La Presidente e le Consigliere


Le donne con ruoli di responsabilità aumentano, ma resta la disparità di trattamento con gli uomini


La Presidente e le Consigliere

Pochi mesi fa sono diventata presidente del Centro Teatrale Bresciano. Siamo TRIC – cioè Teatri di Rilevante Interesse Culturale, secondo un decreto del Ministero dei Beni Culturali -, abbiamo un bilancio, sovvenzioni dello Stato e contributi di enti pubblici e privati, un collegio di revisori dei conti, personale assunto sia a tempo determinato sia indeterminato. Produciamo spettacoli che poi vengono rappresentati in altri teatri italiani (in questo periodo, per esempio, una Medea con Franco Branciaroli), e a nostra volta ospitiamo produzioni altrui.

Quando vado a Brescia, la città dove sono cresciuta e dove non abito più da tanti anni, mi chiamano “Presidente”. Presidente di qui, Presidente di là… All’inizio mi capitava di voltarmi per capire con chi stessero parlando: scrittori e giornalisti come me sono di solito poco abituati a formalità, titoli e appellativi. Non è tutto: sono la presidente di un Consiglio di Amministrazione composto da tre consiglieri donna su quattro. In pratica, tra di noi c’è un solo maschio.

Pari opportunità, ma a titolo gratuito
«Avete notato?», ha chiesto un giorno una consigliera, «Siamo quasi tutte donne! Il mondo sta cambiando!» ha sottolineato con orgoglio, evidenziando quale meraviglioso momento stessero vivendo le pari opportunità nell’avanzatissima Brescia.

Ma subito si è alzata la voce di un’altra consigliera, più scaltra: «Peccato che siamo qui a titolo gratuito e volontaristico. Tenete presente che fino a poco fa, quando i CdA erano composti solo da maschi, le cariche prevedevano compensi e sontuosi gettoni di presenza. Migliaia di euro ogni volta che presidente e consiglieri si riunivano. Infatti si riunivano in continuazione, anche quando non c’era assolutamente nulla da dire».

Orgoglio di genere, una sfida difficile e stimolante
Da quel giorno il tema dell’orgoglio di genere non è più stato affrontato. Cercheremo piuttosto una giovane drammaturga che sappia raccontarlo in un testo teatrale, alla ricerca di una scossa di orgoglio quantomeno produttivo. Tra l’altro, quando mi era stata proposta la presidenza, avevo chiesto consiglio ad alcuni conoscenti. Le donne mi spingevano ad accettare la sfida, gli uomini mi chiedevano subito quanto sarei stata retribuita e, appreso che si trattava di una carica pro bono, mi facevano invariabilmente presente che presiedere un CdA espone a eventuali indagini della magistratura: perché farlo se non c’è nulla da guadagnare?

La realtà è che non esiste leadership femminile possibile se non si comincia ad acchiappare quel che c’è, pur constatando che le pari opportunità sono ancora lontanissime da raggiungere. È stimolante il lavoro che ci aspetta, e parlo dell’intero mondo femminile: l’impegno è quello di trasformare le nostre leadership azzoppate nella sfida a chi ha gestito prima di noi, circondandosi di agi che ora paiono anche moralmente ingiustificabili. Con la consapevolezza che l’interminabile crisi in cui galleggia il Paese è la scusa comunemente utilizzata per coprire ogni forma di disparità di trattamento.

L'autore

Camilla Baresani

Camilla Baresani Scrittrice. Di origine bresciana, vive a Milano. È autrice di romanzi - gli ultimi due sono "Gli sbafatori", Mondadori e "Il sale rosa dell'Himalaya", Bompiani -, di saggi e di racconti. Collabora con diversi giornali, tra cui "Io Donna" e "Sette" del "Corriere della Sera", "Il Foglio", "IL" di "Il sole 24 ore" e "LINC". È docente di Scrittura creativa al Master in giornalismo multimediale della università IULM ed è presidente del Centro Teatrale Bresciano.