Cultura green: un’impresa a piccoli passi


Dall’editoria nell’anno dello Strega a “Otto montagne” alla battaglia di Venezia. Sulla strada della sostenibità


Cultura green: un’impresa a piccoli passi

Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi) ha vinto il premio Strega dopo avere scalato le classifiche ed essere stato venduto in trenta Paesi prima ancora di vedere la luce: il rapporto uomo-natura torna a essere protagonista della cultura, di solito dominata dalle ambientazioni cittadine, se non metropolitane. L’innocenza ferita del paesaggio primitivo, la denuncia della distruzione causata dal progresso, la fuga dall’alienazione urbana e la ricerca di una via sostenibile allo sviluppo sono temi che ricorrono spesso nelle narrazioni contemporanee.

Basta pensare a film come In to the wild e alla colonna sonora di Eddie Vedder, al romanzo di Cormac McCarthy La strada – e al film con Viggo Mortensen -, che rinnova il filone post-apocalittico, diventato fin troppo di tendenza ovunque, Italia compresa. Il messaggio però non è tutto. O meglio, per usare la vecchia formula: il mezzo è il messaggio. Allora la domanda è questa: quanto è sostenibile da un punto di vista ecologico la cultura?

libriLa sostenibilità della cultura
Visto che siamo partiti con Cognetti, iniziamo dall’editoria. Se associamo su Google la parola “sostenibilità” al nome dei principali gruppi editoriali italiani l’unico abbinamento che dia un risultato è quello con Mondadori, al quale l’Einaudi appartiene. Il principale gruppo editoriale italiano pubblica un bilancio annuo di sostenibilità (qui il 2016). Ed è l’unico a farlo tra i grandi. Forse perché la responsabilità rispetto all’ambiente non fa vendere più libri (o giornali)? «Difficile misurare quanto l’ecosostenibilità dichiarata per un prodotto influisca sulla propensione all’acquisto, a maggior ragione per prodotti come i libri o i magazine» spiega Stefania Brizzolara, della direzione comunicazione e media relations Mondadori. «In linea generale – continua – gli aspetti più evidenti di sostenibilità ambientale per un editore risiedono nella sua catena di fornitura e sono perciò più difficilmente rendicontabili/controllabili. Noi ci stiamo provando da qualche anno e mi pare che siamo ancora gli unici, in Italia almeno».

Quali sono le pratiche ecologiche attuate da Mondadori? «Dal 2007 non abbiamo più settore produttivo industriale (stampa) – aggiunge Stefania Brizzolara – Perciò la maggior parte degli impatti ambientali del gruppo sono indiretti, nella supply chain (cartiere, stampatori, distributori). Dal 2010 ci siamo posti l’obiettivo di contenere gli impatti dovuti all’uso della carta, acquistando una quantità sempre maggiore di carta certificata, e ai consumi energetici delle sedi. Sul sito, nella sezione dedicata alla sostenibilità, pubblichiamo i dati relativi alla carta e alle emissioni».

La piccola editoria indipendente – la cui salute è un indicatore della biodiversità del mercato – si preoccupa più di diffondere contenuti ecologisti che di adottare pratiche di sostenibilità ambientale. Si parla di poche copie, se consideriamo il singolo editore, ma i numeri crescono se consideriamo l’intero comparto. Per non parlare della necessità di dare il buon esempio e non solo buoni consigli, come direbbe Fabrizio De André. Va segnalata la nascita di Zest Letteratura Sostenibile, un portale fondato da Antonia Santopietro, che dà conto della vivacità dell’editoria dedicata all’ambiente con le “recensioni libri green”.

Tra gli ultimi articoli usciti, la recensione del saggio di Serenella Iovino Ecologia letteraria, edito da Edizioni Ambiente, con un intervento di Scott Slovic, docente all’università di Reno, in Nevada, nel graduate program di “letteratura e ambiente”, uno dei punti di riferimenti dell’ecocriticism.
Tra gli scrittori citati dalla Iovino, Anna Maria Ortese, che in Corpo celeste, nel 1997, un anno prima della morte scriveva: «Combattiamo per la libertà e la reintegrazione della Terra nel nostro sistema di valori! Tornino al primo posto! In primo luogo le foreste e la luce, le acque e i monti! Tutti gli esseri elastici e splendidi, spirituali e regali che la popolano. È l’uomo che va ridimensionato, non la Terra. E quando dico ‘uomo’, mi riferisco essenzialmente alla sua vecchia cultura, cultura d’arroganza, che lo ha posto al centro dei sistemi…».

Il Tate Modern

La Tate di Londra

L’ecosostenibilità nei luoghi della cultura
Risultiamo piuttosto indietro anche sul fronte museale. Per trovare esempi virtuosi bisogna uscire dai nostri confini. E oltrepassare la Manica. Il polo della Tate, che attira oltre sette milioni di visitatori l’anno, sparsi tra le quattro sedi o “gallery”, si dimostra molto attento all’aspetto ambientale. Il sindaco di Londra ha conferito il “Carbon Trust Standard” e il “Platinum Green500” per premiare gli sforzi di riduzione delle emissioni. Il nuovo edificio della Tate Modern è stato costruito secondo criteri di efficienza che consentono oltre il 50 per cento di risparmio: «I musei sono vampiri di energia» dice Judith Nesbitt, capo delle partnership nazionale e internazionale della Tate. Lo sforzo ecologista si dispiega su diversi fronti e arriva a toccare il cibo. Nei caffè della Tate si serve cibo chilometro zero. Il pesce viene dalla Cornovaglia e il caffè viene tostato direttamente in loco. Si preferisce il trasporto via terra rispetto a quello via aerea.

Una foto di Gianni Berengo Gardin

Una foto di Gianni Berengo Gardin

In Italia non solo dobbiamo registrare l’assenza di programmi ambientali analoghi nei musei ma a volte ci si scontra con una sensibilità di segno opposto. La polemica sulle grandi navi a Venezia, città quando mai toccata dal turismo di massa, ne è un esempio ed è finita sui giornali di mezzo mondo. Infatti il sindaco ha annullato la mostra del fotografo veneziano Gianni Berengo Gardin che documentava l’impatto enorme delle navi da crociera sul paesaggio lagunare: «In un primo tempo ci sono rimasto male. Sbagliavo. Così ne hanno parlato tutti giornali stranieri. Da Le Figaro al Guardian» spiega Berengo Gardin. Le grandi navi sono alte il doppio di Palazzo Ducale e superano gli otto piani di altezza, mentre a Venezia gli edifici non possono superare i quattro piani. Alla fine la mostra si è fatta comunque grazie al Fai, che ha offerto la sede di piazza San Marco. La fotografia può servire a smuovere le acque.

Una galassia di eventi
La cultura d’estate in Italia si esprime attraverso una galassia di manifestazioni – musicali e/o gastronomiche, prevalentemente – che si moltiplicano di anno in anno, nonostante la crisi. Solo di recente, a causa degli incidenti di Torino per la finale della Juventus e dei relativi timori di incidenti, si è dato un freno. Alcuni eventi sono stati annullati per la difficoltà di rispettare le nuove misure di sicurezza contenute nella circolare di polizia. Ad altri – come “La notte della taranta” a Melpignano e il Palio di Siena – è stato applicato il numero chiuso. Per qualcuno in fondo non è una cattiva notizia, almeno non sempre. Non tutte le manifestazioni meritano di restare in vita. Scrive il giornalista di Radio Capital Mario De Santis.

«Ecco se saltano un po’ di sagre festival ‘eventi’ non è poi un male assoluto: un po’ di sana dieta, riduzione o decrescita non ci farà male. Ciondolare in piazza, senza “eventi” parlare con un amico, leggere un libro, pensare. L’ozio creativo è meglio della frenesia ricreativa». A causa di un «intrattenimento di basso livello» è difficile «accedere ai monumenti, piazze occupate da palchi e strutture, mercatini e punti di ristoro». La cultura può essere ambientalmente insostenibile.
Per decine di manifestazioni che scompaiono, una nasce a Latina, per portare cultura su un litorale dove prevale il turismo straniero stagionale, e fuori stagione l’offerta di eventi si desertifica.

Il pianista italo-turco Francesco Taskayali

Il pianista italo-turco Francesco Taskayali

Si chiama Come il vento nel mare il festival “delle narrazioni e di cultura politica” che si tiene all’hotel Miramare da mercoledì 12 a domenica 16 luglio. Tra gli ospiti Federica Angeli, giornalista di Repubblica sotto scorta per le sue inchieste sulle infiltrazioni della mafia nel litorale romano: «Portare una giornalista sotto scorta al mare è un gesto simbolico significativo, il mare è un simbolo di apertura», dice uno degli organizzatori, Massimiliano Coccia di Radio Radicale. «Possiamo permetterci di uscire dal solito schema delle manifestazioni estive grazie al mecenatismo del proprietario dell’hotel Miramare, Vito Miceli. Non dobbiamo invitare i soliti nomi perché non abbiamo sponsor da lusingare attirando le masse». Tra gli ospiti il giovane pianista e compositore Francesco Taskayali, di padre turco e madre italiana, in prima linea anche come commentatore sui giornali locali nella difesa del territorio e autore della colonna sonora di “Lampedusa-Parigi: diario di viaggio”, documentario sul percorso di fuga di un gruppo di tunisini.

Taskayali a soli 26 anni si è già esibito in molti paesi e ha ricevuto i primi ingaggi semplicemente caricando i primi brani su Youtube e ottenendo molte visualizzazioni. Ci sarebbe a questo punto il capitolo della digitalizzazione della cultura, in particolare della musica. In teoria e in generale, il ricorso a supporti digitali rientra in percorso di riduzione dell’impatto ambientale. In pratica – almeno in ambito musicale – evoca la riduzione del numero dei brani comprati, la crisi della musica. Un tasto, una nota dolente nel panorama contraddittorio del rapporto tra sostenibilità e cultura. Chi non vorrebbe tornare al vecchio vinile ingombrante e inquinante?

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli