Talent Award alla ragazza dei robot


Premiata allo Smau la più giovane digital champion italiana. Valeria Cagnina si racconta a Linc


Talent Award alla ragazza dei robot

Nella foto di sfondo su Facebook indossa una felpa con smiley innamorati e guarda un piccolo robot insieme al fidanzato Leonardo. Sembra solo una ragazzina che sta giocando, ma Valeria Cagnina è uno dei giovani su cui l’Italia punta per non essere tagliata fuori dall’innovazione digitale. Scenario sgradevole ma non improbabile se – come scrive Alec Ross, consulente digitale di Hillary Clinton di origini abruzzesi -, nessuna delle aziende tecnologiche che attualmente dominano la scena ha paternità italiana. Nata nel 2001, Valeria Cagnina, è stata la più giovane digital champion italiana. Allo Smau ha vinto la prima edizione del Talent Award della Fondazione Human Age Institute.

Il premio è stato consegnato da Stefano Scabbio, presidente della fondazione che, davanti a un talento così giovane, ha ipotizzato un futuro dove la tradizionale barriera scuola-lavoro sarà sempre meno significativa. Dove si inizierà ad approcciare il mondo del lavoro già a scuola e soprattutto non si smetterà mai di imparare. Incontriamo Valeria Cagnina prima che torni a casa ad Alessandria, dove vive con la famiglia e studia da perito informatico.

Stefano Scabbio e Valeria Cagnina durante la premiazione

Stefano Scabbio e Valeria Cagnina durante la premiazione

Valeria, sei cresciuta a San Michele, a pochi chilometri da Alessandria. Il tuo talento digitale arriva da un paesino di campagna.
«Un paesino dove, per esempio, la connettività è scarsa. Da noi Internet arriva a due mega. Teoricamente dovrebbe essere sette mega, ma sono sempre due. Entrare qui allo Smau e vedere che il wifi arriva a 100-200 mega. Si parla quasi di giga!».

Per altri aspetti ti piace stare in campagna?
«Mi piace stare in mezzo alla natura, d’estate mi muovo sempre in bici. Vivo comunque vicino al centro di Alessandria. Dipende quali aspetti si valutano. Nel campo digitale Alessandria non è molto all’avanguardia, ma per la ginnastica ritmica mi trovo bene. Faccio ginnastica ritmica da quando avevo due anni e mezzo. Adesso insegno ginnastica ritmica alle bambine della materna e continuo ad allenarmi. Faccio anche l’animatrice in oratorio e mi piace molto».

In che tipo di famiglia sei nata? I tuoi si occupano di digitale?
«Mio padre è un tecnico che si occupa di frigoriferi industriali e mia mamma si occupa di e-commerce e vende articoli per la casa e articoli di nicchia».

Com’è cominciata la tua avventura digitale?
«A 11 anni ho costruito un robot, con Arduino (piattaforma opensource per sviluppare progetti digitali, soprattutto nel campo dell’Internet of things, ndr). Ho visto una pianta digitale fatta con Arduino a un Coderdojo a Milano».

Che cos’è un Coderdojo?
«Un corso di tecnologia digitale per bambini. La pianta a tutti sembrava una cosa molto banale, molto semplice. Disegnata sul computer e collegata a una scheda che rilevava l’umidità, temperatura, presenza di persone. A me piaceva molto e ho preso questa scheda e ho passato notti intere su Youtube a vedere come si poteva utilizzare. Ho seguito diversi video, modificandoli, per realizzare un mio primo robot in grado di andare in giro da solo ed evitare gli ostacoli».

Usavi già il computer per la Playstation, i videogiochi?
«No, videogiochi poco».

Dunque non sei una nerd?
«Ho sempre usato il computer ma no, non sono assolutamente una nerd. Passo tre pomeriggi interi in palestra! Vado all’oratorio.

Faccio mille cose
e sono sempre in giro
Non sono una nerd

Quando la tua vita ha avuto una svolta?
«Già al primo corso, al primo robot. Gli altri ragazzini seguivano gli schemi standard. Io ho fatto questo robot seguendo i video di Youtube ma per conto mio. Questa cosa è piaciuta molto e mi hanno invitato a Roma. Avevo fatto anche la tesina di terza media con Facebook, ponendo a Luca Palmisano, quando era nella stazione spaziale, una domanda. Lui mi ha risposto. Mi ero fatta aiutare dagli indigeni digitali per descrivere un capitolo dei Promessi sposi in ottica Seo (Search engine optimization), il linguaggio di Internet per indicizzare i siti per aumentare il traffico proveniente dai motori di ricerca. Sono anche una travel blogger (scrive di viaggi sul blog della madre, blog.lilianamonticone.com ndr)».

La premiazione di Valeria Cagnina alla prima edizione del Talent Award dell'Human Age Institute

La premiazione di Valeria Cagnina alla prima edizione del Talent Award dell’Human Age Institute

Dalla campagna di Alessandria, grazie a Internet ti si è aperto un mondo.
«Internet mi ha dato la possibilità di arrivare dove altrimenti non sarei potuta arrivare, di conoscere persone che non avrei mai potuto conoscere. Internet facilita i rapporti. Non condivido quelli che dicono che è solo un modo di nascondersi dietro a uno schermo. Impensabile per me. Per esempio prima se due amici vivevano in città diverse non si potevano sentire, con Internet possono tenersi in contatto. Alla maker-fair di Roma ho conosciuto un altro maker come me, Leonardo Falanga, che vive a Salerno».

Vi siete fidanzati. Galeotto fu il robot. Raccontaci come è andata.
«Avevamo un panel insieme. Poi abbiamo continuato a sentirci e abbiamo costuito un robot più evoluto del primo. Il primo era capace solo di andare in giro ed evitare ostacoli. Come Romba, un robot che pulisce la casa. Solo che il mio non puliva la casa. Il secondo robot l’ho fatto insieme a Leonardo a ottocento chilometri di distanza. Aveva diversi sensori per rilevare gas, suono, luce e così via, per partecipare a una gara di robotica».

Come lavoravate?
«Collegandoci su Skype. Poi, attraverso una serie di eventi, siamo riusciti ad arrivare al Mit di Boston. Eravamo senior tester al Mit per lavorare sui tutorial semplificandoli per renderli accessibili a tutti. Quest’estate».

Tutorial di che tipo?
«Testi per costruire un robot. Erano di livello universitario e troppo difficile. Dovevamo renderli accessibili a studenti delle scuole superiori. Abbiamo quindi costruito questo robot in grado di andare in giro da solo, fermarsi agli incroci ecc.».

SMAUIn giro da solo per Boston?
«No per Ducky-town, una città simulata, una città delle papere, una città in cui i pedoni erano papere. Siamo rimasti due mesi e mezzo a Boston».

È notevole che sappiate costruire un robot che va in giro da solo, ma anche che sappiate andare in giro da soli. Eravate soli a Boston?
«Sì, ovvio. Abbiamo fatto un periodo al Mit e un periodo a un summer-camp dell’università sulle start-up. Io e Leonardo eravamo gli unici non madre lingua inglese. Leonardo è un maker come me, gli piace tutto questo mondo digitale e innovativo. Ci piace anche contagiare gli altri a pensare diversamente, ad agire diversamente, ad accorgersi che esiste qualcos’altro rispetto al calcio».

E com’è la reazione dei vostri coetanei?
«Nei miei ambienti, la palestra e l’oratorio, cerco di raccontare ciò che faccio. Per esempio una settimana fa ho passato un pomeriggio insieme a un’amica dell’oratorio insegnandole a saldare con lo stagno per creare circuiti».

Ti piace il lavoro in team, non sei individualista?
«No, mi piace molto il lavoro in team».

Su cosa stai lavorando adesso?
«Sto lavorando sulle wearable-electronics, l’elettronica che si indossa, vorrei creare un prodotto che sia di design e anche contemporaneamente utile a chi lo porta. Il mio obiettivo è creare una start-up. A novembre sarò a Lubiana dove c’è il World Sustainability Jam, un progetto sul design-thinking, sul service-design. Sono anche in un programma di mentorship in Tag Innovation School, in cui sono seguita da mentor che cercano di sviluppare la mia curiosità».

Non sei già abbastanza curiosa?
«Per svilupparla ancora di più».

L'autore

Antonio Armano

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli