Candidati in gioco


A colloquio con Stefano Scabbio, presidente e ad Area Mediterranea di Manpower: «La selezione si fa anche con il gaming»


Da un lato   giovani, abituati ai tempi immediati dei social, dall’altro le aziende, i metodi di selezione del personale ancora tradizionali, tempi di risposta che possono essere lunghissimi. Emerge la richiesta di una maggiore rapidità e interattività: partecipazione, in una parola.

Scabbio sorridente

Stefano Scabbio

Si sogna di passare dal tradizionale invio del curriculum, messaggio nella bottiglia, al gaming, in realtà aumentata magari. E bisogna fare i conti con la realtà, le esigenze delle aziende. Ne parliamo con Stefano Scabbio, presidente e amministratore delegato dell’Area Mediterranea di ManpowerGroup, che incontriamo nella sala Gandhi della sede di via Rossini, mentre è in corso il primo Hackathon italiano sul talento della Human Age Foundation del gruppo (leggi anche l’inchiesta “Maratoneti del talento“).

Sono solo sogni?
«Credo che le aziende abbiano bisogno di persone di talento, persone che abbiano competenze trasversali molto sviluppate. Pensiero critico, creatività, capacità di risolvere i problemi e lavorare in gruppo. Le aziende stanno profondamente cambiando. Lavorano in una logica matriciale, orizzontale, non più gerarchica. Si lavora molto di più per progetti. Queste caratteristiche, o metacompetenze, o competenza della vita, sono oggi fondamentali per avere successo nelle imprese. Le aziende capiscono benissimo ma fanno fatica a metterlo in pratica. C’è ancora una cultura tradizionale nel mondo del lavoro che cozza con il mercato, con quello che sta avvenendo. Abbiamo quattro generazioni al lavoro, dai baby-boomers ai millennials».

Come si fa a mettere insieme generazioni tanto distanti, segnate da epoche storiche diverse anche ravvicinate?
«Abbiamo al lavoro oggi quattro generazioni, un fatto senza precedenti. E noi lavoriamo moltissimo nelle aziende per metterle in comunicazione. Si immagini oggi con la digitalizzazione… Che cosa significa in termini di formazione? Ci sono giovani, presi apposta da fuori, che lavorano con i senior per formarli. Sono percorsi innovativi che alcune aziende stanno introducendo. È un processo culturale inevitabile. Perché altrimenti vieni espulso dal mercato. Abbiamo bisogno di preparare giovani che purtroppo nel nostro paese sono lontani dalle logiche del lavoro. Fare stage, tirocini anche durante la scuola è importante, per acquisire esperienze e indirizzarli negli anni di studio che devono ancora svolgere. Se iniziamo già dalla scuola secondaria… i ragazzi vengono, vedono, si informano. La partecipazione è importante, anche da parte delle aziende».

In passato, in un mondo di posti a vita natural durante, si parlava molto di specializzazione. Oggi anche il cretino è specializzato, diceva Flaiano. Quell’oggi era ieri mentre oggi si sente spesso parlare di trasversalità.
«La trasversalità è la cosa più importante».

Come si fa a capire se un candidato possiede trasversalità, duttilità o altre caratteristiche esperienziali meno palpabili e oggettive rispetto ai dati di un curriculum, le cosiddette soft skills?
«Sono aspetti che noi quotidianamente misuriamo su tutti i candidati. Attraverso processi di assessment, valutazione, che si sviluppano anche attraverso il gaming. Determinati giochi che permettono di capire se hai sviluppato competenze trasversali. Ci sono modalità diverse con applicativi molto sofisticati che ti permettono di valutare non solo le tue competenze di oggi ma anche il tuo potenziale futuro sulla base delle tue attitudini caratteriali».

Un proverbio russo dice: «Il lavoro non è un lupo, non fugge per i boschi». Sembra che invece il lavoro sia diventato un lupo, che bisogna dargli la caccia senza quartiere per trovarlo. Penso soprattutto all’Italia, dove c’è un tasso di disoccupazione giovanile elevatissimo. A che cosa è dovuta questa situazione strutturale?
«Italia e Spagna, Grecia anche, sono i paesi del Sud Europa dalla struttura abbastanza simile. Paesi di economia molto tradizionale a tutti gli effetti. Dove si usava la flessibilità, che si trasformava in precarietà perché era continuativa, soprattutto per giovani».

Tutta la flessibilità si scarica sui giovani.
«Esatto. Quando per la crisi i contratti flessibili si sono prosciugati ne hanno sofferto i giovani. Poi c’è un tema di crescita. La Spagna sta crescendo, quest’anno anche con numeri importanti, e crea occupazione. La Grecia ha ripreso a crescere adesso ma si può immaginare in quale baratro si trovasse. Se io non cresco non creo occupazione addizionale. Il terzo fattore è l’allungamento del sistema pensionistico, penso all’Italia in particolare, che porta a tenere le persone al lavoro per una durata maggiore. Siamo arrivati a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini».

Per ora…
«Bisogna pensare un sistema flessibile per le persone più anziane… Quando arrivi a 65 anni, come hanno fatto i paesi nordici, dovremmo pensare a modelli di flessibilità in uscita. Il lavoratore senior privilegerebbe, se potesse, il tempo libero, la possibilità di dedicarsi alla famiglia. Mentre il lavoratore giovane ha esigenze opposte, ha appena formato una famiglia, deve guadagnare il più possibile. Sono esigenze che nei nostri sistemi rigidi non vengono tenute in considerazione. Un quarto aspetto è il cronicizzarsi della crisi. Qualcuno ha detto: siamo tornati, dopo la crisi, alla normalità. Invece non era vero.

Si è affermata una nuova
normalità per cui l’incertezza
è l’unica certezza

Questo ha accentuato la forbice tra chi ha le competenze e chi non le ha. Sarà sempre più ampia. Oggi ho il paradosso di non trovare persone con determinate competenze anche se c’è una fortissima offerta di lavoro sul mercato. Tutti questi fattori determinano l’alto tasso di disoccupazione giovanile in Italia».

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli