Data scientist, sei bellissimo!


Il lavoro più sexy del millennio. La chiave del successo della figura professionale più richiesta dalle aziende


Data scientist, sei bellissimo!

“What is likely to happen”. È questo ciò che viene richiesto ad un data scientist: capire ciò che potrebbe succedere. Non certo un veggente ma uno “scienziato” capace di prevedere tendenze e comportamenti sulla base dei macro-dati disponibili. Ed è questo, secondo la definizione che è stata data dalla Harvard University, che fa di questa figura professionale “la più sexy e appetibile nel mondo del lavoro 3.0″.

Siamo invasi da dati. Anzi, noi siamo i dati. Ogni nostro gesto, oggi, lascia traccia di sé. Dalle più digitali a quelle più analogiche, non c’è azione che non si trasformi in informazioni analizzabili scientificamente. Siti visitati, spese, spostamenti: la digitalizzazione delle nostre vite ha trasformato miliardi di piccoli gesti in un mare di big data che svelano abitudini, tendenze, passioni. Così importanti da essere chiamati il “petrolio del futuro”.

Le competenze del lavoro più sexy del mondo
Al data scientist (da ora DS) sono richieste delle skill complesse e convergenti che lo rendono diverso da figure quali il data engineer o del business analist già ben noti. 
Occorrono, in un’unica figura professionale, la perfetta padronanza delle scienze statistiche, l’approfondita conoscenza del business cui quei dati ineriscono e solide basi informatiche che gli consentano di scrivere o gestire software ad hoc; il DS oggi è tutto questo.

Una figura tanto richiesta quanto rara in termini di qualità e quantità. 
Qualunque imprenditore, di fronte a decisioni da prendere, si trova davanti a tre tipologie di domande: 1, quelle descrittive (cosa è successo?); 2, quelle predittive (dove troviamo le informazioni necessarie per affrontare la questione?); 3, quelle prescrittive (ok, e adesso cosa facciamo?). 
Il DS interviene nelle fasi 2 e 3 con un ruolo che secondo alcuni è pari a quella di un Supereroe! 
Diversamente da quanto potrebbe sembrare, il lavoro di DS è dinamico e stimolante.

Una filosofia aziendale rivoluzionaria
Parola di colui che ha inventato 8 anni fa questa definizione: “DJ” Patil, il capo della divisione Data Scientist presso lo United State Office of Science and Techology Policy.

L’elemento fondante
di questo lavoro è solo uno:
una sconfinata curiosità

C’è infatti una componente decisamente pionieristica in una attività che deve trovare la risposta giusta nascosta in una montagna di informazioni.

C’è un aspetto molto “rivoluzionario” da considerare, che inerisce a una questione di “filosofia” aziendale, come sottolinea un vero guru del settore, Ziad Nejmeldeen, senior vice president e chief scientist presso Infor Dynamic Science Labs: «Chiedere a qualcuno di prendere delle decisioni sulla base dei dati significa creare un nuovo modo di relazionarsi ai problemi». Occorre in sostanza «creare un nuovo percorso di fiducia» con il management. E non è raro che il DS, col tempo, diventi esso stesso il manager.

In questi ultimi anni è capitato infatti che alcuni DS di livello abbiano rapidamente scalato l’organigramma delle società per le quali lavoravano, poiché sono stati capaci, coi risultati, di dimostrare direttamente ai soci o alla proprietà come l’analisi dei dati fosse una parte core nelle strategie aziendali, ossia come l’analisi dei dati dovesse essere parte integrante del processo decisionale.

L’esperienza di Thinking Technologies
Per capirlo basta un esempio pratico che ci viene raccontato da Thinking Technologies, dinamica azienda milanese che del supporto informatico e tecnologico alle aziende ha fatto il suo successo. «Un cliente del settore mobili si rivolse a noi per sviluppare un software che analizzasse tutti i flussi della sua azienda», ci racconta Marco Amato. «Stock di magazzino, materie prime, costi di produzione, media ordini e così via. Noi abbiamo realizzato il software e a loro abbiamo consigliato di assumere un DS che sapesse tradurre in azioni concrete quella enorme massa di dati».

E come è finita, chiediamo. «Quell’azienda ci ha ringraziato perché il tandem software-data scientist ha permesso di scoprire che nel loro processo produttivo veniva letteralmente sprecato il 30% di materie prime». Lasciamo a voi giudicare se sia un lavoro sexy. Certamente, con questi risultati, le aziende ne subiranno il fascino.

 

L'autore

Marco Gaiazzi Giornalista e conduttore TV, si occupa di tematiche economiche e politiche. Collabora a DomenicaLive Il Talk su Canale5. Content manager e consulente editoriale per Fideuram Tv. Battutista per divertimento, Juventino sul serio