Il calcio cinese spalanca le porte all’Italia


L’obiettivo della Cina è chiaro: ospitare i Mondiali nel 2030. E sono molte le opportunità per le nostre aziende


La Cina ha un compito difficile di fronte a sé. Arrivare preparata al 2030, anno in cui  – così spera Pechino – potrebbe ospitare i Mondiali di Calcio. In Cina i bimbi non giocano a calcio nelle piazze, non esiste una tradizione calcistica come nel mondo occidentale e in Italia in particolare. Per questo, occorre puntare molto sulla formazione. Non si otterrà infatti tutto e subito. Partire ora per ottenere buoni risultati in dieci-quindici anni, questa la strategia del governo cinese dettata direttamente dal vero appassionato di questo sport, il presidente cinese Xi Jinping.

E se le società sborsano milioni di euro per accaparrarsi giocatori europei (e attenzione, non più a fine carriera ma ancora nel meglio della loro attività sportiva) e partecipazioni azionarie in club blasonati, completamente spalleggiati da Pechino, dall’altra non mancano in loco le opportunità di lavoro per le nostre aziende. L’Italia infatti anche in questo caso vanta un know-how che alla Cina serve.

La prima area ricca
di opportunità è quella
inerente la tecnologia

Per formare  i bimbi cinesi dai sei anni in su e farli arrivare, adolescenti, a giocare un buon calcio verranno utilizzati strumenti indoor che permetteranno loro di acquisire la tecnica giusta. E’ per questo che società come il colosso dei media Hengdian parlano con squadre come il Bayern Monaco: i tedeschi utilizzano molto queste tecnologie. Anche le aziende italiane potrebbero giocare un ruolo in tal senso.

Campi sintetici e giovani allenatori
E se i cinesi sono abili a costruire stadi come funghi (non ci sono dati ufficiali ma pare che in Cina ci siano più di tre stadi per ogni metropoli), per i campi sintetici i cinesi si affidano agli italiani e le nostre piccole e medie imprese del settore se non sono già presenti in loco si stanno attivando per esserlo.

E che dire dei giovani allenatori italiani? Non per tutti si aprono le porte delle nostre serie più importanti e la Cina potrebbe essere una ghiotta opportunità. Richiesta infatti la presenza nelle accademie calcistiche che stanno nascendo in loco di coach preparati, che conoscano il mestiere, e che insegnino ai bambini non solo la tecnica ma anche l’amore e la passione per questo sport. Non parlo di Inter, Milan e Juventus che si stanno già muovendo bene in tal senso (l’Inter ha da poco inaugurato con il vice presidente Zanetti la Inter Yanching Academy), ma delle accademie locali presso le quali gli allenatori italiani troverebbero un naturale sbocco.

Management e wellness da esportare
Nel paese di mezzo sono presenti anche società di management sportivo, come sa bene Andrea Pretti, agente di calciatori dal 1991. Nel 2006 il suo primo viaggio in Cina e dal 2009, in concomitanza con il tesseramento del suo allora assistito Damiano Tommasi al Tianjin Teda, inizia l’inizio della sua attività nella PRC. Alla fine dello stesso anno nasce TPS, dove da ormai cinque anni si concentra il suo impegno professionale e un attento studio dell’intero movimento calcistico cinese, con conseguente sviluppo di progetti per scuole calcio e settori giovanili, strategie di calciomercato calcistico, promozione di eventi sportivi e di educational.

Le opportunità si allargano poi a tutto l’indotto riguardante il wellness e fitness. Perché l’obiettivo dei cinesi di un miglioramento della qualità della vita passa anche attraverso il benessere fisico e le aziende italiane del settore dovrebbero approfittarne.

L'autore

Mariangela Pira

Mariangela Pira Giornalista professionista, responsabile del Desk China di Class Editori. Scrive per Milano Finanza e da Class Cnbc cura le finestre sulle borse per Skytg24. Per il Ministero degli Affari Esteri ha curato Esteri News, notiziario della diplomazia italiana, progetto per cui ha viaggiato in Afghanistan, Iraq, Libano, Israele, Palestina e negli altri paesi dove è presente la Cooperazione italiana. Ha iniziato la sua carriera all’Ansa di New York. Ha scritto per Hoepli La nuova rivoluzione cinese.


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