A tu per tu con Andrea Delogu


Leadership nell’informazione: intervista al vice direttore generale Informazione di Mediaset


A tu per tu con Andrea Delogu

Quando si finisce di essere leader per sé stessi e si inizia ad esserlo per gli altri?
«Quando ci si dimentica degli altri. Bisogna agire nella consapevolezza che la collettività non è che un insieme di individualità. A valere è il concetto di “curva normale” e il leader è la persona che cerca d’immedesimarsi nella pancia, nella campana della curva normale, senza dimenticare i “segmenti” che nascondono idee buone e innovative».

Il sistema di comunicazione odierno vede l’esistenza di meccanismi che ricorrono al pubblico come strumento per “fare pressione”, il pubblico sembra essere più protagonista…
«È l’effetto “perverso” della disintermediazione. Con la tecnologia si presuppone di poter “disintermediare” rispetto all’utente finale, saltare dei passaggi e degli interlocutori. Non è così. Persino i social prevedono una mediazione, a partire dalla tecnologia, ovvero dall’algoritmo. È lui a decidere il posizionamento di certi temi o persone d’interesse, il che non è sinonimo di verità ma significa che i motori di ricerca capiscono che quel tema, quel post, hanno valore per una certa comunità.

La disintermediazione, però, non è parimenti di natura contenutistica: il logos così come valeva nell’epoca di Omero vale oggi. 
Non va comunque intrapresa una lotta con gli algoritmi, sarebbe bizzarro. Gli algoritmi ti danno la possibilità di raggiungere individui, quindi masse, altrimenti irraggiungibili. Il leader deve però pensare alle relazioni reali, ai suoi luoghi e protagonisti, corpi intermedi, partiti, sindacati.. Questa consapevolezza e la capacità relazionale sono insostituibili».

Leadership e lobbying: quale delle due è – o dovrebbe essere – al servizio dell’altra?
«Vanno di pari passo. Solitamente vediamo il lobbista accanto a un leader, ma il lobbista non è un leader. 
Il lobbista deve essere prima di tutto riconoscibile, proprio per la natura del suo operato: cercare, attraverso le leggi e la scienza della comunicazione, di supportare la validità di una scelta, privata o pubblica. 
Il leader, dunque, deve servirsi di lobbisti, ma andando oltre, guardando avanti. Deve contare sul loro lavoro, ma superarne l’operato».

Domanda diretta: oggi è più facile imporsi come leader?
«No, è più difficile. Oggi si può avere la presunzione di essere bravi nella comunicazione perché si hanno milioni di followers. 
A causa del marketing virale, puoi essere messo su una “falsa pista” da un eccesso di socializzazione virtuale che ti fa perdere di vista le singole individualità.

Il leader deve
essere attento
alla qualità delle relazioni

Ad esempio non si possono paragonare i like alle copie di un quotidiano: la qualità, non solo la quantità, fa la differenza, per un partito come per un’azienda. 
Oggi per il leader diventa ancora più rischiosa la hybris, la tracotanza legata al rapporto con i new media. Il leader deve utilizzarli in modo attento e consapevole. Altrimenti i nuovi media rischiano, loro, di utilizzare il leader. Senza che i lobbisti abbiano il tempo di accorgersene…».

“L’arte di indurre qualcuno a fare quel che volete voi, con la convinzione che sia lui a volerlo fare”. Così Dwight Eisenhower dipinge la leadership. È condivisibile?
«È rispondente. Deve esserci forte identificazione tra individuo – leader e individuo – massa. 
L’uomo sa immedesimarsi. Un leader racconta al suo popolo che dovrà versare sudore per vincere la guerra. Sapendo di galvanizzarlo. Un’identificazione che il leader crea anche attraverso i mezzi di comunicazione».

L'autore

Mario Benedetto Mario Benedetto è nato a Firenze nel 1983. Giornalista professionista, è oggi tra i più giovani dirigenti della comunicazione. Ricopre attualmente il ruolo di Direttore Comunicazione di Confagricoltura, veste in cui è stato coinvolto nelle attività dell’Esposizione Universale 2015 di Milano. Il suo profilo è caratterizzato da un percorso manageriale solido e da un’esperienza editoriale, giornalistica che va dalle attività autorali alla conduzione radiofonica - “Generazione Nova” è il titolo del programma in diretta, che ha ideato e condotto su Rai Radio Uno - fino al recente contributo alla scrittura di “Don Matteo”, nota serie di successo della Rai, dove Mario ha lavorato come collaboratore ai testi ed autore. Ricopre incarichi di docenza e formazione alla Business School della Luiss Guido Carli. Qui si è laureato in Comunicazione politica, economica ed istituzionale e dalla sua prima tesi triennale ha preso spunto il suo libro d’esordio “L’Italia di K”, dedicato al pensiero di Francesco Cossiga ed agli incontri avuti con il Presidente “picconatore”. “Fenomenologia della segretaria” è invece il titolo della sua ultima pubblicazione. Scrive per “LinC”, magazine edito dal Gruppo Manpower ed Rcs. Cura il blog “GenerAzioni” su TgCom24.it ed è presenza regolare nei programmi d’infotainment di Mediaset. È membro di The Aspen Institute. Ha sviluppato un legame particolare con diverse realtà del suo Paese avendo vissuto, per la professione del padre Generale dei Carabinieri, in molte città d’Italia.