Il grande fratello incontra i big data


Uno sguardo al Paese dove non si può accedere ad alcuni social occidentali o effettuare una ricerca su Google


Il grande fratello incontra i big data

Quando i big data incontrano il “Grande Fratello”. Questa potrebbe essere la sintesi di un articolo il cui obiettivo è raccontare quanto i big data siano fondamentali in Cina in questo momento. Non solo per il business, ma anche per il disegno del governo cinese. Soprattutto nel paese di mezzo vale infatti la regola che i big data “promettono di rivoluzionare il lavoro delle imprese e della politica”. Qui, se il governo chiama, le grandi aziende internet rispondono. 
Partiamo dal fatto che in un paese i cui utenti internet ammontano a 668 milioni (secondo le stime ufficiali del governo) i dati ricavabili dalla rete rappresentano una primizia per tutti, dagli imprenditori ai politici e permettono di avere il polso del paese.

Un esempio? Uno dei più importanti successi cinematografici di sempre, Tiny Times, commedia romantica del 2013 capace di raccogliere in un solo giorno 11,9 milioni di dollari al box office, è proprio il frutto dell’utilizzo dei big data. Perché? Perché i produttori prima di realizzarlo hanno effettuato una ricerca sulla rete perché li aiutasse a determinare gli attori, il regista e che tipo di pubblicità fare per attrarre al massimo la generazione dei giovanissimi cinesi. Hanno fatto bene, guardando ai risultati. Ma se questo è un esempio, positivo – e di certo originale – sul come utilizzare i big data, altri invece come vedremo non guardano a questa direzione.

Big data, l’utilizzo e il controllo
«In Cina abbiamo a che fare con centinaia di migliaia di miliardi di dati – ha detto recentemente a un magazine online cinese chiamato CKGSB Knowledge, Zhang Tong, a capo del Big Data Lab di Baidu, il più importante motore di ricerca cinese – il potenziale è gigante, possiamo costruire dei modelli importanti in grado di aiutare molti business». La tecnologia dei big data infatti è spesso utilizzata insieme ad altri strumenti innovativi high-tech come il cloud o l’intelligenza artificiale.

Dal marketing all’e-commerce, dalla tecnologia alla sanità, negli ultimi cinque anni in Cina è stato un fiorire di big data a disposizione di questi settori. 
I più critici però sostengono che sia soprattutto il governo a interessarsi dei big data. Anzitutto, lo sa bene chi vive nel paese, i social occidentali e altri siti non sono visibili e tutto è controllato da quello che viene definito il Great Firewall cinese.

Il credit rating
Fino a qui, nulla di nuovo. La novità, come ha notato recentemente il Financial Times, riguarda un nuovo sistema di credit rating (giudizio sul merito di credito), che di solito viene dato alle aziende ma in questo caso viene attribuito ai cittadini. C’è infatti l’intenzione da parte del governo di incrementare i prestiti a centinaia di milioni di cittadini attraverso il sistema finanziario. Per farlo, Pechino vuole essere certa che i cinesi “meritino” questo credito e le società in grado di prestare denaro potranno così far affidamento su indicatori non proprio tradizionali, come la cronologia della ricerca su internet o acquisti effettuati tramite telefonino, che li aiuti a capire chi è meritevole di credito.

Le aziende private ammettono di poter accedere ai dati relativi agli utenti internet in Cina grazie alle licenze emesse lo scorso anno dalla People’s Bank of China (la banca centrale cinese) con l’obiettivo di sviluppare un sistema di rating sperimentale. Complessivamente sono state emesse otto licenze alle più grandi aziende del paese, da Tencent e Alibaba a Ping An Insurance, uno dei più importanti gruppi assicurativi in Cina. Questi “credit rating” assegnati alle persone danno l’accesso a una serie molto ampia di attività, non sono solo finalizzati all’ottenimento di un prestito.

Dal nodo della privacy ai nuovi rischi
Ecco qualche esempio: saltare la fila all’aeroporto, ottenere un’approvazione rapida dei visti, perfino un’agevolazione nell’acquisto di un animale domestico. 
Quanto sopra di per sé è già abbastanza per identificare una grave violazione della privacy. Ma il disegno – ancora più ampio – del governo è quello di stabilire grazie a questi dati l’onestà e l’affidabilità dei cittadini cinesi entro il 2020. C’è chi si spinge oltre e sostiene che il rischio è che la Cina torni a livelli di sorveglianza personale tipici degli anni ’50, ’60, ’70 quando nei quartieri si mantenevano informate le autorità relativamente alle attività svolte quotidianamente dalle persone.

Ora, con la decentralizzazione e una maggiore mobilità un controllo del genere non sarebbe possibile. Ma i big data, raccolti dalle più importanti società del settore internet sugli utenti, possono rivelarsi un degno sostituto. Del resto per tutti gli esperti di economia cinese la minaccia più importante per l’economia cinese è proprio lo scoppio della questione sociale. I big data aiuterebbero eccome Pechino ad avere il polso della situazione finalizzato ad un migliore controllo sociale.

L'autore

Mariangela Pira

Mariangela Pira Giornalista professionista, responsabile del Desk China di Class Editori. Scrive per Milano Finanza e da Class Cnbc cura le finestre sulle borse per Skytg24. Per il Ministero degli Affari Esteri ha curato Esteri News, notiziario della diplomazia italiana, progetto per cui ha viaggiato in Afghanistan, Iraq, Libano, Israele, Palestina e negli altri paesi dove è presente la Cooperazione italiana. Ha iniziato la sua carriera all’Ansa di New York. Ha scritto per Hoepli La nuova rivoluzione cinese.