Verso la deglobalizzazione. Che leader essere?


Dall’America first di Donald Trump alla Brexit in Inghilterra. Come rispondere all’esaltazione della sovranità nazionale


Verso la deglobalizzazione. Che leader essere?

Il termine globalizzazione risale all’inizio degli anni ’80 del Novecento e si deve al volume di Theodore Levitt intitolato Globalization of Markets. Questo saggio riassumeva il paradigma del “villaggio globale” di Marshall McLuhan, caratterizzato dal processo di interazione tra individui, istituzioni, Stati e mercati attraverso le reti di interdipendenza della Information and Communication Technology.

Sotto il profilo politico, la globalizzazione è all’origine dell’attacco allo Sato interventista in economia lanciato dai leader liberisti del mondo: Ronald Reagan negli Stati Uniti e Margaret Thatcher in Inghilterra. La sua traslazione nella teoria economica la si deve a studiosi, premi Nobel, quali Milton Friedman, Robert Lucas o Paul Romer.

Dal carisma al pragmatismo
L’accettazione di un mercato in cui l’unica regola era di non avere regole, conseguenza di una visione carismatica – e perciò poco realistica -, fu oggetto di una riflessione critica causata dalla crisi iniziata nel 2007 e di cui ancora oggi subiamo le conseguenze. Questo ha comportato il passaggio dal carisma al pragmatismo, spesso male interpretato col termine populismo. Attualmente, a distanza di circa quarant’anni, è ancora una volta il mondo anglosassone a essere protagonista.

Il primo attraverso un programma di contrasto alla globalizzazione, di rientro delle imprese che avevano delocalizzato e di ritorno alla esaltazione della sovranità nazionale sintetizzata nell’espressione America First; la seconda con la decisa attuazione del Brexit e, conseguentemente, con l’inizio della disgregazione dell’Unione europea.

Quest’ultima aveva anch’essa sposato la visione neoliberista, prima con l’Atto unico del 1986 e la libera circolazione dei fattori della produzione, poi con il trattato di Maastricht e l’accettazione acritica di un mercato come unico vettore – e strumento unificatore – dei due precedenti sistemi politici: capitalismo e socialismo.

L’economicismo dei globalisti
Roberto Esposito ha opportunamente scritto che oggi al populismo dei sovranisti risponde l’economicismo dei globalisti e che il loro comune nemico è la politica. Compito del Leader deve essere, a mio avviso, abbandonare l’ideologismo per un pragmatismo che deve lenire, se non risolvere, i due più gravi problemi della società contemporanea: l’ineguaglianza e la povertà, un tempo appannaggio delle nazioni economicamente arretrate, oggi della maggior parte delle popolazioni dei Paesi ricchi, segno di una nuova e sempre più conflittuale quotidianità.

L'autore

Giuseppe Di Taranto

Giuseppe Di Taranto