È digitale la nuova sfida dei musei italiani


I dati di un’indagine realizzata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali


È digitale la nuova sfida dei musei italiani

I social entrano nei musei italiani, ma a passo lento. Anzi, lentissimo. Secondo un’indagine realizzata dall’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali su un campione di 476 musei italiani, pari a circa il 10% dei musei aperti al pubblico nel 2015, il 52% ha almeno un account social, ma solo il 13% è presente su tutte e tre le piattaforme più diffuse, quali Facebook, Twitter e Instagram.

Tra queste, la più usata è Facebook con il 51% delle presenze (anche il 10% dei musei che non ha un sito internet, è attivo su Facebook), a seguire Twitter con il 31% e Instagram con il 15%. Inoltre, il 62% è presente su TripAdvisor: il 51% con un certificato di eccellenza e il 66% con valutazioni pari o superiori a 4,5 stelle.

La Peggy Guggenheim Collection di Venezia

La Peggy Guggenheim Collection di Venezia

I dati Istat e la strada da fare per i servizi digitali
Ma non basta. L’Istat, infatti, già nel 2015, passando in rassegna una platea più ampia composta da 4.976 aree archeologiche, musei e monumenti (di cui 4.815 rispondenti) aveva certificato che nell’adozione dei servizi digitali c’era ancora molta strada da fare. Se più della metà degli istituti (57%) ha un sito web, infatti, solo il 24% utilizza le newsletter per comunicare con il proprio pubblico, il 13% rende disponibile un catalogo digitale, il 18% offre Wi-Fi gratis e appena il 6,6% ha una biglietteria online.

Inoltre, analizzando le modalità di uso dei siti internet si scopre che la traduzione in lingue straniere (principalmente l’inglese) è disponibile solo nel 54% dei casi e che sono davvero mosche bianche le realtà che consentono di acquistare online merchandising o materiale legato al museo (6%), di effettuare donazioni (6%) o crowdfunding (1%). Ecco, dunque, un paese ricco di cultura, ben 1 museo ogni 12 mila abitanti, ma povero di interesse nei confronti del suo patrimonio, tanto che oltre il 70% degli italiani non ha mai messo piede in museo, nessun museo italiano è tra i 10 più visitati al mondo e uno su tre ha meno di mille visitatori l’anno.

La sfida dell’innovazione digitale
«Le istituzioni culturali oggi sono di fronte a una doppia sfida.

Non basta attrarre visitatori
ma occorre comunicare
il patrimonio in modo nuovo

Un modo più prossimo alle esigenze di conoscenza ed esperienza di cittadini e turisti. L’innovazione digitale può rappresentare un fondamentale fattore di trasformazione per il settore culturale» rileva Michela Arnaboldi, direttore scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali.

Certo, ciò vuol dire investire su tecnologie più performanti, ma anche su risorse umane e competenze: «Le istituzioni culturali – continua Arnaboldi – devono dotarsi di figure nuove che diventino interpreti digitali del patrimonio, ossia di persone che conoscano il patrimonio e il suo valore, ma che al contempo siano in grado di valutare le opportunità offerte dal digitale. Inoltre, bisogna rendere i progetti innovativi sostenibili economicamente sul medio e lungo periodo, magari attraverso nuovi modelli di business in grado di trarre risorse finanziarie proprio dai servizi abilitati dalla tecnologia».

Il Rijksmuseum

Il Rijksmuseum

I social nel marketing culturale
I social, se usati in maniera professionale, possono infatti diventare una nuova forma di marketing culturale, contribuendo a generare attenzione e interesse rispetto a una mostra o a un museo. Strategia che viene già adottata con successo da alcuni dei più importanti musei al mondo, come il Louvre, Rijksmuseum o il Met. In Italia, invece, la classifica dei più attivi sui social stilata dall’Osservatorio su un campione di 125 musei, vede al primo posto su Facebook l’account dei Musei Vaticani, su Twitter i Musei in Comune di Roma e su Instagram la Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

E c’è da scommettere che un investimento maggiore in queste nuove forme di comunicazione potrebbe non solo garantire maggiore notorietà ai musei e alle gallerie italiane, ma anche attrarre un pubblico qualitativamente nuovo, più giovane d’età e più difficile da raggiungere con le comunicazioni tradizionali. Una sfida che un paese come l’Italia non può permettersi di perdere.

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.