Cebit, i robot dominano il salone dell’economia digitale


Tutte le novità della fiera di Hannover. Premiata una app che individua le malattie delle piante e le relative cure


Cebit, i robot dominano il salone dell’economia digitale

Il Giappone – oltre a Edward Snowden, in collegamento dalla Russia – è il protagonista con i suoi robot (non solo) del Cebit 2017. La fiera di Hannover, che si chiude oggi in Germania, è una delle principali manifestazioni mondiali dedicate alla tecnologia, nel senso più ampio del termine: dalla robotica all’intelligenza artificiale, dai mezzi di trasporto senza guidatore a Internet delle cose, dal clouding ai droni, che hanno un parco apposito. Il primo ministro Shinzo Abe ha tagliato il nastro insieme ad Angela Merkel; e 120 aziende giapponesi – ospiti d’onore – occupano una spazio di oltre sette chilometri quadrati.

robot-dkmi-con-feedback-tattile-per-operazioni-a-distanzaGiappone: più tecnologia vuol dire robot
La parola viene dal ceco robot e indica un lavoro duro e ripetitivo. Karel Čapek ha scritto quasi un secolo fa Rur, una pièce andata in scena a Praga nel ’21, immaginando un mondo dove le mansioni più dure o sgradevoli sono svolte da umanoidi senz’anima. I quali si ribellano. Il Giappone ha investito più di ogni altro paese al mondo in tecnologia robotica partendo da un aspetto antropologico, peculiare e noto: per mantenere la purezza isolare della razza, invece di importare mano d’opera la si può creare, fabbricare.

Il robot "portiere" della Salesforce

Il robot “portiere” della Salesforce

Non per niente la robotica giapponese è quella più umanoide e, dunque, spettacolare. Per la delizia dei visitatori, al Cebit gli appassionati hanno trovato di tutto: un robot barista stile steam-punk (Denso), un robot portiere (Salesforce) che pare più di Buffon.

L’Italia si contraddistingue per una versione più “umana e meno umanoide” del robot, impieghi clinici, con una mano meccanotronica di Qb (spin-off dell’università di Pisa, all’avanguardia nel settore), e un robot braccio per la riabilitazione intelligente di Cht (Calabrian High Tech, spin-off dell’università della Calabria).

La mano meccanotronica di Qb (spin-off dell'università di Pisa)

La mano meccanotronica di Qb (spin-off dell’università di Pisa)

Di utilizzo anche medico un robot giapponese della Cyberdyne, con esoscheletro per processi riabilitativi o per sollevare pesi in sicurezza. Tra i robot tedeschi quello della Dkmi con feedback tattile per operazioni a distanza. Potrebbe servire per sostituire l’uomo operando in contesti pericolosi, come una centrale nucleare. I giapponesi ne sanno qualcosa. Chiaro che la Germania, molto forte come il Giappone nell’industria meccanica, è interessata alla robotica industriale. Sempre più mansioni lavorative possono essere svolte da una macchina.

Il robot "barista" della Denso

Il robot “barista” della Denso

Servirà un reddito di cittadinanza per compensare la perdita di occupazione e il relativo calo dei consumi? Questo sì, sarebbe fantascienza. Per ora i robot in fabbrica non hanno niente a che vedere con gli umanoidi e gli esoscheletri, ma sono macchinari sofisticati che svolgono funzioni che prima richiedevano l’intervento dell’uomo. Un robot della Denso (140mila dipendenti in 38 paesi), multinazionale pioniera, può testare uno schermo touch usandolo in modo intelligente ed evitando un lavoro noioso e ripetitivo.

Un robot è soprattutto intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale è la frontiera che più ha cambiato la società, il nostro modo di vivere, ed è sempre più impalpabile, astratta. Si integra con la realtà attraverso il mondo delle Internet of things, Internet delle cose. Internet e le cose quotidiane, “la vita materiale” per dirla con Marguerite Duras. Banalmente: ormai con un telefonino si può comandare l’antifurto, il riscaldamento, l’aria condizionata, solo per citare alcune funzioni elementari. Niente di trascendentale, si tratta di una integrazione a portata di mano. Basta avere idee buone e applicarle alle nuove tecnologie.

Il premio per l’innovazione nella categoria emergenti al Cebit è stato vinto da Plantix, applicazione creata in Germania per individuare le malattie delle piante e le relative cure. Si può utilizzare in un piccolo orto urbano così come in un contesto di aerea tropicale in via di sviluppo. Basta scattare una foto della zona malata della pianta e il sistema automaticamente la confronta con un database di patologie. Non siamo ancora arrivati invece a un ultrasuono che tenga lontano le zanzare e riduca la malaria: esiste solo la famosa applicazione burla.

A proposito di Internet delle cose
Edward Snowden, su cui Oliver Stone ha girato un film, uscito alla fine del 2016, ha parlato del rischio che più spaventa chi sta sviluppando tecnologia di questo tipo: l’hackeraggio di strumenti di uso comune, dalla macchina per lavare i panni alla macchina nel senso di automobile. Nel complesso, pur vivendo in esilio in Russia – dove lo ha appena raggiunto la compagna Lindsay -, Snowden si è dichiarato “abbastanza ottimista”.

Sostiene che le aziende produttrici possono sviluppare sistemi di difesa tali che il costo di una effrazione elettronica sarebbe molto maggiore dei benefici che un hacker malintenzionato potrebbe ricavarne entrando in un sistema: “Se il prezzo da pagare per bucare un dispositivo supera il valore delle informazioni che si possono raccogliere, ecco, questo è il miglior rimedio possibile al dilagare della sorveglianza”.

Altri sostengono che corriamo grossi rischi. Ormai siamo convinti di guidare una macchina, di schiacciare un acceleratore e un freno nel senso meccanico del termine. Invece si tratta di funzioni completamente digitalizzate. Basterebbe quindi poco per violarle con effetti potenzialmente disastrosi. Quale autovettura è dotata di una barriera protettiva? Per creare il business della protezione, bisogna prima hackerare a tutto spiano. Vedi virus dei computer. Con una macchina da lavare al massimo ti si restringe il bucato.

Il nodo della Cibersecurity
Il tecnico della Nsa fuggito dopo avere rivelato i sistemi di controllo dice di non essere affatto pentito: “Rifarei tutto, dall’inizio alla fine”. Qualcosa grazie a lui si è mosso: “Le mie azioni hanno innescato più cambiamenti legislativi sulla sorveglianza in quattro anni di quanti ce ne siano stati negli Stati Uniti nel corso dell’ultimo trentennio”. Certo la grande partita è con la Russia, argomento che Snowden non può affrontare serenamente, date la sua situazione. Putin ha lanciato l’idea di una conferenza internazionale sulla Cibersecurity, ma qualcuno l’ha presa come una beffa dopo l’intervento nella campagna elettorale per affossare Hillary Clinton.

Snowden, che non è certo per Trump, dice che l’intervento russo non ha avuto effetto, mentre ce l’ha avuto quello dell’Fbi. Oggi arrivano anche alcune rivelazioni Wikileaks su un sistema usato dalla Cia per entrare nei computer Apple senza password. Niente di trascendentale. Ma è parte di un manuale della “perfetta spia digitale” che sta uscendo a puntate. Si cerca la talpa, che sta dando a Wikileaks le informazioni.

Come dice il campione di scacchi Kasparov: “Everybody can edit Wikipedia. Only Kgb can edit Wikileaks (Tutti possono editare Wikipedia. Solo il Kgb può editare Wikileaks”. Il Kgb non esiste più, si chiama Fsb ora, ma il senso della frase è chiaro. In russo la parola robota non vuol dire lavoro duro, come in ceco (sono lingue imparentate), ma lavoro normale. Alla fine di Rur, la pièce di Čapek, gli umanoidi si umanizzano, acquisiscono un’anima. Facile dire che il rischio nella realtà è che la perdano gli uomini, ma non per questo meno vero. Aspettiamo il finale. Per ora sarebbe già molto se qualcuno che ha perso l’uso della mano lo riacquistasse grazie alla tecnologia.

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli