Robotica alla portata dei bambini


In un campus estivo Valeria Cagnina, la più giovane digital champion italian, avvicina i più piccoli a questo settore


Robotica alla portata dei bambini

Per arrivare al campus estivo di robotica per bambini di Valeria Cagnina bisogna farsi guidare via telefono. L’ultimo pezzo di strada è un rebus che neanche il navigatore di Google Map serve a risolvere. Il campus si tiene nella casa di famiglia, una cascina ristrutturata immersa in novemila metri quadri di verde, sotto al grande viadotto dell’autostrada, a pochi metri dall’uscita Alessandria Ovest. Il passaggio dei mezzi pesanti provoca ogni tanto un rumore che sembra quello di un tuono, ma il tempo è bellissimo tra la piscina, il tavolo da ping pong e la stanza dove i bambini armeggiano intorno a bracci idraulici e altre componenti robotiche che sembrano giocattoli e servono a familiarizzare con fili, motori elettrici, e pistole per incollare a caldo.

Valeria Cagnina

Valeria Cagnina

Valeria Cagnina si distingue a malapena dai bambini, con quel viso da ragazzina, gli short di jeans e la t-shirt. Ha compiuto sedici anni il 20 gennaio e ha iniziato nel tempo libero dalla scuola a svolgere il lavoro che sogna, cioè la scuola stessa, ma come la intende lei: insegnare robotica. Digital champion nominata da Riccardo Luna, testimonial Manpower e borsista del Mit di Boston, Valeria non sogna di diventare miliardaria nella Silicon Valley, fondare una start-up o creare un social-network che sbaragli Facebook: il suo sogno è contagiare i bambini della sonnolenta provincia italiana con l’entusiasmo per le infinite possibilità della tecnologia, riconciliandoli con il futuro, che poi è il loro presente.

img_3211Valeria e il campus estivo di robotica
«Il mio sogno è insegnare. Creare una scuola che non sia vista come noiosa, che sia stimolante per gli studenti. È inconcepibile per me che dei ragazzi della mia età non sappiano ancora che cosa vogliano fare nella vita, che non abbiano una passione che possa diventare un lavoro» dice Valeria. In realtà ci si stupisce di più che una ragazzina abbia le idee così chiare e sia arrivata tanto lontano, partendo da una cascina dell’alessandrino, essendo nata in una famiglia tutto sommato normale. Il padre, Roberto, ha una piccola azienda di frigoriferi e condizionatori, la madre, Liliana Monticone, un commercio di casalinghi via Internet, ed è una travel blogger, specializzata in viaggi low cost.

Leonardo e Valeria

Leonardo e Valeria

Valeria mi fa vedere il funzionamento di Ozobot, un piccolo robot sopra al tavolo da ping pong e subito arrivano tutti i bambini. È un robot che riconosce il percorso tracciato dai pennarelli di diversi colori e si sposta di conseguenza. Un altro robot, dall’aria funky, si muove e si illumina al ritmo della musica. Lo sta manovrando Leonardo, il fidanzato di Valeria, al computer, nello studio della mamma. Leonardo e Valeria si sono frequentati lavorando alla realizzazione di un robot via Skype. Lui ha 18 anni, è di Salerno e insieme hanno avuto l’idea dei campus di robotica. Come lei vuole iscriversi a ingegneria informatica a Milano, ma poi sogna la Silicon Valley.

Tra i bambini che frequentano il corso di robotica c’è Cailw, australiano. Vive sul lago Maggiore e Valeria ha conosciuto la mamma a un gruppo di donne legate a Talent Garden, “Women in tech”. Valeria è una forza della natura, ha un sorriso disarmante e non considera niente impossibile: compreso metter su dal niente un campus estivo. La madre le ha dato una mano; e le trasmesso la mentalità intraprendente, di chi pensa che niente è impossibile. I bambini del campus – tra grano e pannocchie di mais – partono dall’età di cinque anni e vivono con Valeria per una settimana.

img_3286Dal campus alla formazione per gli insegnanti
Dopo il laboratorio, si buttano nella piscina in attesa della cena. Alla mattina fanno normali attività estive all’oratorio che dista pochi minuti. Asimov e Gesù. Non si vedono in giro telefonini. I bambini non ce l’hanno e Valeria il suo non lo guarda nemmeno. Lo prende in mano a un certo punto solo per farmi vedere come dall’iPhone si può governare un drone. Leonardo invece ha un telefonino versione android. In questo sono differenti. Con l’inizio dell’anno scolastico e la fine del campus di robotica, Valeria inizierà a insegnare alle scuole elementari di Asti e a svolgere nella stessa città formazione per gli insegnanti.

img_3185Forse salterà il quinto anno dell’istituto informatico dove studia: se hai una media superiore all’otto puoi abbreviare il percorso affrontando la maturità in quarta. Il rapporto con i compagni di classe? «Buono. Gran parte delle ore sono di laboratorio. Un mio compagno di classe dopo molti misteri mi ha rivelato che sta sviluppando un social-network che riconosce gli stati d’animo degli utenti» dice Valeria. I bambini dormono nelle tende davanti a casa. Ci sono solo due bambine, Alessia e Arianna.

Il mondo delle nuove tecnologie
è un’esclusiva

quasi maschile

In questo campus ci sono almeno due bambine ma in quello della settimana scorsa erano tutti maschi» lamenta Valeria. Che riflette: «Forse le famiglie trasmettono stereotipi per cui una attività tecnologica è più maschile che femminile. Anche questi luoghi comuni vorrei combattere a scuola».

img_3241Una ragazza “speciale”
Quando, come in Valeria, la grazia si unisce alla determinazione e all’intelligenza, niente sembra impossibile. Ormai da anni viaggia per conferenze, riceve premi; e ora tiene persino una rubrica sul Piccolo, il quotidiano di Alessandria. Il paradosso è che essendo minorenne deve sempre viaggiare con i genitori, o almeno la mamma, perché se no non può fare il check-in negli alberghi. Trovare una stanza a Boston, dopo essere entrata al Mit, è stato difficile. Alla fine l’ha ospitata Nicola Greco, un giovane genio del digitale che vive negli Stati Uniti.

I primi ostacoli li ha incontrati alle scuole medie. Quando ha fatto una tesina in terza sui Promessi sposi e i social network. L’hanno ‘punita’ dandole ‘solo’ otto – ha sempre avuto una media altissima. «Anche nei primi anni dell’istituto informatico – racconta – ho avuto problemi perché viaggiamo molto d’inverno. D’estate, per via del lavoro di mio marito non possiamo muoverci. E poi c’erano gli spostamenti per le attività legati al ruolo di digital champion di Valeria» dice Liliana. «Gli insegnanti non capivano. Ho dovuto minacciare il ritiro da scuola, incontrare il provveditore. Certo, quando è diventata una figura conosciuta è stato più semplice, ma mi chiedo a quanti ragazzi che non sono conosciuti e non hanno genitori battaglieri come me vengono tarpate le ali».

img_3416I viaggi hanno avuto un ruolo importante. «Mi hanno portato ovunque – spiega Valeria – Stati Uniti, Africa (Ghana, Togo Benin), Nepal, Sri Lanka. Viaggiare mi ha aperto la mente. Se sulla corriera che ci porta a scuola ad Alessandria si rompe il riscaldamento non ne faccio un dramma. Ho visto come vivono i bambini dei paesi poveri». Arriva il buio, che nella campagna è quasi assoluto. Valeria si traveste da “messaggero spaziale” per fare un gioco con i bambini. Gli fa credere di essere stata rapita.

Il travestimento è impressionante. Occhiali da sci, un telo che sembra un paracadute o una tuta da aviatore. Tra il buio, il viadotto che tuona sembra davvero di avere a che fare con una ragazzina che viene da un altro pianeta ed è caduta qui da una astronave. Poi si toglie il travestimento e torna Valeria. Tutti i bambini, molto impressionati, le fanno festa. Torna ad avere l’aspetto di una ragazzina qualunque, sorridente e vivace, quasi si confonde con i suoi studenti. Dopo qualche minuto tutti a dormire nelle tende. Costruire robot stanca.

L'autore

Antonio Armano

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli