Una leadership tutta nuova


Il capo old style lascia il posto a un manager capace di entrare in relazione con gli altri e disposto all’ascolto


Una leadership tutta nuova

Si scrive leader ma si legge capo. E così, nella traduzione, si perdono molte sfumature di significato. Questo è il tempo dei leader politici, della denuncia di mancata leadership nei vertici aziendali, del desiderio imprenditoriale di realizzarsi come leader del mercato. Ma è anche il tempo di cambiamenti sociali ed economici complessi, di stravolgimenti strutturali e messa in discussione dei paradigmi che hanno sempre regolato le nostre vite.

Ecco perché oggi parliamo volentieri di leadership e non di comando; cerchiamo una guida e non un capo; siamo ispirati da un atteggiamento di tipo collaborativo e non sopportiamo chi si dimostra assertivo. Pensiamo in termini di leadership, ma siamo capaci di agire come veri leader?

Addio alla gerarchia verticale
Il capo old style era abituato a considerare la propria posizione sinonimo di prestigio e forza all’interno di una gerarchia verticale che nessuno, fino a poco tempo fa, avrebbe mai pensato di dover discutere. La generazione dei babyboomers è cresciuta così: con la certezza che un buon posto in azienda fosse il giusto riconoscimento per una vita fatta di studio e lavoro, il modo più ovvio per arrivare in tempo agli appuntamenti della vita: una casa, una famiglia, un’esistenza condita da molte sicurezze e pochi, pochissimi rischi. Erano spinti a correre, a lavorare sodo per il proprio successo personale e a non voltarsi indietro una volta raggiunto.

La loro idea di leadership seguiva la logica del potere centralizzato, sostenuta da un atteggiamento volutamente serio, a tratti prepotente e intimidatorio. Ma è un modo di intendere il ruolo di leader inadatto a interpretare e sfruttare i cambiamenti sociali ora in atto. Ne parlavo con la Presidente di Prioritalia Marcella Mallen poco tempo fa, in occasione del Tecnopia Award promosso da Fondazione Homo Ex Machina. A colpirmi è stata la sua decisione di “condividere la fragilità” con i vincitori del premio.

L’importanza della vulnerabilità. I compiti di un leader
Manager di successo, ha deciso di riflettere sull’importanza della vulnerabilità e di come questa può aiutare a raggiungere importanti risultati a livello professionale. «La leadership sta cambiando – mi ha spiegato Mallen – il potere verticale e le strutture gerarchiche stanno entrando in crisi perché non creano coinvolgimento e spirito collaborativo, oggi indispensabili. I modelli che hanno successo sono orizzontali: stili di leadership più circolari e diffusi, dove ciò che conta è la capacità di entrare in relazione con gli altri, la disposizione all’ascolto, al rispetto e alla gentilezza, conditi da un grande senso di responsabilità.

Il compito di un leader è dare sicurezza al proprio team e, per farlo, deve saper parlare, condividere, spiegare le proprie fragilità. Mettersi a nudo e togliere quella pesante corazza da manager intransigente favorisce l’interazione, crea degli spazi di accoglienza dell’altro e attiva un processo generativo. Un leader deve ispirare, valorizzare i talenti e le risorse delle persone che lavorano con lui. Per questo, presentarsi non a tutto tondo, ma in modo sfaccettato con i propri limiti ha un valore molto umano perché permette anche agli altri di raccontarsi e dare il meglio. È questo che la mia generazione dovrebbe iniziare a fare, per dare il buon esempio ai millennials e crescere leader capaci di affrontare i rischi del futuro».

L'autore

Jacopo Mele

Jacopo Mele