Nuovo appeal per vecchi mestieri


Parla Paolo Roccatagliata, ideatore di Buildyourjob, che aiuta i giovani a innovare i lavori di antiche tradizioni


buildyourjobdi Marco Frojo

L’Italia soffre di una delle disoccupazioni giovanili più alte in Europa ma ha tutte le carte in mano per cancellare questo problema. Di questo è convinto Paolo Roccatagliata, ideatore della piattaforma Buildyourjob che vuole essere il collegamento fra i vecchi mestieri che hanno bisogno di essere innovati e i giovani che hanno i mezzi e le capacità per innovare ma non hanno un lavoro dove poter dimostrare quanto valgono.

Un giovane su due è disoccupato. Non è un po’ troppo utopistico dichiarazione che il problema può essere completamente risolto?
«Assolutamente no. L’Italia è un Paese con una forte imprenditoria e con eccellenze che ci invidiano in tutto il mondo. Bastano questi due fattori a sconfiggere la disoccupazione giovanile, anche se non nego che la strada da fare è lunga. Con la piattaforma Buildyourjob vogliamo fare il primo passo nella direzione giusta».

Quale è l’idea che sta alla base di Buildyourjob?
«In Italia esistono molti mestieri con una tradizione di centinaia di anni che hanno bisogno di essere innovati e che devono guadagnarsi un appeal presso i giovani. Le faccio un esempio: in provincia di Modena c’è un bottaio, la cui famiglia costruisce botti per l’aceto balsamico dal 1700; adesso è rimasto solo e la tradizione di un manufatto così pregiato rischia di finire con lui. Non serve che ricordi che l’aceto balsamico di Modena è uno dei prodotti più pregiati della tradizione alimentare italiana e che è venduto, a caro prezzo, in tutto il mondo. Se il bottaio riuscisse a trovare dei ragazzi che hanno voglia di imparare il suo mestiere e che lo aiutassero a stare al passo con i tempi, la sua piccola impresa artigiana potrebbe veramente prosperare e più di un giovane potrebbe trovare impiego. Ci poniamo quasi all’opposto delle start-up che favoriscono l’innovazione nei settori più all’avanguardia.

Noi vogliamo portare
innovazione nella tradizione:
solo i giovani possono farlo

I vecchi mestieri non godono però di grande attrattiva presso i giovani…
«È proprio quello il problema. Bisogna convincerli che non solo esistono possibilità di impiego ma che possono dare molte soddisfazioni e che sono molto più “cool” di quello che loro pensano. Sono convinto che sia necessario anche un importante lavoro di comunicazione per risolvere il problema della disoccupazione giovanile. Basti pensare a quanto avvenuto nel campo dell’agricoltura».

Può spiegarci meglio?
«Nel Dopoguerra chi continuava a occuparsi della terra era solo chi non era riuscito a scappare in città. Adesso c’è un ritorno alla campagna soprattutto da parte di giovani imprenditori che hanno riscoperto molte coltivazioni, a partire da quella della vite, e le hanno innovate. Concetti quali sostenibilità, slow food, prodotti biologici e chilometro zero hanno svolto un ruolo fondamentale perché hanno reso la lavorazione della terra attraente. Chi può raccontare ad amici e conoscenti di produrre vino biologico è ammirato, cosa che fino a qualche decennio fa non avveniva. Per tornare al discorso delle potenzialità di questo approccio nella risoluzione del problema della disoccupazione giovanile, ricordo che il Made in Italy alimentare è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo e questo significa che le possibilità di crescita sono pressoché illimitate. Questo discorso può essere fatto per tanti altri settore del nostro sistema produttivo».

Nella scuola italiana, però, il cosiddetto sistema duale non trova molto spazio. Secondo lei è un limite?
«È vero che l’Italia si è mossa in ritardo rispetto a Paesi come la Germania, ma il concetto di affiancare ore di pratica in azienda a quelle di teoria sui banchi di scuola si sta facendo strada anche da noi. Conosco molti progetti scuola-impresa che iniziano a funzionare. L’Italia deve solo trovare la sua via nella formazione duale».

Arrivare ai giovani su Internet è relativamente facile; molto più difficile è arrivare ai vecchi artigiani. Come fate?
«Abbiamo iniziato prendendo contatto con le associazioni e con le persone più facili da raggiungere. Poi verranno gli altri. E siamo certi che questo accadrà. In questo momento Buildyourjob vuole essere soprattutto un messaggio di risveglio: l’Italia ha enormi potenzialità, deve solo iniziare a sfruttarle».

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli