L’automazione del lavoro non fermerà gli High-skilled


All’incontro organizzato a Milano da ManpowerGroup, il Ceo Jonas Prising spiega come gestire la rivoluzione 4.0


L’automazione del lavoro non fermerà gli High-skilled

Se l’automazione del lavoro fa paura, bisogna trasformare questo timore nel punto di partenza per migliorare le competenze dei professionisti di domani. È questa la strategia proposta da Jonas Prising, CEO ManpowerGroup durante la tavola rotonda “Skills Revolution: it’s time to develop future talent” (nella foto in evidenza), organizzata nella sede milanese del gruppo il 5 aprile.

Accanto a Prising ad affrontare il tema della digitalizzazione Mara Swan, Executive vice-president e Stefano Scabbio, presidente per Area Mediterranea ed Europa Orientale di ManpowerGroup. Al centro del dibattito il lavoro del futuro e le sfide che dovranno superare aziende e dipendenti per uscire indenni dalla cosiddetta Quarta rivoluzione industriale.

Jonas Prising, CEO ManpowerGroup

Jonas Prising, CEO ManpowerGroup

High-skilled contro Un-skilled, la tecnologia salva solo i primi
«Siamo a un bivio – spiega Prising – il digitale avrá un impatto forte sull’occupazione. Per effetto dell’ingresso dei robot sul mercato perderemo quei mestieri che oggi non richiedono competenze elevate. L’unica alternativa è evolverci e formare figure specializzate». In quest’ottica diventa cruciale costruire una rete tra chi insegna, tra chi fa formazione e chi offre lavoro.

Scuole e universitá devono in breve ricucire il rapporto con le imprese, garantendo loro di poter trovare sul mercato giovani preparati. Un compito complicato considerando che, in media, gli effetti delle riforme scolastiche si vedono soltanto dopo quarant’anni. E già, secondo il Ceo di ManpowerGroup, il mondo della scuola è in ritardo.

In molti Paesi l’educazione
è ferma alla prima
rivoluzione industriale

Mancano le policy – sentenzia – e dove ci sono carenze di offerta nel settore pubblico si creano disuguaglianze. Abbiamo intere generazioni educate in modo qualitativamente differente, penso ad esempio alle scuole private negli Stati Uniti che surclassano le pubbliche».

Per Prising l’ambizione di fondo degli individui dev’essere il rimanere competitivi colmando anche le proprie lacune: «Se un’impresa, un Paese o una persona oggi vuole competere su un mercato internazionale il suo skill set deve essere impeccabile e in continuo aggiornamento perché siamo davanti a cambiamenti rapidissimi».

manpower-2I Millennials tra flessibilità e voglia di stabilità
Un capitolo a parte è quello dei millennials, generazione nativa digitale che si trova immersa in un mondo del lavoro ostico. «Non vedranno mai la pensione, sono disposti a cambiare impiego più volte e nel loro orizzonte non esiste il posto fisso – dice Prising – ma dalle nostre ricerche sappiamo che vogliono raggiungere la stessa stabilitá dei genitori. E possono farlo solo lavorando sulla loro occupabilità».

Cosa fare per supportarli? Per Prising oltre ai politici sono i leader aziendali a dover intervenire favorendo il ricambio generazionale. Un’emergenza soprattutto in Italia dove Stefano Scabbio sottolinea la necessità di correre ai ripari. «Se guardiamo i ranking in Europa siamo tra gli ultimi Paesi quanto a digitalizzazione, età pensionabile e cooperazione scuola/imprese – racconta -. È per questo che nel settore automotive collaboriamo con gli istituti e abbiamo lanciato il programma Power U Digital per migliorare le competenze dei più giovani. Una volta in azienda saranno così i maestri dei colleghi senior». Un modo per arrivare a costo zero all’up skilling, ovvero il miglioramento delle capacitá giá esistenti, e dall’altra al reskilling ovvero una ristrutturazione delle capacitá dei lavoratori.

Le donne ancora in difficoltà
In un mondo del lavoro automatizzato una delle categorie, oltre agli unskilled, che rischia di venir penalizzata è quella delle lavoratrici. Secondo il Global Gender Gap Report 2016 a incidere su questo impasse femminile sono due fattori: la differenza salariale e la minor partecipazione rispetto agli uomini al mercato del lavoro. Mara Swan, executive vice-president di ManpowerGroup, ha infatti posto l’accento durante il dibattito sulla questione di genere e sulla necessità di misure straordinarie nelle aziende per contrastare la disuguaglianza.

«Il gender gap non si è chiuso e ci sono ancora troppe poche donne nelle posizioni apicali delle aziende – aggiunge – è una questione soprattutto culturale, va cambiata la mentalitá». E suggerisce un modo per ribaltare l’impostazione classica: «Invece di chiederci perché assegnare responsabilitá a una donna dovremmo domandarci perché non farlo?». Un quesito che dovrebbero porsi per primi Ceo, manager e leader perché, secondo Swan, è dal buon esempio che parte la rivoluzione culturale.

L'autore

Diana Cavalcoli

Diana Cavalcoli Laureata in Lettere, si specializza in Cultura e storia del sistema editoriale all’Università degli studi di Milano. Frequenta il Master in giornalismo Walter Tobagi ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2015. Ha lavorato per Adnkronos a Milano e attualmente scrive per il Corriere della Sera occupandosi di lavoro, startup e innovazione