Una donna “di corsa” per i bambini del mondo


La runner Ivana Di Martino racconta la sua vita e le sue sfide: da 21 Volte donne al progetto Werun4kids


Una donna “di corsa” per i bambini del mondo

Cecilia di 14 anni, Filippo di 12 e Caterina di otto sono i suoi tre bambini. Ma molti di più sono quelli che Ivana Di Martino vuole sostenere con la sua opera di sensibilizzazione. La corsa. «Non tutti sanno che sono 27 milioni i bambini in Europa a non avere accesso al cibo», ricorda Ivana. «E per questo è nato l’ultimo progetto Werun4kids, sponsorizzato da Barilla. A maggio ho corso in solitaria, con un camper di appoggio, per 909 chilometri da Milano a Bruxelles in 12 giorni».

Ivana Di Martino 5Questa iniziativa segue la Rexist run del 2015, «un’impresa, un viaggio dal buio alla luce, dal tramonto all’alba, da ovest verso est», come ama definirla la Di Martino. «L’attraversamento dell’Italia in orizzontale, in otto tappe, percorrendo una media di 88 chilometri al giorno per aiutare i bambini di Dynamo camp».

E prima ancora, nel 2014, la Running for kids: 21 giorni, 21 città, risalendo la Penisola da Lampedusa a Milano per ricordare con Terre des hommes i diritti dei minori migranti in Italia. Ma l’inizio della nuova vita di questa quarantaseienne runner monzese, ormai milanese d’adozione, è nel 2013 con 21 Volte donne: 21 mezze maratone in giro per l’Italia organizzate con l’associazione Doppia difesa. Sì, nuova vita. Perché Ivana non ha mai smesso di correre ma prima di renderla un’attività di dimostrazione e volontariato ha fatto altro. E lo racconta a Linc.

Intanto, come è sbocciata la sua passione per la corsa?
«Avevo 11 anni e volevo seguire le orme di mio fratello, il mio idolo. Praticavo il nuoto, ma dopo i primi sei chilometri fatti nel parco di Monza ho capito subito che la corsa sarebbe stata il mio sport».

Allenamenti faticosi, quindi, per prepararsi a gare su pista, campestri e maratone.
«Sì, con tante medaglie collezionate. Mai però il professionismo. Gli impegni scolastici infatti non lo permettevano: prima il liceo linguistico, poi l’università e la laurea in Sociologia. La domenica era consacrata alle competizioni, 1.500 metri, mezze maratone e maratone.

La corsa scandiva
il ritmo
delle mie giornate

Poi, l’amore e la famiglia.
«A 30 anni mi sono sposata con Marcello e l’anno dopo è nata Cecilia, che ha “corso” nel mio grembo fin quasi al sesto mese di gravidanza, tanto che ora non ne vuole più sapere».

Ivana Di Martino 8E nel frattempo i primi passi nel mondo del lavoro.
«Ho cominciato in Omnitel (ora Vodafone, ndr) nel settore risorse umane. Poi sono passata in Fastweb».

Ma all’arrivo del suo secondo figlio, Filippo, succede qualcosa.
«Gli orari di lavoro erano diventati inconciliabili con il mestiere di mamma. Quindi ho maturato la decisione di licenziarmi per seguire la mia famiglia».

Quindi, cosa ha deciso di fare, a prescindere dalla corsa che l’ha sempre accompagnata?
«Durante il periodo universitario avevo conseguito un diploma di interprete del linguaggio dei segni. E l’ho messo a frutto diventando insegnante di sostegno per i ragazzi non udenti».

E nasce Caterina. Un’immensa gioia, che si accompagna però a una drammatica scoperta.
«Nel 2010 non stavo bene, mi sentivo i battiti in gola e da un giorno con l’altro, dopo una gara, con un elettrocardiogramma scoprono che ho ben 25mila extrasistole al giorno (ora ne ha 9-10mila, ndr). Segue quindi un operazione al cuore che non ferma comunque la mia voglia di ricominciare a correre, pur non avendo l’idoneità sportiva».

Ivana Di Martino 2Quando l’illuminazione e la grande svolta?
«A marzo 2012 ero in montagna e avevo in braccio Caterina. Ho pensato: l’anno prossimo correrò per l’Italia. Di notte dormo poco e penso molto. Così ha preso vita il primo progetto 21 Volte donne. Scaturito proprio da un sogno, come ricorda ancora mio marito. Nessuno infatti ci credeva».

E come è andata?
«Tanti mi hanno chiuso la porta in faccia. Poi con l’aiuto del grande atleta Ivan Risti sono riuscita a trovare gli sponsor, Laika per il camper e Best Western per gli hotel. E da allora partecipo insieme a Bosch e Ranstad al progetto di orientamento per studenti “Allenarsi per il futuro”. Incontri in cui c’è sempre uno sportivo che racconta la sua storia al motto di rinunciare mai ai propri sogni, ovviamente tenendo conto dei limiti. E con il mio partner in Li coaching, la società fondata nel 2015 con Luca Borreca, teniamo anche corsi motivazionali nelle aziende. La mia impresa non è a scopo di lucro, ma bisogna pur sempre rientrare dalle spese».

L'autore

Simona Cornaggia Nata a Milano, dove ha sempre vissuto, dopo la maturità classica si laurea a pieni voti in filosofia. Giornalista professionista, è specializzata nel settore economico-finanziario. Ha lavorato al Mondo (Rcs Mediagroup) e poi fino al 2012 è stata caporedattrice del settimanale Borsa&Finanza. Ora è attiva come freelance