Sono leader digitale…e me ne vanto!


Globalizzazione e tecnologia: non si tratta più solo di creare l’innovazione, ma anche di imparare a gestirla


Sono leader digitale…e me ne vanto!

A fine gennaio il convegno “High-Tech and Leadership Skills for Europe”, promosso dalla Commissione europea ha gettato nuova luce sulla cosiddetta leadership digitale (o eLeadership), concetto questo che ha preso forma ancor prima di possedere un nome e che da qui a pochi anni sarà un parametro codificato nella scelta di CEO e manager di aziende grandi e piccole.

Essere un leader digitale vuol dire, tra le altre cose, (1) possedere capacità strategiche per guidare staff dalle caratteristiche diversissime, ma anche per orientare e influenzare le scelte entro confini geografici, esplosi dalla globalizzazione, e funzionali (ruoli che anche solo pochi anni fa non esistevano, oggi sono imprescindibili); (2) essere business savvy, cioè saper comprendere come e quali modelli operativi innovare per mettere al passo o rilanciare un’azienda in un mondo che viaggia a velocità mai viste prima; (3) possedere una solida (se già esiste, o costruirsene una) conoscenza delle innovazioni stesse, tanto da trarre beneficio dalla tecnologia per guidare il cambiamento e sfruttare le opportunità che le innovazioni portano.

Una base condivisa di skills digitali
Viviamo nell’epoca della Trasformazione Digitale, dell’Industria 4.0, un tempo in cui gli eLeader passano da essere figure mitiche a professionisti dalle mansioni precise. E anche proprio per questo il progetto della Commissione europea sugli eSkills mira a fare chiarezza, a partire dalla definizione delle caratteristiche necessarie per valutare il livello delle diverse competenze: avere dei parametri riconosciuti permetterebbe alle aziende europee di scegliere da un bacino di candidati su una base condivisa di skills digitali e non.

Quella di oggi è una fase di passaggio, dove le generazioni più giovani già naturalmente possiedono familiarità (anche basiche) con le tecnologie digitali, mentre spesso il management è meno accorto e non sufficientemente preparato a interagire con le diverse mansioni aziendali, o non è totalmente a conoscenza delle innovazioni che possono, per esempio, migliorare i processi. In questo quadro, i leader digitali si situerebbero allora a cavallo tra la tecnica e la gestione economica, le risorse umane e la produzione: capaci di ottimizzare e comprendere la forza-lavoro, sanno dialogare con essa per modellare i processi o le forniture di servizi e attuare le svolte necessarie per cambiare il passo di realtà magari ferme su standard obsoleti.

Il rischio della concorrenza internazionale
La carenza di eLeader in Europa è chiara, con trend che sarebbero nell’ordine delle decine di migliaia l’anno, una discrepanza tra domanda e offerta che porterebbe molte aziende degli stati membri entro meno di 10 anni a faticare seriamente contro la concorrenza internazionale. Incapace di stare al passo con il resto del mondo, l’UE si troverebbe a rincorrere e “importare” professionisti senza saperne produrre di propri.

In questo quadro allora, la definizione di un Indice delle competenze dell’eLeader, unito alle iniziative che preparano i manager, li formano da zero o aggiornano le loro competenze, e una più quotidiana frequentazione con la tecnologia possono diventare gli elementi normalizzanti che traghettano verso il futuro la competitività e – di conseguenza – i lavoratori stessi, professionisti sempre più specializzati e meno semplici lavoranti.

L'autore

Maria Paola Mosca

Maria Paola Mosca Appassionata di arte contemporanea, è giornalista freelance e si occupa di comunicazione, creatività e grafica. Vive in una città a sud di Rotterdam, su un'isola del delta del Reno @emmepi