Libertà in azienda, un pass per il successo


All’incontro “Future Uploading” Paolo Gallo ha spiegato le regole per fare carriera senza rinunciare ai propri valori


Libertà in azienda, un pass per il successo

“Chi ha paura della morte muore ogni giorno. Chi non ha paura della morte muore una volta sola”.
Paolo Gallo, direttore del World Economic Forum, cita Paolo Borsellino – il quale a sua volta citava il Giulio Cesare di Shakespeare -, per incoraggiare, sia pure con un esempio estremo, la libertà di scelta, il perseguimento di una carriera che non rinuncia al proprio orizzonte di valori. Gallo non esalta la splendida dissipazione, il magnifico sperpero del capitale umano in nome degli ideali, ma al contrario considera la condivisione dei valori di fondo un fattore decisivo del successo oltre che della felicità professionale, elementi inscindibili.

Il manager che si muove in ambiente aziendale di cui condivide i principi di fondo si sente libero e ha più probabilità di fare successo. Paolo Gallo ha raccontato questa e molte altre storie di passione e sacrificio all’incontro “Future Uploading”, che si è svolto presso Talent Garden a Milano, con Francesca Maria Montemagno, cofounder di Smartive (società che aiuta le aziende a cambiare la cultura manageriale in senso digitale) e Serena Scarpello, editor di Linc, mediapartner dell’evento.

Paolo Gallo

Paolo Gallo

Una visione da condividere
«Abbiamo bisogno di missionari non mercenari» ha detto Gallo. Naturalmente la libertà, ovvero la scelta di un’azienda di cui si condivide la visione generale, non è un obiettivo facile a cui tendere in un momento di crisi e disoccupazione giovanile, tanto meno in Italia. La dedizione alla causa resta un fattore chiave del successo professionale, ma si rende possibile quando c’è passione e un idem sentire. Se non c’è uno non ci può essere neanche l’altra.

Gallo ha appena pubblicato con Rizzoli un libro giunto (“inaspettatamente” per lui) alla quinta edizione, La bussola del successo, dove cerca di trasmettere le regole per fare carriera restando liberi. Dedizione quindi, ma anche visione del proprio orizzonte di valori professionali per evitare di finire triturati in sistemi aziendali di cui si condivide poco o nulla.

Cosa fa di un capo un buon capo
Gallo ha fatto un test chiedendo ai presenti qual è la caratteristica del leader che più hanno apprezzato nel corso della carriera. Le risposte sono state varie: da “onestà intellettuale”, a “competenza” a “empatia”. «Nessuno – ha detto Gallo, che pure si è laureato alla Bocconi – ha parlato di una laurea alla Bocconi». In altre parole, non sono le competenze tecniche, le hard skills, che fanno la differenza, che fanno scattare la scintilla. Sono le qualità più generali, le soft skills, tutto quanto resta impercettibile e non si può misurare, a fare di un capo un buon capo e di un manager un buon manager.

img_3119La storia di una leader
Gallo ha raccontato la storia di Ngozi Okonjo-Iweala, nigeriana, che è stata il suo capo in qualità di managing director alla World Bank: «Una donna tostissima, con un carattere forte e con la quale non sempre era semplice lavorare». Quando è stata nominata in Nigeria ministro delle Finanze, Ngozi Okonjo-Iweala ha scoperto che gran parte dei dollari che arrivavano per le esportazioni di petrolio sparivano.

Ha cercato di mettere fine alla ruberia e hanno sequestrato sua mamma, Kamene Okonjo-Iweala, di 85 anni, chiedendo di interrompere il repulisti altrimenti avrebbero fatto fuori la donna. La ministra ha chiamato il padre, il quale le ha detto di fare come credeva, di agire in base al suo sistema di valori. Nel giro di poche ore la donna era libera. Ngozi Okonjo-Iweala si è opposta al ricatto. I leader sanno dire di no. Sono arrivati in vetta proprio perché non si adeguano acriticamente alla visione altrui, affermano il proprio sistema di valori.

talent-garden-2Passione e disciplina: Flavia Pennetta
La dedizione, la passione restano una caratteristica fondamentale per il successo. In qualsiasi campo. Gallo ha fatto un altro esempio. E qui la fotografia sul grande schermo digitale di sfondo è cambiata: dal viso e dai vestiti colorati della Okonjo-Iweala alla figura smilza e minuta di Flavia Pennetta che alza le braccia al cielo lanciando la racchetta. «Il match-point decisivo nella finale storica di Flavia Pennetta all’Us Open del 2015 – ha ricordato Gallo – è stato un dritto incredibile, che ha battuto sull’angolo.

Quando è finito l’incontro, un giornalista italiano le ha detto: “Hai avuto una fortuna pazzesca nell’ultimo colpo!”. Lei l’ha preso per il bavero: “Da venti anni mi alleno cinque ore al giorno per fare questo colpo e tu mi vieni a dire che sono stata fortunata?”. Flavia Pennetta è alta un metro e settanta, pesa 58 chili, ma è riuscita a vincere l’Us Open perché ha una disciplina pazzesca. La disciplina è importantissima, non lo dico in senso militaresco, per ottenere qualsiasi risultato. Michael Jordan avrà sbagliato 14mila canestri in allenamento prima di metterla dentro».

Qualcuno provocatoriamente dal pubblico ha citato una teoria secondo cui chiunque con diecimila ore di applicazione può imparare un determinato compito. «Un conto è imparare, un conto è farlo bene. Un conto è credere di farlo bene. Un conto è farlo bene davvero. Io posso anche impegnarmi per diecimila ore sul campo da tennis, ma alla fine voi non paghereste per vedermi. Paghereste per vedermi andare via» ha concluso Gallo.

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli