Il progetto creativo? Online in mezzo alla “folla”


Le piattaforme di crowdsourcing sono una risorsa primaria per freelance e artisti


Il progetto creativo? Online in mezzo alla “folla”

Cerchi idee, soldi, collaboratori? Chiedili alla rete. È il mantra della crowd economy, il principio per cui se setacci la folla (crowd, appunto) trovi sempre qualcuno che ha risorse più efficaci rispetto a quelle che troveresti tra le quattro mura di una casa o di un’azienda. Un modello spesso virtuoso, che però, talvolta, si incrina quando ci sono di mezzo il lavoro e la necessità di essere compensati.

Ne sanno qualcosa i freelance che utilizzano le piattaforme di crowdsourcing dedicate ai lavori creativi. Si tratta di portali che mettono in contatto imprese (o privati) in cerca di progetti con professionisti in grado di offrirli.

Il meccanismo delle aste
Ce ne sono centinaia, coprono i settori più disparati e a volte funzionano secondo il meccanismo delle aste. Per esempio, un’azienda chiede su una piattaforma un video con determinate caratteristiche e mette in palio una ricompensa per i lavori migliori: i vincitori della gara si prendono il denaro, gli altri lavorano per la gloria. Certo, diversi portali hanno attenuato questa “trappola” prevedendo il numero più alto possibile di premi di consolazione. Tuttavia il rischio, con questa modalità, resta.

Alessandro Biggi

Alessandro Biggi

Ma quali sono e che cosa propongono le piattaforme di crowdsourcing per creativi? Tra le tante, LinC ne ha individuate cinque particolarmente attive in Italia e create da startup. Zooppa è un network che riunisce più di 400mila tra film-maker e designer da diversi Paesi del mondo (140mila gli italiani) che rispondono a richieste di progetti creativi, specialmente audiovisivi pubblicitari. Nata in Italia nel 2007, all’interno dell’incubatore H-Farm, ha spostato la sede a Seattle, negli Stati Uniti, anche se mantiene una parte del team tra Treviso e Milano (nella foto in evidenza). Finora ha fatto realizzare circa 750 progetti lavorando con 400 imprese soprattutto in Usa e Italia. «Pubblichiamo le richieste dei brand sul portale e invitiamo la community a partecipare», dice il Ceo Alessandro Biggi. «Ai progetti più grandi partecipano 80-100 persone e per premiare più gente possibile facciamo in modo che il budget a disposizione venga suddiviso».

Il team di Cocontest

Il team di Cocontest

CoContest è una piattaforma che fa incontrare oltre 40mila tra architetti e interior designer (40% italiani) con persone che hanno bisogno di ristrutturare casa. Fondata a Roma nel 2012 dai fratelli Federico e Filippo Schiano di Pepe e da Alessandro Rossi, si è trasferita nel 2015 nella Silicon Valley e ha già raccolto oltre 2 milioni di dollari di investimenti. In Italia, alcuni architetti l’hanno osteggiata a causa del meccanismo delle aste: la startup è stata perfino oggetto di un’interrogazione parlamentare nel 2015. Nonostante ciò, il riscontro della clientela sembra positivo. «Assieme ad altri due-tre player siamo i leader del mercato dell’architettura on-demand», racconta Federico Schiano di Pepe. «I clienti che hanno utilizzato CoContest sono rimasti affascinati dall’opportunità di ricevere tantissimi progetti creativi da architetti provenienti da tutte le parti del mondo».

Mattia Perroni

Mattia Perroni

Le vetrine sul web
Nell’home design si è imposto a livello mondiale, anche senza ricorrere al sistema dei contest, il portale americano Houzz, una maxi-vetrina online con oltre 12 milioni di foto di arredamento a cui sono collegati i link dei professionisti che hanno progettato quegli ambienti. I 40 milioni di utenti (0,5 milioni in Italia) possono quindi sfogliare i progetti e contattare gli esperti di ristrutturazione (oltre un milione, di cui 25mila nel nostro Paese). «Non ci sono solo architetti e interior designer», spiega Mattia Perroni, managing director di Houzz Italia. «Sono sempre più presenti, per esempio, anche le imprese edili e gli home stager. E alcuni professionisti arrivano a fare il 90% dei loro lavori grazie alla piattaforma».

Luca Desiata

Luca Desiata

Per chi fa dell’arte il suo mestiere c’è pptArt, creata nel 2014 dal manager Luca Desiata. Che dice: «Siamo la prima piattaforma di crowdsourcing al mondo per artisti: ce ne sono circa 3.000 da 72 Paesi, che lavorano con aziende che hanno bisogno di opere d’arte per fare comunicazione o per altri scopi». Per evitare lavori a vuoto, pptArt richiede di partecipare alle gare soltanto con un bozzetto dell’opera. I vincitori, poi, la realizzano completamente. «Abbiamo avuto clienti in Italia, tra cui Enel e Poste, ma anche internazionali, tra cui l’Onu, che per Expo ci ha chiesto di trovare progetti di artisti provenienti da Paesi in via di sviluppo: sono arrivate opere anche da Afghanistan e Iraq», ricorda Desiata.

Alessandra Maino

Alessandra Maino

Nel graphic design, il maggiore marketplace al mondo è 99designs, fondato nel 2008. La sua sede principale è a San Francisco. La piattaforma coinvolge circa 10mila freelance da 193 Paesi. Anche in questo caso, il principio è quello della competizione. «Ogni imprenditore che ha bisogno di un progetto di design – un logo, un sito web o altro – può lanciare un contest sulla nostra piattaforma», spiega Alessandra Maino, digital marketing manager per il mercato europeo. Una volta bandita la gara, i designer inviano le loro proposte e in sette giorni i clienti scelgono il vincitore. «In Italia, 99designs è attivo dal 2013 e da allora sono stati lanciati più di 2.500 progetti».

L'autore

Maurizio Di Lucchio

Maurizio Di Lucchio Lucano, classe 1981, ha studiato alla Scuola di giornalismo “W. Tobagi”. Si occupa di economia, lavoro e innovazione. Collabora con EconomyUp, Wired, Pagina99, Corriere.it