Bike economy, business e ambiente


Attorno alle due ruote c’è un giro d’affari imponente: in Europa vale già 200 miliardi di euro. E continua a crescere


Di Marco Frojo

Fino a non molti anni fa la bicicletta era un mezzo di trasporto utilizzato da pochi coraggiosi, a cui si aggiungevano gli altrettanto poco numerosi sportivi che la sceglievano come hobby. Oggi i numeri sono cresciuti esponenzialmente al punto che è stato coniato il termine bike economy.

Attorno alle due ruote c’è oggi un giro d’affari imponente che va dal bike sharing in città al cicloturismo, passando per le migliaia di amatori che ogni domenica si cimentano nelle competizioni. Secondo i calcoli della European Cyclist Federation, nel Vecchio Continente questo spicchio di economia vale già 200 miliardi di euro e, quel che è più importante, i suoi tassi di crescita sono impressionanti.

bike sharingUn aiuto alla salute
L’avvento delle biciclette elettriche, che sono ormai un prodotto maturo e alla portata di molte tasche, ha infatti aperto un nuovi mercati: si va dalla persona ormai un po’ avanti con gli anni che riesce lo stesso a spostarsi in bici o addirittura a fare del cicloturismo fino al giovane allenato che vuole arrivare in ufficio senza grondare sudore. Seppur con un certo ritardo, anche le città italiane hanno capito i grandi benefici che possono arrivare dalla diffusione della bicicletta e non stupisce quindi che alcuni Comuni abbiano di recente annunciato servizi di bike sharing gratuiti.

L’utilizzo delle due ruote non consente solo di ridurre il traffico e l’inquinamento ma ha importanti effetti benefici anche sulla salute dei cittadini. Uno studio condotto dalla città di Copenhagen ha stabilito che recarsi al lavoro a piedi o in bicicletta riduce del 28% il rischio di mortalità legato a malattie cardiovascolari, mentre uno di Legambiente ha scoperto che l’inquinamento acustico prodotto dal traffico causa disturbi al 44% della popolazione europea e costa 326 miliardi alla sanità comunitaria.

Gli italiani pedalano poco
Proprio Copenhagen è l’indiscussa capitale europea delle due ruote con i suoi 360 chilometri di piste ciclabili utilizzate da quasi la metà dei residenti: per raggiungere questo traguardo l’amministrazione cittadina ha investito ben 300 milioni di euro tra budget annuale e progetti straordinari nell’arco di un decennio.

Secondo uno studio di Confartigianato, in Italia sono solo 743 mila i nostri connazionali che si recano lavoro in bicicletta. La notizia confortante è che il loro numero è in costante crescita. Il record nazionale spetta a Bolzano con una quota del 13,2% degli occupati. E dire che l’Italia ha una tradizione invidiabile nel campo del ciclismo: Colnago e Campagnolo sono due marchi conosciuti in tutto il mondo che hanno fatto della sigla Made in Italy un ottimo biglietto da visita.

Un po’ come avviene
nella moda
o nel settore alimentare

Un’industria da 3 mila imprese
Sempre secondo Confartigianato l’industria del pedale italiano conta 3.043 imprese per un totale di 7.815 occupati e un giro d’affari di 1,2 miliardi di euro. La maggior parte ha sede in Lombardia, dove se ne contano 563; seguono Emilia Romagna e Veneto. Nel complesso, le tre regioni assorbono la metà circa della filiera della bicicletta made in Italy.

Nel 2015 l’export del settore ha fatto registrare un fatturato di 617 milioni di euro, con una crescita del 2,2% rispetto all’anno precedente e con veri e propri boom di vendite nel Regno Unito (+17,8%) e negli Stati Uniti (+10,1%). Con una popolazione occidentale sempre più attenta all’ambiente e al viver sano, la bike economy rappresenta una grande opportunità per tutta l’economia italiana e sarebbe un peccato non sfruttarla a fondo.

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli