L’arte e quella volontà di riscatto cinese


Si moltiplicano le collaborazioni con Roma. La Cina affronta la sfida di sottrarre alla propaganda i fenomeni creativi


L’arte e quella volontà di riscatto cinese

Recentemente ho seguito a Pechino l’itinerario suggerito dall’autore di “Midnight in Peking” Paul French, che nel suo libro best seller racconta l’omicidio della figlia dell’ex console britannico in Cina, trovata assassinata sotto una torre a Pechino nel 1937. L’itinerario comprende chiese, i legation quarter, la vecchia stazione, e la torre di guardia (che si trova a Dongbianmen e che è una delle poche a essere sopravvissute della dinastia Ming) presso cui il cadavere della giovane Pamela Werner fu ritrovato.

French nel suggerire l’itinerario sottolinea come oggi, a distanza di 80 anni, la capitale cinese sia molto cambiata e foriera di novità dal punto di vista artistico-culturale. La stessa torre ora è sede della Red Gate Gallery: un americano, Brian Wallace, arrivato in Cina nel 1984 e innamoratosi dell’edificio, l’ha trasformato in un centro d’arte moderna, imperdibile se ci si trova, anche di passaggio, nella capitale.

Tra contemporaneità e antichità
Una curiosità, senza uscire fuori dal binario ma per farvi capire come noi e i cinesi siamo simili: i cinesi, conoscendo bene la tragica storia di Pamela, hanno letteralmente svenduto a Wallace la sede, semplicemente per… superstizione!!! Tornando al nocciolo della questione, la Red Gate Gallery è la prima galleria privata d’arte contemporanea in Cina. Una eccellente e straordinaria introduzione alla comunità artistica di Pechino. 
Chi è stato in Cina, soprattutto se a Pechino o Shanghai, sa che uno degli aspetti più piacevoli del visitare queste metropoli oggi è la forte presenza di arte contemporanea.

Le creazioni attuali vanno insieme all’arte e alla cultura presenti in Cina da millenni ed espressione di una civiltà tra le poche a precedere l’Europa per antichità e a sfidarla per bellezza. Non a caso i cinesi hanno indagato su una ipotetica legione romana che, intorno al 53 a.C, si sarebbe ritrovata in Gansu dopo che l’esercito comandato da Crasso era stato sbaragliato dai parti. I sopravvissuti sarebbero stati fatti prigionieri e trasferiti dai parti in una regione a nord dell’attuale Afghanistan. Motivo per cui i locali, in quella zona, conservano tratti europei.

Il legame con l’Europa
All’epoca, l’esercito cinese e quello romano erano all’apice dell’espansione e, anche se molti sostengono che la deportazione della legione creò l’unico avamposto romano in Cina, di fatto non sono mai state trovate prove decisive. Un cronista del periodo Han (206-220 d.c.), Han Bau Gau, scrisse che i prigionieri superstiti della legione fondarono Liquian, nome con cui in Cina ancora si indica la romanità. 
Il legame con il nostro Paese dunque è antico.

E l’Italia, oggi, rispettatissima sul fronte della storia, dell’arte e della cultura, su questo fronte può giocare con la Cina un ruolo fondamentale.

Se si parla d’arte
non si può prescindere
da Pechino

Spesso si cita la cosiddetta middle class cinese solo per sottolineare il ruolo fondamentale che riveste nei consumi. Ma non si tratta soltanto di questo. La nuova classe abbiente cinese gioca un ruolo fondamentale nell’intercettare la rivoluzione artistico-culturale in atto nel Paese, nel momento in cui riesce ad alimentare un collezionismo dinamico.

La Cina apre le porte alla creatività
Immaginate una nazione in cui (l’apice venne raggiunto sotto Mao Tse Dong) l’arte ha quasi sempre svolto un ruolo propagandistico. Da qualche anno, però, si registra una vivacità di idee e di progetti che tutto esprime tranne propaganda. Viceversa, il fenomeno artistico è diventato libera espressione creativa. Non senza lacrime, o senza pagare pegno, come sa bene Ai Weiwei, che è diventato il simbolo mondiale della libertà d’espressione cinese, sempre in bilico tra arte e impegno politico.

Che la Cina apra oggi alla creatività lo sanno bene anche i protagonisti della moda, da Laura Biagiotti a Versace, da Burberry a Prada. Le grandi Maison guardano a Oriente per ispirarsi, a partire dalle opere d’arte della Cina contemporanea che considerano espressione di aria fresca, materiale vergine, per rinnovare e rinnovarsi. Attenzione: c’è chi ritiene che sia ancora tanto il potenziale da esprimere perché di fatto in Cina manca ancora la libertà come la intendiamo in Occidente. Ma c’è un potenziale, un volontà di riscattarsi che sicuramente influirà sull’arte nei prossimi anni.

I progetti in collaborazione con l’Italia
«Un po’ come accadde nella Ddr – racconta un artista di Pechino, nell’ormai famoso distretto artistico 798 – sono dovuti passare alcuni anni perché fossero prodotti film molto buoni, opere d’arte d’ampio respiro, che tuttora animano i quartieri di Kreuzberg». Che ruolo può giocare l’Italia in tutto questo? Sono tanti i progetti in porto: da ArtCity, ovvero uno spazio espositivo a Jinan, un centro culturale mix tra museo e galleria d’arte (con un laboratorio fisso di restauro, con esperti specialisti da Pompei), ideato dal piemontese Vincenzo Sanfo, un tempo a capo dei cataloghi d’arte di Bompiani.

Alla Quadriennale romana di Franco Bernabé, che si propone di gettare nuovi ponti tra il mondo dell’arte cinese e quello italiano. Bernabé, manager esperto e tra i pochi veri conoscitori della Cina (ha anche fatto parte di un consiglio di amministrazione cinese, quello di PetroChina, ndr) sa bene che l’arte contemporanea cinese è diventata un punto di riferimento. A fianco di queste iniziative sono da segnalare altre imprese il cui scopo è portare giovani artisti italiani in Cina, come “Dipingere il Presente”, organizzata dall’ente no-profit IGAV e dal CAEG, controllato dai Ministeri delle Finanze e della Cultura. La mostra nel mese di agosto scorso ha portato a Weihai 16 promettenti giovani italiani.

L'autore

Mariangela Pira

Mariangela Pira Giornalista professionista, responsabile del Desk China di Class Editori. Scrive per Milano Finanza e da Class Cnbc cura le finestre sulle borse per Skytg24. Per il Ministero degli Affari Esteri ha curato Esteri News, notiziario della diplomazia italiana, progetto per cui ha viaggiato in Afghanistan, Iraq, Libano, Israele, Palestina e negli altri paesi dove è presente la Cooperazione italiana. Ha iniziato la sua carriera all’Ansa di New York. Ha scritto per Hoepli La nuova rivoluzione cinese.