate, e di 360 mila imprese alla ricerca di manodopera. Riguardo alle politiche attive, Pôle Emploi mette a disposizione una piattaforma informatica, usata da circa il 65-70% delle aziende clienti. I servizi forniti dall’agenzia vanno dall’accoglienza a informazioni, percorsi personalizzati, opportunità di formazione e rinforzo delle competenze, offerte di lavoro, tirocini.

Bandiera_GermaniaGERMANIA
In Germania le politiche attive, ma anche quelle passive, sono gestite dalla Bundesagentur für Arbeit (BA), Agenzia federale per l’occupazione, che può contare su 610 tra sportelli e uffici. Inoltre, sono presenti 304 job centre, che offrono servizi condivisi tra personale dell’agenzia e dei Comuni. Il numero di addetti è pari a 110mila unità. L’agenzia si occupa di circa 7 milioni di lavoratori e 5 milioni di aziende. Alle imprese è offerto uno specifico servizio che prevede attività di preselezione e selezione, placement dei disabili e degli apprendisti. Per i disoccupati, è previsto un sostegno individuale al reimpiego, mediante la profilazione individuale. Il portale Jobborse, che incrocia domanda e offerta di lavoro, offre un database di tutte le posizioni vacanti e delle relative competenze richieste.

bandiera ingleseREGNO UNITO
Nel Regno Unito, è il Jobcentre Plus l’agenzia che presiede alle politiche attive e passive del lavoro. L’istituto può contare su oltre 800 sportelli territoriali e circa 78 mila dipendenti, con un portafoglio clienti di 2,4 milioni di persone. L’agenzia offre al disoccupato un insieme di servizi che spaziano dal sostegno all’inserimento lavorativo, all’orientamento, all’adeguamento delle competenze professionali, all’accompagnamento in generale. Per quanto riguarda i servizi erogati alle imprese, Jobcentre Plus mette a disposizione un unico sito, denominato Business link, che favorisce l’incontro di domanda e offerta di lavoro, ma fornisce anche servizi di consulenza per le imprese: il portale registra un totale di accessi superiore a 19 milioni.

Bandiera-SpagnaSPAGNA
In Spagna, le politiche attive sono competenza dei Servizi per il lavoro gestiti dalle 17 Comunità Autonome, che però collaborano con il Servizio pubblico statale per l’impiego (Sepe). I centri per l’impiego promuovono l’intermediazione lavorativa e lo sviluppo dei programmi per l’inserimento e il reinserimento al lavoro, erogando misure rivolte alle persone in cerca di lavoro e alle imprese in cerca di personale, anche attraverso la collaborazione con altri enti e con le agenzie di collocamento autorizzate. I servizi informativi sono accessibili anche online attraverso un unico portale nazionale, l’ufficio virtuale del Sepe, chiamato “Sede Electrónica”. Governo, Sepe e Comunità Autonome si riuniscono in sede di Conferenza settoriale del lavoro per definire obiettivi e strategie nell’ambito delle politiche attive per l’occupazione.

L'autore

Stefano De Agostini

Stefano De Agostini Giornalista professionista, ha collaborato con ilfattoquotidiano.it e La Provincia di Como. Chiodi fissi: lavoro ed economia. In tasca, una laurea in storia e un master in giornalismo. Nella vita precedente, educatore in comunità.