Talenti in movimento


La contraddizione tra le tensioni populiste da un lato e le aziende alla conquista di nuovi mercati dall’altro


Talenti in movimento

La turbolenza che ha scosso le economie dei Paesi avanzati nel corso dell’ultimo anno ha avuto un forte impattato anche sul mercato del lavoro: Donald Trump è diventato il nuovo Presidente degli Stati Uniti causando un crescendo di tensioni populiste e di un nuovo protezionismo economico; la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea e le incertezze create dalla Brexit hanno rallentato l’assunzione di personale nelle aziende inglesi e scozzesi e soprattutto portato una battuta d’arresto alla circolazione del Talento, caratteristica questa che ha sempre contraddistinto il mercato del lavoro britannico e che continua ad essere una costante in altre parti del mondo.

Il nostro Paese, già pesantemente segnato da un aspetto di debolezza intrinseco, che è l’incapacità di lavorare in ecosistema, ha visto un rafforzarsi dell’individualismo, tale da creare una forte limitazione all’attrazione dei talenti.


La necessità di un talento liquido
In un momento di grandi trasformazioni come quelle che stiamo vivendo, il quadro sopra descritto è profondamente in contraddizione rispetto alle esigenze delle aziende e delle organizzazioni, per le quali la principale sfida è rappresentata dall’avere il Talento hic e nunc, in poche parole, avere la persona giusta al posto giusto al momento giusto. La globalizzazione ha infatti spinto le aziende di ogni dimensione a conquistare nuovi mercati, moltiplicando le loro opportunità. L’internazionalizzazione ha reso le organizzazioni molto più orizzontali e multiculturali.

Questo comporta una fisiologica necessità che il talento sia liquido e mobile, che circoli tra aziende e nazioni diverse allo scopo di accrescere e condividere competenze, portando ricchezza ad organizzazioni ed economie. Da un lato si tratta di un dovere e di una necessità delle aziende e dall’altro di una grandissima opportunità per i giovani.

I Paesi dove si assume di più
L’organizzazione internazionale World Economic Forum di recente ha rilasciato la classifica degli 11 Paesi in cui è più probabile trovare un posto di lavoro nel mondo nel corso del 2017, secondo una graduatoria che si basa sulle intenzioni di incremento del personale delle aziende nei singoli Paesi esaminati.

Dalla classifica emerge che i Paesi che assumono con numeri più importanti sono quelli del far est e dell’est Europa: ai primi posti troviamo la Nuova Zelanda, la Bulgaria, Hong Kong, la Romania, l’Ungheria, l’India. Si tratta di una vera e propria polarizzazione del mondo tra chi assume e chi assume molto meno a causa della velocità di crescita che manifestano questi paesi, che sottolinea ancora di più la liquidità del talento, la necessità di sviluppare nuove competenze e di misurarne i risultati.

Multiculturalità e globalizzazione
L’internazionalizzazione e le opportunità di fare esperienze all’esterno rappresentano il primo acceleratore e sviluppatore per le cosiddette metacompetenze o soft skills in quanto, entrando in contatto con culture diverse, si viene esposti a sfide e sollecitazioni nuove. D’altra parte i meccanismi operativi della multiculturalità sono processi di accelerazione della conquista di nuovi mercati, sviluppo di nuove idee e creazione di nuovi prodotti. Tutto ciò deve però essere gestito e guidato in maniera equilibrata.

Globalizzazione e tecnologia rappresentano oggi due “enablers” importanti per esprimere il potenziale di crescita di un Paese. Tuttavia, perché le opportunità si trasformino in risultati è fondamentale avere le persone giuste e con le giuste competenze. 
Questa è la sfida dei prossimi 10 anni, sfida molto complessa. Istituzioni pubbliche, istituzioni private, sistema educativo ed imprese devono lavorare insieme per cercare di colmare questo gap, lavorando su competenze di oggi ma soprattutto su quelle di domani.

L'autore

Stefano Scabbio

Stefano Scabbio Presidente Area Mediterranea, Europa del Nord e Orientale di ManpowerGroup e membro del Comitato esecutivo BAA dell’Università Bocconi con delega all’International Employability. Dal 2014 è alla presidenza di Assolavoro, l'Associazione Nazionale di Categoria delle Agenzie per il Lavoro (ApL)


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