Dati! Dati! Dati! Lo spazio impara a conoscerci


Gli edifici ricordano la temperatura a cui lavoriamo, come beviamo il caffè e che luce preferiamo


Dati! Dati! Dati! Lo spazio impara a conoscerci

Facciamocene una ragione, la fantascienza non è più solo letteratura; quel futuro che si organizza sugli immensi flussi di informazione che produciamo quotidianamente senza nemmeno badarci, per certi versi si è già realizzato. E l’Europa, nonostante soffra un gap professionale intorno all’analisi e gestione dei big data, ospita alcune delle città più “smart” al mondo (secondo Forbes), cioè che di questi dati -ormai – si nutrono. Le analisi delle miriadi di nozioni interessano il settore sanitario, la produzione agricola, la gestione della logistica, ma entrano anche direttamente negli spazi dove viviamo, modificandone la fruizione.

Non si tratta tanto di vivere in un mondo in cui le macchine ci governano, bensì di una rivoluzione già attuale in cui la gestione delle attività umane viene migliorata dall’organizzazione dei dati generati, per esempio, usando i mezzi pubblici con le tessere magnetiche, acquistando servizi dal cellulare, pagando con carta di credito, o magari strisciando il badge del palazzo dove lavoriamo.

L’edificio più smart del mondo
Lo sanno bene da qualche anno i dipendenti Deloitte basati o di passaggio per Amsterdam, entrando in The Edge, the Smartest building in the world (nella foto in evidenza), palazzo che impara a conoscere chi lo frequenta ricordando le informazioni prodotte e trasformandole in risposte ai bisogni contingenti: un ufficio più caldo/freddo, la divisione delle postazioni (scrivanie, poltrone, sale riunioni) secondo le specifiche richieste di quel momento, la sicurezza notturna con robot che riescono a distinguere eventuali intrusi.

Come le learning machines del palazzo olandese si adattano e in parte trasformano il modo di sfruttare i suoi spazi, così su una dimensione più ampia molte città pianificano la loro urbanistica gestendo, per esempio, il sistema di trasporti. Succede a Salonicco: da tempo precursore nell’uso dei flussi di informazione per la gestione del traffico, la città greca è diventata test pilota dentro il progetto BigDataEurope in tema di spostamenti intelligenti.

Le professioni per le nuove città
In questa nuova urbanità non servono più, quindi, solo progettisti e ingegneri che disegnino le strutture, ma anche analisti, tecnici statistici, scienziati sociali che sappiano comunicare con le macchine e tradurre i loro “responsi” per ottimizzare le riqualificazioni. È un po’ il caso della stazione di King’s Cross a Londra: non si interviene solo sugli edifici, ma se ne fa un polo intelligente nell’uso delle energie (rinnovabili), nel design che dirige i flussi di persone e nella organizzazione del tutto.

Per come si sono personalizzati all’estremo i bisogni e le modalità di frequentare i luoghi, è imprescindibile ormai la condivisione coordinata dei dati anche a livello di politiche (in prospettiva, pure su scala continentale) perché, per esempio, le modalità di lavoro contemporanee sono spesso sempre meno legate alla presenza in un ufficio predefinito e più fluide le prestazioni professionali, senza contare quanto queste poi incidano su tantissimi aspetti delle altre attività quotidiane e, quindi, impattino sui luoghi pubblici. In Europa se ne sono accorti in tanti e stanno cercando risposte di conseguenza: dallo Smart City Wien, ai piani di mobilità di Barcellona, o agli sforzi in tema di amministrazione digitale della già verdissima Stoccolma.

L'autore

Maria Paola Mosca

Maria Paola Mosca Appassionata di arte contemporanea, è giornalista freelance e si occupa di comunicazione, creatività e grafica. Vive in una città a sud di Rotterdam, su un'isola del delta del Reno @emmepi