Se i dipendenti acquistano (e salvano) l’azienda


Secondo Euricse il fenomeno è in crescita: in Italia anche i casi di Ideal Standard e Italcables


Se i dipendenti acquistano (e salvano) l’azienda

Di Marco Frojo

Mbo è un acronimo sconosciuto ai più, ma che ricorre con una certa frequenza nel mondo finanziario. Sta per Management Buy Out e indica l’acquisizione di un’azienda da parte del suo stesso management che ne diventa dunque anche socio. Negli ultimi tempi si sta però facendo largo l’acronimo Workers Buy Out che fa riferimento allo stesso tipo di operazione finanziaria solo che a realizzarla non sono i vertici dell’azienda ma i dipendenti.

Nonostante la similitudine, le differenze sono enormi: l’Mbo si verifica quando i manager ritengono che la società sia ancora in grado di produrre un ritorno economico, mentre nel secondo caso l’obiettivo principale è quello di preservare il proprio posto di lavoro. In secondo luogo i vertici delle aziende conoscono il vero stato di salute dell’impresa, cosa che non sempre avviene quando a comprare sono i lavoratori. Infine i manager hanno già rapporti diretti con le banche e questo facilita non di poco i finanziamenti per portare a termine l’operazione.

Nonostante queste difficoltà, un numero crescente di Wbo è andato in porto negli ultimi anni e la ragione di questo fenomeno va ovviamente cercata nell’interminabile crisi economica che si appresta ormai a superare il decennio di durata.

FABBRICAIl fenomeno in crescita
Al tema del Workers buyout ha dedicato un approfondito studio Euricse, l’istituto europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale che ha documentato come nel periodo dal 2008 al 2014 il numero dei Wbo sia cresciuto del 50%. «Il fenomeno dei Wbo non ha caratterizzato solo l’Italia, ma è alquanto comune a numerosi Paesi», scrivono Marcelo Vietri e Sara Depedri, studiosi di Euricse. Il movimento forse più noto è stato quello delle Empresas recuperadas por sus trabajadores (Ert) dell’America Latina «ma la recente crisi economica ha portato anche nei Paesi del Sud Europa a un aumento del fenomeno

I Wbo salvano posti di lavoro
e imprese, evitando l’impoverimento
delle comunità locali

Francia, Spagna e Italia hanno così assistito, negli ultimi sei anni, a una crescita di start-up e di cooperative di lavoro provenienti da processi di Wbo avviati su aziende in difficoltà. Il dato più sorprendente e incoraggiante che emerge dallo studio di Euricse è che il Wbo funziona. Gli studiosi evidenziano «un buon tasso di sopravvivenza delle fabbriche recuperate»: la vita media di un workers buyout si attesta a quasi 13 anni, una durata di poco inferiore rispetto alla media di tutte le imprese italiane (13,5 anni).

building OPERAIOPerché funziona il Wbo
Questo andamento trova spiegazione nei passaggi che portano i dipendenti a rilevare l’impresa in cui lavorano: essi devono innanzitutto convertire i propri crediti verso l’azienda in capitale sociale e il più delle volte devono anche far ricorso ai propri risparmi. Il loro impegno finanziario è dunque molto importante. In seconda battuta essi devono credere nel progetto e nel valore sociale della propria iniziativa, pena il fallimento dell’operazione.

Da tutto ciò consegue che i lavoratori che effettuano un Wbo sono altamente motivati, un elemento che favorisce la sopravvivenza dell’azienda: «Ciò spiega perché i Wbo tendano ad emergere all’interno di forti reti sociali e di legami di solidarietà che si sono formati sul lavoro. Proprio per questo essi sono più sviluppati nelle Pmi che hanno una dimensione ideale a soddisfare le richieste di partecipazione da parte dei soci», annotano Vietri e Depedri.

La fabbrica di Ideal Standard a Orcenico

La fabbrica di Ideal Standard a Orcenico

Dalla Ideal Standard alla Italcables
In Italia il caso più famoso di Wbo è molto probabilmente quello di Ideal Standard, lo specialista dell’arredo bagno che sembrava giunto al capolinea nel 2014 quando la proprietà aveva deciso di chiudere lo stabilimento di Orcenico (Pordenone) licenziando i 400 dipendenti. Un gruppo di operai ha però deciso di fondare una nuova cooperativa, la Ceramiche Ideal Scala, che ha rilanciato la produzione: partita con 50 addetti, entro il 2018 si propone di riassorbire 150 lavoratori.

La sede della società cooperativa Wbo Italcables

La sede della società cooperativa Wbo Italcables

Sempre nel 2014, 51 ex dipendenti della Italcables di Caivano, a Napoli (nell’immagine di apertura un operaio al lavoro nella fabbrica) hanno portato a termine il primo Wbo in ambito siderurgico. Lo studio di Euricse rileva come le operazioni di Wbo si concentrino in alcune zone del Paese per il semplice motivo che «i lavoratori sono più propensi ad adottare il processo nelle realtà in cui altre aziende affiliate a sindacati o a federazioni di cooperative lo hanno fatto, tendendo successivamente a raggrupparsi fra loro sotto forma di gruppi informali di Wbo». In Italia si trovano gruppi di Wbo, per esempio, nelle province di Ancona, Firenze, Modena, Reggio Emilia, Roma e Perugia, che danno luogo ad una certa concentrazione regionale del fenomeno.

La legge e i finanziamenti
Lo Stato italiano ha da tempo riconosciuto l’importanza dei Wbo. La legge che regolamenta questa operazione, nota con il nome di Legge Marcora, risale al 1985, ma l’intervento pubblico non si esaurisce ovviamente qui. Le istituzioni intervengono anche nella fase di finanziamento, vista la scarsa propensione del sistema bancario a prestare denaro per questa tipologia di operazioni. Attraverso il Dipartimento del Tesoro Italiano, e sotto la supervisione del Ministero dello Sviluppo Economico, lo Stato ha messo a disposizione due fondi: il Foncooper, un fondo di rotazione costituito da prestiti a basso interesse (controllato dalla Banca Nazionale del Lavoro) e il Fondo Speciale per la salvaguardia dei livelli occupazionali destinato allo sviluppo di nuove cooperative, messo a disposizione delle istituzioni finanziarie che hanno il compito di gestire il fondo per conto dello Stato.

Questi due fondi contribuiscono alla capitalizzazione delle nuove cooperative sia sotto forma di capitale sociale che di debito. «L’investitore istituzionale principale e storico per il sostegno e il finanziamento di Wbo in Italia è comunque la cooperativa di secondo livello oggi denominata Cooperazione Finanza Impresa, che è stata gestore del Fondo Speciale», concludono Vietri e Depedri. Se il governo avesse iniettato in questi strumenti anche solo una minima parte dei soldi che ha dato al sistema bancario, il problema della disoccupazione sarebbe molto probabilmente fortemente ridimensionato.

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