La notte d’autore, tra arte e tendenza


Intervista a Tiberio Carcano, fondatore e deejay di Rollover, ormai un brand nell’organizzazione di feste


La notte d’autore, tra arte e tendenza

Quando a Roma c’era la Dolce Vita, a Milano usciva La vita agra di Bianciardi. Piero Manzoni girava di notte a Brera tentando di regalare la Merda d’artista alle ragazze e non la volevano neanche gratis (il 16 dicembre scorso la casa d’aste Il Ponte ne ha venduta una a 220.000 euro). C’era qualche night in centro e a una certa ora i cumenda si alzavano: “Andiamo a casa, domani si deve lavorare”. Poi la Milano da bere…

Tiberio Carcano, fondatore di Rollover

Tiberio Carcano, fondatore di Rollover

Oggi la città è cambiata. Ha una vita notturna meno legata a certi schemi del divertimento con i danè, i tavoli con la bottiglia, i vip. Un cambiamento nell’arte del divertimento dentro al quale è nata e cresciuta Rollover, società che organizza feste ed eventi. Tutto è partito da un baretto sui Navigli. Anzi più lontano ancora. Tiberio Carcano, fondatore di Rollover, suonava la chitarra o il basso nei locali di Trani in band con nomi un po’ nerd come Antimateria o Le riserve. Il deejay oggi imprenditore si racconta a Linc.

Come si passa da interprete a imprenditore?
«Ho iniziato a 14 anni. Per suonare nei locali dovevamo portare gente. Non molto poetico, ma ancora oggi spesso funziona così. Se fai guadagnare più di quello che costi ti fanno suonare. Mi occupavo anche dell’aspetto organizzativo, ero il manager delle band. Ho scoperto in questo modo la vocazione».

Come sei arrivato a Milano?
«Sono venuto a fare un master. Sono un avvocato penalista, anche se ormai Rollover è un lavoro a tempo pieno. Frequentavamo un baretto dei Navigli, il Mag. Abbiamo proposto al proprietario di suonare, di organizzare una serata. Quando hanno chiuso, siamo passati allo Zog. Il proprietario dello Zog è Francesco Sarcina, delle Vibrazioni. Il locale era frequentato da musicisti, come Sergio Carnevale dei Blue Vertigo. La serata era il venerdì. C’era più spazio che al Mag e continuavamo a portare sempre più gente».

Cercano con la moglie Marcellina, che fa parte del team

Cercano con la moglie Marcellina, che fa parte del team

Il gruppo di Rollover allora come era composto?
«La stessa squadra di oggi: io, mia moglie Marcellina, Polly, Valentina e Rocco, mio partner in consolle».

Hai conosciuto tua moglie in una serata a Milano?
«No. Ci conoscevamo a Trani. Lei era più piccola e faceva il liceo. Ci siamo lasciati e ci siamo rimessi insieme. È arrivata a Milano qualche mese prima di me. Abbiamo fatto questo percorso insieme. Nel frattempo ci siamo sposati e abbiamo avuto una bambina».

Qual è stato il grande salto?
«Siamo rimasti ancora una volta senza locale. Sui Navigli iniziavano a esserci problemi. La movida dava fastidio. Erano gli ultimi anni della giunta Moratti. È un stato un momento di passaggio. Decisivo. O lasciavamo o tentavamo di fare il salto. Il proprietario del Tombon de San Marc mi chiamava per fare qualcosa insieme. Ha molti locali. Quindici-sedici ristoranti a Milano. Era una scelta rischiosa. Brera non era il nostro quartiere e il Tombon è grande. Se vengono cinquanta persone sembra il deserto dei Gobi. Abbiamo deciso di rischiare ed è stato un successo. Non era scontato. Allora Facebook esisteva, ma non potevi fare tutto da casa col telefono come ora; dovevi andare in giro».

tiberio-carcanoallosteria-del-binariTi piace l’aspetto del rischio?
«Il momento dell’incertezza e del rischio, la sfida… Dopo il Tombon abbiamo chiesto al proprietario, il signor Denti, di darci il suo gioiello, l’Osteria del Binari, in via Tortona. L’abbiamo convinto ed è andata benissimo anche lì».

Qual è il segreto delle vostre feste? Come siete riusciti a imporvi con tutta la concorrenza che c’è a Milano, dove centinaia di locali si spartiscono un popolo della notte che non è certo quello di Berlino o Madrid?
«Siamo emersi quando si vivevano gli ultimi fasti del modello Milano da bere. Un mondo stava finendo. La gente in giacca e camicia che sciabola e ostenta i soldi. Milano stava cambiando. Noi proponevamo una serata in sintonia con quello che la città stava diventando.

Proponevamo un’atmosfera
più artistica, di tendenza
ma anche easy

Dove si sta come in famiglia. Dove si riesce a parlare, a conoscersi, non si balla soltanto. Fai conto: qualcosa che sembra il Plastic, ma meno estremo. Sicuramente l’origine pugliese mi ha ispirato in questo. Non sono il tipo del pierre milanese che non si abbassa a parlare con la gente, che se la tira».

Il modello Milano da bere è finito del tutto?
«Non del tutto. In ogni città del mondo c’è un ambiente di questo tipo. Dove girano soldi e si fanno vedere. Il problema è che a Milano questo ambiente era rappresentativo della città. In parte lo è ancora».

Chi sono i Rol-Lovers, come si chiamano i vostri fan, chi viene alle vostre serate?
«Persone che lavorano nella musica, nella moda».

Hanno scritto di voi testate importanti. Anche il New York Times. Vengono anche persone famose?
Be’ sì. Da Accorsi ai Negramaro. Mi chiamano a volte per chiedermi se devono venire con i body-guard. Io li rassicuro che non serve. Si meravigliano. Nessuno chiede l’autografo, nessuno vuole un selfie con loro. Da noi ci sono persone che sono abituate a stare con gente famosa. Se Accorsi esce una sera è perché vuole stare tranquillo, rilassarsi».

tiberio-carcanotiberio-dj-3Come avviene la selezione all’ingresso? Come si fa a entrare nei vostri party?
«Abbiamo puntato sulla selezione. Non abbiamo mai fatto pagare il biglietto per questo motivo. Per entrare devi essere in sintonia con la nostra filosofia. Meglio se conosci un frequentatore di Rollover. Milano è la città d’Europa dove c’è più car-sharing, ci sono locali per il coworking come Upcycle, piste ciclabili… Il centro si svuota però dopo il tramonto, come il peggiore downtown americano. Non ci sono neanche più i night dei cumenda. Anzi, qualcuno c’è ancora».

Paura che la movida disturbi? Mancanza di residenti?
«Al contrario! A Berlino le zone di uffici si svuotano al tramonto e si ripopolano di notte. Il fatto che non ci siano residenti è meglio. Non disturbi nessuno. A Milano ti senti più insicuro in piazza Duomo e dintorni che in quartieri più periferici. Un’immagine negativa per la città».

Uno straniero che viene a Milano per lavoro o per shopping prende un hotel in centro e di notte si trova in mezzo al nulla. Cosa si può fare?
«Il Comune deve incentivare. Può dare spazi con affitti agevolati. Milano può migliorare se c’è la volontà. Adesso ha fatto un bando per una zattera sulla Darsena per l’estate: giugno, luglio e agosto. Una volta d’estate Milano era deserta. Ma i turisti quando arrivano? Ora si organizzano serate anche di sabato nei ponti più rischiosi. Milano deve fare ancora strada. Bisogna sempre guardare avanti, avere il coraggio di rischiare».

Che cosa è diventato oggi il marchio Rollover?
«Quando si parla delle migliori serate di Milano c’è il Plastic, Il Rocket, il Tunnel, il Dude… Locali che ho amato e da cui ho imparato molto. E ci siamo noi. Con una differenza fondamentale: loro sono un luogo fisico. Noi siamo un brand che riflette il nome Rollover: ci spostiamo. Dopo il Binari, siamo stati all’Item e quindi siamo finiti in una grande discoteca latino-americana, il Puerto Alegre, uno dei posti eccessivi e un po’ kitsch. Quando è arrivata l’estate il proprietario ci ha chiesto di aiutarlo a rifare il locale. Abbiamo creato con lui l’Apollo. Lavoriamo molto con gli eventi. Ci chiamano Diesel, Armani, H&M, Facebook. Vogliono organizzare una serata: noi portiamo la musica e 500 persone, oppure organizziamo tutto. Cerchiamo anche lo spazio. Abbiamo fatto feste molto belle. Ad esempio la festa per lo sbarco di Netflix in Italia».

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli