Così le startup fanno emergere il talento


Le giovani società hi-tech contribuiscono a monitorare meglio le capacità degli atleti. Ecco quattro esperienze


Rendere democratico il talento e analizzarlo in modo più efficace senza togliere spazio alla soggettività. Ecco come le startup possono portare innovazione nel mondo dello sport attraverso il digitale. La dimostrazione arriva dalle giovani società hi-tech italiane che stanno diventando popolari tra atleti e sportivi. E in alcuni casi riescono anche a mettere lo zampino in imprese storiche come la vittoria della Premier League da parte del Leicester.

fondatori_wyscoutWyscout
Ne sa qualcosa Matteo Campodonico, 38 anni, di Chiavari, che insieme a due amici, Simone Falzetti e Pier Saltamacchia, ha creato nel 2004 Wyscout, una piattaforma che contiene dati su circa 330 mila calciatori e 200 mila di ogni parte del mondo: informazioni, statistiche, video con azioni e giocate di tutti i tipi. È un database usato da manager e allenatori dei club di calcio più importanti del pianeta, ma anche da procuratori, agenzie, arbitri e calciatori stessi. «Ha utilizzato Wyscout anche l’allenatore del Leicester, Claudio Ranieri, durante la stagione per studiare gli avversari, valutare i calciatori e movimenti nel dettaglio», raccconta a LinC Campodonico, che è anche ceo della società ligure.

Wyscout fattura 7 milioni l’anno, ha 80 dipendenti in Italia e circa 200 collaboratori in tutto il mondo che guardano nel com-plesso oltre 1.500 partite a settimana, le studiano e le indicizzano tra azioni, gol, tiri di destro, colpi di testa, cross di sinistro e così via. «Il nostro valore consiste nell’aver reso più democratico il mercato dei talenti», aggiunge Campodonico. «Anche se il calcio ora è globale, ci sono ancora tantissime barriere, legate al denaro e a modalità di lavoro vecchie. Noi lo abbiamo aperto: in questo modo un Leicester può trovare ottimi giocatori anche senza budget milionari».

teamxmetricsXmetrics
Un’altra startup che aiuta a liberare il talento degli sportivi, in questo caso dei nuotatori, è Xmetrics, che ha sviluppato una tecnologia per misurare le performance in piscina. Il dispositivo indossabile, che si pone sulla nuca, attraverso speciali sensori monitora praticamente ogni dato delle sessioni di nuoto, dalla velocità della virata all’efficacia della bracciata, dalle calorie ai tempi. Xmetrics è nata nel 2014 dall’idea di Andrea Rinaldo, 35 anni, ingegnere ex nuotatore professionista, che ha coinvolto altri quattro amici per fondare la startup, in grado finora di raccogliere più di due milioni di euro tra finanziamenti e premi.

«Il nostro progetto valorizza sia gli allenatori che i nuotatori», spiega Rinaldo. «I primi sono agevolati perché non devono passare tutto il tempo a raccogliere dati e tempi e possono concentrarsi solo sui nuotatori. Questi ultimi invece possono esaltare il proprio talento costruendolo in allenamento grazie a uno strumento che funziona come un coach portatile e può anche dare un feedback audio in cuffia in tempo reale su tempi e prestazioni».

Myagonism
Nel basket, invece, il punto di riferimento è Myagonism, fondata a Pavia nel 2013 da Paolo Raineri, Lorenzo Lanzieri, Andrea Facchi e Tullio Facchinetti (nell’immagine in apertura). La società ha creato una piattaforma che raccoglie dati sui match di pallacanestro e sulle performance dei cestisti monitorando migliaia di parametri. «L’idea è nata sul campo», racconta il ceo Raineri, 29 anni. «Io e l’altro cofounder Lanzieri giocavamo a basket in serie b, solo che lui era forte e io scarso. Ci siamo chiesti quindi perché i cestisti in gamba non potessero essere trovati dalle grandi squadre e la risposta era che il recruitment nello sport era ancora poco flessibile. Così ci siamo detti:

perché non sviluppiamo
un algoritmo di valutazione
fatto bene?

Così, i ragazzi passano all’azione, basando l’algoritmo anche sulla fuzzy logic, che Raineri ha appreso durante i suoi studi universitari in biologia marina. Al momento il loro sistema è utilizzato da un migliaio di squadre in 40 paesi del mondo e alcuni club italiani di serie A lo stanno testando con interesse. «Il talento si può analizzare: è palese in tutto il mondo, tranne che in Italia», afferma Raineri. «Di certo, gli sport analytics, come si chiamano in gergo, non possono sostituirsi alla valutazione soggettiva dei coach, ma solo aiutarla».

beast-(da-sx-Finadri-Handler-Pinzoni)Beast Technologies
Non c’è atleta che non si alleni anche in palestra con i pesi. È per questo che Beast Technologies, startup fondata nel 2013 a Milano da Ernst-Vittorio Haendler, Lucio Pinzoni e Tommaso Finadri, ha creato Beast Sensor, un sensore collegato a un’app che permette di scegliere il peso giusto in base ai propri obiettivi e dà consigli su come gestire l’allenamento.

«La nostra piattaforma è stata usata dai preparatori atletici della nazionale italiana di calcio agli ultimi mondiali in Brasile, ma è molto diffusa soprattutto tra i non professionisti: abbiamo circa 3 mila utenti attivi, di cui il 65% negli Stati Uniti», dice il ceo Haendler, ingegnere aerospaziale 29enne italo-tedesco. Che spiega: «Beast valorizza il talento attraverso il digitale perché permette di capire in modo facile, senza bisogno di laboratori sofisticati, come funziona il proprio corpo».

L'autore

Maurizio Di Lucchio

Maurizio Di Lucchio Lucano, classe 1981, ha studiato alla Scuola di giornalismo “W. Tobagi”. Si occupa di economia, lavoro e innovazione. Collabora con EconomyUp, Wired, Pagina99, Corriere.it