Successo? Le relazioni positive sono la regola d’oro


I rapporti tesi tra colleghi possono portare allo stress in ufficio: così le aziende puntano sul “Building bridge”


Successo? Le relazioni positive sono la regola d’oro

Per avere successo in ambito lavorativo non basta essere un asso del marketing, un leader autoritario, un genio, un oratore capace o un venditore brillante. Bisogna saper costruire relazioni positive con i propri colleghi. A sostenerlo è un’ indagine di Harvard che, seguendo i progressi di un gruppo selezionato di persone dal 1930 al 2010, ha evidenziato come la felicità sia strettamente legata alla qualità dei rapporti sociali. Una regola d’oro che vale anche in ufficio.

In ambito lavorativo è infatti strategico e salutare circondarsi di persone in grado di sostenerci e darci consigli disinteressati. Così si è in grado di prendere decisioni operative in modo più rapido, consapevole e condiviso. Se tra colleghi non ci si intende il rischio è quello di generare un circuito di negatività spesso controproducente. L’ufficio diventa un campo minato dove si agita una pluralità di solitudini, persone che non si parlano o peggio comunicano male tra loro.

Startup Stock PhotosI fattori dello stress negli ambienti di lavoro
Non a caso una ricerca internazionale condotta dallo studio Monster rivela che i fattori principali di stress nell’ambiente di lavoro sono: la relazione con il responsabile (40%), il carico di lavoro (39%), il bilanciamento tra vita privata e professionale (34%), e la relazione con i colleghi (31%). In breve è la teoria del “buon vicinato” applicata alla carriera. E non sorprende considerando che in media si passano 40 ore settimanali gomito a gomito con colleghi e superiori e che i loro umori, più spesso di quanto vorremmo ammettere, impattano sul nostro.

Ecco quindi che l’avere a che fare con persone ben disposte nei nostri riguardi può fare la differenza. L’esempio tipico è quello delle scadenze. In questi casi, quando subentra la frenesia che precede la data di consegna di un progetto, diventa cruciale l’esistenza di una rete amicale tra colleghi. In un ambiente lavorativo sano, dove conta la produttività e non il merito del singolo, il carico di lavoro extra verrà diviso equamente tra i colleghi. In un ambiente negativo ricadrà invece sulle spalle di una sola persona.

Le aziende e il benessere dei dipendenti. Da Google a Findomestic
La cooperazione tra i dipendenti sta diventando una preoccupazione anche per il management. Tanto che spesso si parla di connessione emotiva fra colleghi. Si tratta del cosiddetto “Building bridge”, ovvero il favorire la nascita di rapporti costruttivi in azienda. Un approccio, opposto al culto dell’ego e dell’individualismo, che sembra funzionare in diverse aziende italiane e straniere.

google-959059_1920Tra i big esteri spicca Google, società che nel 2017 ha organizzato una serie di incontri per prevenire gli attriti in ufficio. Corsi “anti-litigio” seguiti da 7 dipendenti su 10 per combattere pregiudizi e invidie da scrivania. La multinazionale è poi famosa per le feste, le gite e le vacanze tra colleghi: in particolare la settimana di sci nel Vermont e i picnic estivi. In Italia un caso di welfare aziendale che punta a migliorare le relazioni interne, oltre a Ferrero, è quello di Findomestic Banca. Qui i neo assunti vengono accolti con una festa di benvenuto, esiste una particolare attenzione alla condizione femminile e da due anni è diffuso il carpooling aziendale per la condivisione della macchina nei tragitti casa-lavoro. Sempre nella convinzione che i legami saldi tra pari sostengano la produttività collettiva.

Autocontrollo e disponibilità, i trucchi per le buone relazioni
Fare squadra, insomma, paga. Ma non sempre è facile. Per costruire rapporti positivi un primo step, è lavorare sulla propria intelligenza emotiva. Una capacità che poggia su due tipi di competenza, secondo lo psicologo di fama internazionale Daniel Golan: la prima capacità indispensabile è l’autocontrollo, la seconda è di natura relazionale ovvero la gestione dei rapporti umani.

Secondo Golan per migliorare la propria intelligenza emotiva è fondamentale osservare gli altri. Capire le persone aiuta a comprendere quale possa essere il miglior approccio nei loro riguardi. Un collega ansioso difficilmente sarà disponibile al confronto se prima non ha svolto tutti i suoi compiti, una buona strategia può quindi essere aiutarlo. In generale chi si rivela incapace di gestire le proprie emozioni difficilmente sarà stimato in ufficio e di conseguenza faticherà ad avere successo nella sua carriera professionale. Autocontrollo e disponibilità sono quindi elementi fondamentali per la buona convivenza. Dalla capacità di motivare se stessi, al frenare gli impulsi (tra cui la rabbia), fino all’empatia, l’importante è impegnarsi in un confronto continuo. Solo così la relazione sarà soddisfacente per entrambe le parti.

E la svolta può arrivare anche da un caffè offerto o da un grazie detto una volta di più. In breve come ha ricordato Paolo Gallo, Chief Human Resources Officer del World Economic Forum di Ginevra: «Bisogna vedere le persone attorno a noi non come nemici o strumenti di successo ma come alleati preziosi. Siamo tutti esseri umani non ‘risorse umane’. Quindi, invitate senza paura i colleghi a prendere quel caffè».

L'autore

Diana Cavalcoli

dianacavalcoli Laureata in Lettere, si specializza in Cultura e storia del sistema editoriale all’Università degli studi di Milano. Frequenta il Master in giornalismo Walter Tobagi ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2015. Ha lavorato per Adnkronos a Milano e attualmente scrive per il Corriere della Sera occupandosi di lavoro, startup e innovazione