Mobilità internazionale, un valore per talenti e aziende


Al Talent Talk di Human Age Institute il confronto sul tema della multiculturalità negli ambienti lavorativi


Mobilità internazionale, un valore per talenti e aziende

La mobilità internazionale è ormai un’esigenza per talenti che non vogliono, e non possono, avere confini. Tra poche settimane in Cina milioni di studenti affronteranno il temutissimo Gaokao, un esame che decide della loro possibilità di accedere alle migliori università e fare carriera, sulla scia millenaria delle prove con cui – in teoria – qualsiasi cinese poteva accedere alla casta imperiale dei funzionari-mandarini. Il fatidico e difficilissimo test è stato evocato durante un incontro sul tema “Mobilità internazionale e talento” durante il quale Stefano Caselli, prorettore della Bocconi per gli Affari internazionali, ha dialogato con Stefano Scabbio, presidente di ManpowerGroup per il Mediterraneo e l’Europa dell’Est dell’esperienza internazionale nella formazione e nello sviluppo dei talenti.

Studenti cinesi alle prese con il Gaokao

Studenti cinesi alle prese con il Gaokao

L’economia globalizzata e l’esperienza internazionale
L’università di Vancouver ha gli studenti cinesi con la media Gaokao più alta al mondo. In altre parole il Canada sta attraendo i migliori talenti cinesi. E non solo quelli. Mentre il vecchio Donald Trump trasmette al mondo un’immagine di chiusura, il giovane e brillante Justin Trudeau va in giro per il mondo – passerà a breve anche da Milano – per vendere il Canada come terra dove investire, ma anche studiare e lavorare.

Naturalmente il Canada ha un’economia di dimensioni ridotte e gli Stati Uniti, come ha detto Caselli, sotto la superficie dei clamori trumpiani, continuano a essere un paese aperto. La Cina è comunque il nuovo soggetto protagonista: il flusso maggiore di domanda e offerta di lavoro internazionale, secondo Caselli, scorrerà tra Cina e Europa, anche se non bisogna trascurare la mobilità interna all’area di Schengen. Qualunque sia la direzione del flusso, in un’economia globalizzata conterà sempre più avere maturato esperienza all’estero, di studio o lavoro. E, spostando la prospettiva dall’individuo all’azienda, converrà assumere stranieri per acquisire mentalità internazionale. Ma quanto questi fattori sono e saranno decisivi. E come affrontarli?

Stefano Caselli, prorettore della Bocconi per gli Affari internazionali e Stefano Scabbio, presidente di ManpowerGroup per il Mediterraneo e l'Europa dell'Est

Stefano Caselli, prorettore della Bocconi per gli Affari internazionali e Stefano Scabbio, presidente di ManpowerGroup per il Mediterraneo e l’Europa dell’Est

Obbligatorio alzare l’asticella della sfida
Elena Gelosa, direttore marketing e comunicazione di Manpower Italia, ha premesso, introducendo l’incontro, che «per talento non si intende una capacità eccezionale ma la capacità di alzare l’asticella delle sfide sempre più in alto» , arricchendo nel percorso professionale gli altri e se stessi. Per quanto riguarda l’esperienza internazionale, Caselli ha espresso una posizione che definisce “radicale”: ormai rappresenta qualcosa di “obbligatorio”. In un Paese come l’Italia dove l’economia nel complesso non cresce, le aziende per avere sbocchi devono guardare nuovi mercati e hanno sempre più bisogno di persone che conoscano altri sistemi-paese.

Un’esperienza internazionale apre la mente e soprattutto consente di conoscere la cultura oltre che le leggi di un mercato estero su cui puntare. Caselli ha caldeggiato l’adesione al programma di scambio che permette agli studenti delle scuole superiori di passare un semestre o un anno all’estero: «È stata una conquista lunga – ha detto il prorettore della Bocconi -, anche io mi sono battuto. Il numero dei ragazzi che lo fanno è in aumento. L’inglese ormai è un dovere, non ha nulla di internazionale.

Il poter vivere
già sei mesi all’estero
è essenziale

Anche perché il periodo dai 16 ai 22 anni è decisivo nella formazione. Provare a sfidarsi e vivere in un’aerea diversa è fondamentale».

La scelta dei dipendenti stranieri e l’integrazione
Stefano Scabbio ha chiesto quali siano i criteri da valutare nell’assumere personale straniero. Secondo Caselli, bisogna evitare la fretta. A volte si guarda il passaporto, invece bisogna prendersi il tempo di valutare: «Invertiamo la prospettiva. Se io guardo ai laureati della Bocconi – spiega il prorettore – che hanno fatto un’esperienza all’estero, vedo il desiderio di investire sulla cultura di un Paese, vedo la passione per un Paese. Dobbiamo avere la pazienza di cercare le persone che abbiano quel desiderio, quella passione. Non dico che debbano sposare l’Italia, ma che abbiano voglia di costruire un percorso nel nostro sistema-paese. E poi occorre costruire l’integrazione giorno per giorno. L’integrazione costa moltissima fatica, è una grandissima rottura di scatole: bisogna perdere tempo, avere capi lungimiranti. A Londra non è così perché Londra è un melting pot per definizione. L’integrazione non è necessaria a Londra. Già New York è una città estremamente chiusa, dove gli americani stanno da una parte e gli inglesi dall’altra».

Occorre adottare un approccio multiculturale, senza però dimenticare i propri valori. Le aziende americane possono essere globalizzate ma hanno ben ferma la bussola sui valori identitari. Non sempre in Italia, a livello aziendale, si percepisce una visione valoriale altrettanto chiara. «Mischiare il sangue fa sempre bene – afferma Caselli – ma senza un riferimento ai valori e all’identità, la multiculturalità diventa solo confusione, caos ed entropia».

La competitività del sistema Italia
Stefano Scabbio ha posto la questione della competitività del sistema Italia nella sfida globale per attirare talenti. Secondo Caselli, quando si cerca di proporre l’Italia come meta per studiare o lavorare, ci si deve rassegnare ad avere interlocutori che per dieci o quindici minuti si lanciano nella narrazione di negatività: scemenze e luoghi comuni che sono sempre gli stessi e in parte falsi. In realtà l’Italia ha elementi su cui puntare: la qualità della vita, la bellezza artistica, la sicurezza. Parigi, per dire, ha perso il 20 per cento degli studenti stranieri negli ultimi anni per via degli attentati terroristici.

milanoMilano, in particolare – più che l’Italia in generale – occupa una buona posizione, quarto o quinto posto, a seconda delle classifiche, per numero di studenti stranieri tra le città europee. I dieci atenei milanesi raccolgono 120mila studenti con passaporto non italiano: «Milano è percepita come una città a sé, ha una reputazione diversa rispetto a quella del resto del Paese. È addirittura sopravvalutata in questo momento. In un articolo del novembre scorso il Financial Time la presentava come la nuova Londra. Troppa roba».

La domanda a questo punto è un’altra. «Quanti studenti stranieri si fermano a lavorare a Milano, dopo avervi trascorso un periodo universitario?» chiede Stefano Scabbio. Non moltissimi per ora, ma Caselli è ottimista perché lo shopping sfrenato di aziende italiane da parte di buyer esteri avrà come conseguenza una crescita della multiculturalità negli ambienti lavorativi. C’è molto interesse, per esempio, rispetto a laureati cinesi che parlano bene italiano. In ogni caso, le università di Milano, non solo la Bocconi, sono piene di curriculum, tonnellate di curriculum di laureati stranieri che cercano lavoro in Italia. Purtroppo molte aziende italiane, soprattutto quelle non molto grandi, non sanno di avere l’esigenza di assumere talenti stranieri, fondamentali per la crescita. «Una volta che viene aperta loro la porta – conclude Caselli – bisognerà però accettare i cambiamenti che comportano in termini di mentalità. Altrimenti la multiculturalità resta solo “una bellissima etichetta”, sotto la quale c’è il nulla e tutto resta com’era».

L'autore

Antonio Armano

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli


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