La bellezza del talento


Celebriamo la velocità nella stessa misura in cui ci alleniamo a sopravvivere. Sarà la strategia giusta?


La velocità è uno dei parametri ai quali solitamente ci affidiamo per giudicare un talento. Mi chiedo come mai e da cosa derivi la positività di questo carattere, se e quanto sia arbitraria.

Penso alla velocità celebrata dai futuristi, e a noi – che ora dovremmo appartenere a quel futuro – eppure siamo qui a rincorrere la stessa velocità, nell’appannaggio che sia questa la chiave di volta per il futuro dei futuri. Eccitati dal movimento, ci sforziamo di moltiplicarlo infinite volte – spaventati da tutto ciò che apparentemente resta immobile. Ricerchiamo una crescita visibile, che si ponga in netto contrasto con la staticità.

La preda e il predatore
Ma se è vero che essere veloci significa percorrere uno spazio impiegando meno tempo di quanto ne impiegheremmo normalmente, è altrettanto vero che la velocità non è uno stato naturale – ma la reazione dettata dall’istinto di sopravvivenza in situazioni di pericolo. La fuga della preda dal predatore.

Più la gazzella sarà veloce,
più possibilità avrà
di sopravvivere al leone

Celebriamo la velocità, dunque, nella stessa misura in cui ci alleniamo a sopravvivere. Ma siamo sicuri che nella situazione di pericolo in cui ci troviamo correre sia la strategia di sopravvivenza più giusta?

Talento senza velocità
Risulta piuttosto chiaro a questo punto che quello a cui spesso ci riferiamo col termine di talento altro non è che una performance ad alta prestazione. Al contrario, il talento è un carattere innato che non ha bisogno di allenarsi per venire fuori nel contesto – ma che ha bisogno, invece, del contesto adatto per emergere.

Il talento non sente la necessità di mettersi in gara, di essere più veloce di altri talenti. Il talento non ha neppure bisogno di essere riconosciuto, è il resto del mondo che ha bisogno di riconoscerlo per riuscire a trarne beneficio. Il talento è un fluido portatore di bellezza, che non deriva da fatiche o allenamenti. Non esistono graduatorie di talenti, perché i talenti non si scontrano – si incontrano.

Se l’innovazione nasce dalla coesione e non dalla divisione, dovremmo utilizzare il talento per mettere l’umanità in cooperazione, anziché in competizione.

L'autore

Jacopo Mele

Jacopo Mele