Obama a Milano: l’invito a un futuro sostenibile


Sul palco di “Seeds and chips” l’ex presidente Usa parla di ambiente, politiche del lavoro, cultura del cibo e leadership


Obama a Milano: l’invito a un futuro sostenibile

Dall’accordo di Parigi sul clima «momento di azione collettiva senza precedenti» alla creazione di una cultura del cibo «che sia più sano», fino alle politiche del lavoro e ai leader del futuro. Il messaggio dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel discorso dal palco del “Seeds and chips”, il summit internazionale sull’innovazione alimentare svolto nell’ambito della fiera TuttoFood di Milano Rho, va in diverse direzioni pur avendo un unico filo conduttore, quello della sostenibilità. Chiave strategica per un futuro migliore.

Non è un caso se l’ex inquilino della Casa Bianca ha parlato anche del suo impegno a «formare la prossima generazione di leader» nel mondo e «creare una rete efficiente di attivisti globali». E ha spiegato che la leadership globale deve fare i conti proprio con le sfide legate ai cambiamenti climatici e ai problemi alimentari in un pianeta che può contare su sempre meno risorse. Proprio nei giorni scorsi, a Chicago, l’ex presidente ha presentato il progetto del futuro Centro che prenderà il suo nome e il cui compito principale, parola di Obama, «sarà di formare una prossima generazione di leader americani, in grado di fare la differenza nelle loro comunità».

Barack Obama durante il suo discorso

Barack Obama durante il suo discorso

I leader del futuro e le politiche del lavoro
Sul palco Barack Obama ha annunciato che nei prossimi anni vuole aiutare «i giovani che oggi hanno fra i 20 e i 25 anni a lasciare il loro segno nel mondo», dedicandosi alla creazione di un’istituzione. Un progetto del quale ha avuto modo di discutere anche con l’ex premier italiano Matteo Renzi. L’obiettivo è quello di «creare una rete efficace fra Paesi per sostenere i giovani nel mondo della politica, degli affari, del giornalismo o delle Ong».

Nel suo discorso Obama ha parlato anche del lavoro del futuro. La tecnologia nel mondo «sta creando in molti settori dell’economia – ha spiegato – alta intensità di capitale e meno richiesta di mano d’opera, e tutto questo diventerà un problema nel mondo avanzato. È una delle cose che mi preoccupa di più: sono certo che in molti Paesi del Medio Oriente e del sud dell’Asia questo è parte del problema che fomenta la radicalizzazione e il terrorismo». Nel futuro, con l’innovazione tecnologica e l’evoluzione della robotica «tutti dovranno lavorare meno e spalmare di più il lavoro». L’invito di Obama è quello di anticipare le problematiche che riguarderanno il mercato del lavoro e aprire da subito un dialogo per trovare delle soluzioni.

«Ma va cambiata – avverte – la mentalità su lavoro, sul reddito e sul valore delle persone. Su quelle professioni che non possono essere svolte da un robot, come l’insegnamento». L’ex presidente Usa ha fatto l’esempio di un’auto senza conducente: «Possiamo creare una vettura più sicura, senza incidenti, più pratica. Eppure in Usa 4 milioni di persone lavorano guidando, come conducenti, e questo consente loro di avere una buona vita». Cosa accadrà quando la tecnologia avrà eliminato settori interi? «Ecco perché – ha spiegato – serve da subito un dialogo interno perché tutti possano avere vita gratificante piuttosto che avere pochi che lavorano tantissimo e guadagnano moltissimi soldi e tanti che non riescono a tirare su la famiglia».

 cambiamenti-climaticiLa sfida dell’ambiente
Sul palco del summit Obama ha rivendicato quanto ha fatto negli otto anni del suo mandato per l’ambiente. «Una priorità che definirà i contorni del secolo più drammaticamente di ogni altra questione» perché tutti i Paesi ne saranno colpiti. Le parole sull’accordo di Parigi arrivano, tra l’altro, mentre il suo successore Donald Trump sta valutando se intende ritirare da quell’intesa gli Stati Uniti, proprio come aveva promesso in campagna elettorale. «L’accordo sul clima stretto tra Stati Uniti e Cina – ha spiegato l’ex presidente – è stato importante. Per questo, ci deve essere una leadership continuativa americana su questo problema. Gli Stati Uniti e l’Europa devono dare il buon esempio nel contrasto ai cambiamenti climatici, in particolare ai Paesi emergenti che ci stanno guardando».

Nel suo intervento Obama ha anche sottolineato che la Cop21 «non ha stabilito standard abbastanza elevati per risolvere i problemi, ma ha creato l’impalcatura per cui ogni Paese può ridurre le emissioni di gas serra e fare di più». Ormai negli Usa le regole sulle emissioni inquinanti degli autoveicoli sono già stabilite a livello locale. L’amministrazione Trump ha di certo idee diverse «ma – ha detto Obama – questo fa parte della democrazia». Secondo l’ex presidente Usa è necessario «cambiare anche il modo in cui si fa agricoltura» che, nel giro di pochi decenni «potrebbe essere causa del 60-70% delle emissioni di gas serra a livello mondiale». La strada giusta? «Bisogna investire sull’agricoltura anche attraverso privati e con le ultime tecnologie disponibili.

Dobbiamo intraprendere
un percorso
verso un futuro sostenibile

I rischi
Una delle conseguenze del cambio climatico riguarda le carestie e la difficoltà nel produrre cibo. L’ex presidente americano lo ha sottolineato, ricordando come in Europa «i rifugiati non arrivano solo per le guerre, ma anche per le carestie». Le conseguenze nel futuro? «Se non intraprendiamo le azioni necessarie la migrazione continuerà e diventerà peggiore». Eppure qualcosa si può fare. Qualcosa è stato già fatto: «Combattiamo malnutrizione e fame. Ci sono dei successi – ha spiega Obama – dato che le persone malnutrite sono diminuite di 160 milioni. Sono stati attivati microfinanziamenti dei Paesi in via di sviluppo. Nessuna popolazione è destinata alla fame o all’aumento delle temperature. Sono problemi creati dall’uomo che si possono risolvere».

Obama con Sam Kass sul palco

Obama con Sam Kass sul palco

La cultura del cibo
Riguardo a una cultura del cibo più sostenibile, le parole di Obama sono precedute da quanto fatto negli ultimi anni negli Stati Uniti dall’ex presidente e dalla moglie Michelle anche per combattere l’obesità. Una battaglia nella quale ha avuto un ruolo importante anche Sam Kass, suo chef-consigliere e artefice della rivoluzione salutista alla Casa Bianca. Anche lui presente al summit. «Alla Casa Bianca le ho cucinato migliaia di bistecche» gli ha ricordato. «Beh, facciamo centinaia» ha risposto Obama. L’ex first lady ha girato il Paese per promuovere la sua campagna “Let’s Move” per il movimento (in particolare tra gli adolescenti), oltre a sostenere modelli alimentari ricchi di frutta e verdura.

Michelle Obama alle prese con l'educazione all'alimentazione sana

Michelle Obama alle prese con l’educazione all’alimentazione sana

Obama ha ricordato come il tasso di obesità tra i bambini si sia ridotto per la prima volta in trent’anni, facendo presente che combattendo questa malattia «si riducono anche i costi sanitari» e si possono «incanalare questi soldi e alleviare la povertà in tanti luoghi del mondo». Nel 2010 Michelle Obama aveva lanciato un programma che concedeva finanziamenti federali per pasti con meno calorie, sodio e grassi saturi trans, aumentando frutta, verdura e cereali integrali. Proprio nei giorni scorsi, il nuovo ministro dell’agricoltura Sonny Perdue ha allentato gli standard nutrizionali per i pasti degli studenti, posticipando la riduzione del sodio, riducendo i cereali integrali e autorizzando il ritorno del latte dolcificato e aromatizzato.

Sulle modificazioni genetiche Obama ha detto: «Va bene essere cauti e prudenti, ma non possiamo essere semplicemente chiusi». E ha evidenziato: «Il riso oggi non è lo stesso di quello che mangiavano 1000 anni fa. L’umanità ha imparato dall’esperienza». Il messaggio è chiaro: «Non possiamo arrestarci e smettere di scoprire nuove cose. Servono però reti di sicurezza».

Milano, l’eredità di Expo e la Davos del cibo
All’inaugurazione di TuttoFood il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina ha sottolineato come con il summit si raccolga «il lavoro dei sei mesi di Expo», ma anche il sindaco Giuseppe Sala, che ha consegnato le chiavi della città a Obama, ha sottolineato come «sul tema dell’alimentazione Milano può costruirsi una leadership” anche “se c’è ancora molto da fare». «In questo senso – ha aggiunto – la visita di Obama è importantissima e segue proprio la presenza della moglie Michelle durante Expo». L’idea di Sala è quella di proseguire il percorso e «istituire qui una Davos del cibo», ossia un forum dell’alimentazione. La prossima sfida di Milano.

L'autore

La redazione di LINC

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