Bambini, la tecnologia cambia le dinamiche di gruppo


Nella Giornata internazionale dedicata ai più piccoli, l’analisi sui cambiamenti nella loro capacità di relazionarsi


Bambini, la tecnologia cambia le dinamiche di gruppo

In questa fase di accelerazione del tempo, di intensificarsi delle innovazioni, i bambini cambiano sempre più rapidamente rispetto agli adulti: non solo in relazione a se stessi, ma anche alle generazioni che li precedono. I bambini che sono cresciuti con la Playstation o la xBox sono diversi da quelli che sono cresciuti con i tablet e ancora di più di quelli che sono cresciuti con lo smartphone: la loro capacità di relazionarsi, di vivere le dinamiche del gruppo – leadership compresa -, è diminuita nel corso dei pochi anni che separano la diffusione di questi oggetti. “Ordigni”, come li chiama il poeta Silvio Raffo.

In occasione della Giornata internazionale dei bambini, LINC propone una riflessione su questi cambiamenti e sull’impatto della tecnologia. Sui bambini di oggi, che potrebbero essere leader di domani. Quale differenza ci potrà mai essere tra un videogioco fatto con Playstation o la xBox piuttosto che con il tablet piuttosto che con i telefonini di ultima generazione a livello di impatto sull’infanzia?

polvere-di-fata BambiniL’effetto della tecnologia e il senso del gruppo
«Ho potuto osservare l’effetto dell’evoluzione della tecnologia sui bambini negli ultimi anni», spiega Chiara Bertinat, laurea umanistica, che lavora con i bambini a Milano e dintorni, intrattenendoli durante i matrimoni, le feste aziendali o di compleanno attraverso la società Polvere di fata  (nella foto al lato). «La differenza sta nella portabilità – spiega – perché lo smartphone si porta sempre con sé, mentre il tablet è più ingombrante, per non parlare di Playstation o la xBox. Quindi i bambini, appena c’è qualche screzio o frustrazione, tendono sempre più a uscire dal gruppo e rifugiarsi nella realtà virtuale, che hanno sempre a portata di mano».

Il senso del gruppo dunque è diminuito. Qual è la conseguenza di questo fenomeno così rapido e visibile a chi opera con l’infanzia? «Le dinamiche relazionali sono più difficili» dice Chiara Bertinat. «Per contrastare questa tendenza coinvolgiamo i bambini in giochi di gruppo dove sono sollecitati dal punto di vista psicomotorio. Cerchiamo di fare dei giochi che siano interattivi e richiedano capacità fisiche e motorie. Caccia al tesoro, staffette, corse, con sacchi e senza sacchi, ruba-bandiera». Come reagiscono? «Se l’adulto mentre cerca di coinvolgerli è a sua volta coinvolto, i bambini partecipano con maggiore intensità».

La leadership e lo stress
Esistono dinamiche di leadership? «In un gruppo di bambini c’è sempre uno che tende a imporsi e altri che tendono a seguirlo. I gruppi però non resistono a lungo.

Al primo problema
ci si rifugia
nel telefonino

Questi fenomeni valgono per tutti, per i bambini più grandi e più piccoli, per quelli di provincia e di grandi città? «Ci occupiamo di bambini dai due ai dieci anni. Quelli più grandi si annoiano più facilmente e si rifugiano prima nel telefonino. Basta andare a un matrimonio o in un ristorante.

I genitori, per evitare che i bambini diventino insofferenti, gli danno il telefonino e loro stanno buoni. I più piccoli giocano, quelli più grandi – diciamo dai sette ai dieci anni – chattano. Per quanto riguarda le differenze tra provincia e città, qualche anno fa si riscontrava in modo più sensibile che oggi. Prima quando andavo a Varese a lavorare, i bambini erano meno attivi, ma anche meno stressati, rispetto a Milano. Adesso è uguale, a meno che non vengano da un paesino sperduto».

pescara-2L’importanza del rapporto con la natura
Sara Acconciamessa vive a Pescara dove anima L’albero della vita  (nella foto a sinistra) e lavora con i bambini. È psicologa dell’età evolutiva. Sostiene che per contrastare l’effetto negativo e asociale delle nuove tecnologie, o meglio dell’abuso delle nuove tecnologie, sull’infanzia può essere molto utile il contatto con la natura. Perché? Quello con la natura non è in fondo un rapporto solitario? «I bambini di oggi hanno perso abilità psicomotoria rispetto a qualche anno fa. Non sanno più arrampicarsi sugli alberi. Il rapporto con la natura li porta fuori dalla realtà virtuale.

La natura
è un contesto
con tantissimi stimoli

Anche imprevedibile rispetto ai contesti organizzati in cui sono immersi: la scuola e le attività che svolgono dopo la scuola. Mantenere, o recuperare il rapporto con la natura è fondamentale».

E le dinamiche di gruppo? «Tra i bambini ce n’è sempre uno che tende a trascinare gli altri. Negli ultimi anni con il diffondersi dei telefonini, c’è una minore capacità di relazionarsi e anche di seguire chi tende a imporsi. Per quanto riguarda la leadership, anche sui social network tende ad affermarsi un leader, qualcuno che ha più seguito. Nella realtà oggi appena c’è qualche conflitto ci si rifugia nello smartphone, ma il conflitto, o meglio la capacità di gestire e superare il conflitto, è una parte essenziale dell’educazione alla socialità».

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli