Nuove sfide nell’era post-umana


La necessità di nuove competenze potrebbe portare a un mercato del lavoro basato sulla meritocrazia


Nuove sfide nell’era post-umana

In termini di rapporto con le tecnologie digitali, è come se fossimo bambini di circa otto anni e ci fosse stata regalata la nostra prima bicicletta. Un “razzo” scintillante, nuovo di zecca che fatichiamo a intuire dove ci possa portare; ma percepiamo che sarà lontano. Siamo in cima a una collina ripida e ci tratteniamo dal lanciarci nella corsa più veloce di sempre, verso la fine di un sentiero che scorgiamo appena. La voglia di lanciarci ed esplorare l’ignoto è troppo seducente e sappiamo già che compiere un atto di fede, verso il futuro di fronte a noi, non è un’opzione.

Di che bicicletta stiamo parlando? L’informazione ci ha fagocitati, rendendoci produttori oltre che consumatori, di una quantità di dati che fatichiamo a dominare e che inflaziona la qualità della conoscenza.

Nuove relazioni, nuove distanze
Abbiamo sviluppato un nuovo significato di relazione, imparando a interagire in luoghi virtuali dove la distanza spaziale e quella temporale sono azzerate. Abbiamo sviluppato nuovi modi di proporci ed essere persone. Sarebbe interessante conoscere il punto di vista di Pirandello di fronte al moltiplicarsi, tramite i social network, di teatri in cui abbiamo creato ed esposto nuove versioni della nostra identità.

Cambia il concetto d’intelligenza. La progressiva riduzione di costi e dimensioni dei circuiti elettronici ha consentito di rendere pervasiva e accessibile una enorme capacità di calcolo. I recenti investimenti del mercato automotive in macchine a guida automatica sono la prova che l’Intelligenza Artificiale è uscita dai laboratori d’informatica per trovare un mercato di sbocco. Ci saranno un’accelerazione repentina nell’evoluzione delle sue applicazioni e un cambiamento radicale nelle nostre abitudini e nei nostri stili di vita.

Gli scenari futuri
Nasceranno scenari che metteranno in discussione consapevolezze che hanno a che fare molto più con l’etica che con le tecnologie. 
Lo sviluppo tecnologico si accompagna con miti apocalittici fra cui previsioni funeste sulla perdita di posti di lavoro. Queste paure collettive dovrebbero essere confrontate con altrettante possibilità migliorative. Appare plausibile, ad esempio, che possa affermarsi un bisogno di nuove competenze, al contempo tecnologiche e umanistiche, per poter governare il cambiamento. Ciò potrà cambiare gli equilibri sociali in favore di una nuova forma di tecnocrazia.

Non sarà facile da accettare, però questo cambiamento potrebbe portare rapidamente all’affermarsi di un mercato del lavoro fondato sulla meritocrazia. 
Quanto sta accadendo mette in discussione i modelli di leadership tradizionali, a fronte di una rivoluzione che vedrà emergere la capacità, anzitutto, di cambiare grazie a un equilibrio di competenze. Queste dovranno essere, al contempo, tecniche e umanistiche, in modo da poter consentire di confrontare razionalmente paure e aspettative.

 

L'autore

Daniele Pes

Daniele Pes Head of Open Innovation and Digital Transformation in Altromercato, Board member in InnoVits, CIO in TAU-MA