Le città sostenibili: l’Europa in testa


L’urbanizzazione da mezzo secolo è in crescita continua: sarà possibile gestirne l’impatto?


Le città sostenibili: l’Europa in testa

Una più alta concentrazione di uomini, edifici, capitali e opportunità, fa sì che le città rappresentino il futuro del continente: offrono lavoro al 62% della popolazione e “possiedono qualità culturali e architettoniche uniche, grandi forze di inclusione sociale e possibilità eccezionali di sviluppo economico1”.

Ma proprio perché sono luoghi di grandi potenzialità, presentano anche molti paradossi, sono motori di crescita minacciati da criminalità, inquinamento, traffico congestionato; offrono stili di vita confortevoli e di prossimità, ma affrontano povertà ed esclusione sociale.

La tendenza alla gestione sostenibile
In Europa non esiste uno sviluppo unico per tutte, ma è evidente una tendenza predominante orientata alla gestione sostenibile (di sostenibilità si parla anche nella Strategia Europa 2020) del vivere cittadino che in meno di un decennio ha portato da esperimenti prettamente locali a modelli replicabili diversissimi, ma accomunati da pilastri ricorrenti. Anche grazie all’uso di applicazioni tra le più varie, alla maggiore precisione dello scambio di dati, alla velocità di diffusione di buone pratiche, si sono moltiplicati gli interventi per lo sviluppo intelligente e la crescita “verde”, è aumenta l’attenzione all’inclusione sociale e al coinvolgimento attivo dei cittadini, si è sviluppata una specie di “corsa all’innovazione” capace di portare ben 16 città europee nelle prime posizioni del ranking mondiale del Sustainable Cities Index 2016 (Arcadis).

L’aiuto delle nuove tecnologie e le smart cities
Parlare di sostenibilità in un contesto urbano implica aspetti che includono ambiti più facilmente riconducibili a essa, come la gestione ecologica dei rifiuti o la pianificazione del trasporto, e altri apparentemente più distanti, la conservazione dei centri storici o adattamento ai cambiamenti climatici. Ma l’uso importante di tecnologie sempre più nuove ha facilitato l’armonizzazione del tutto, portando per esempio a quelle “smart cities” (come Amsterdam e Barcellona, modelli in questo ambito) di cui si parla ormai quotidianamente, a città sempre più verdi, (Essen, in Germania, per esempio, vincitrice dell’European Green City 2017, nella foto in evidenza) e inclusive.

La sfida delle competenze
Davanti a questo quadro rassicurante in materia di management urbano sostenibile però, viene naturale chiedersi se in Europa esistano abbastanza professionisti preparati che sappiano fronteggiare la pianificazione di strumenti, processi e strutture, e gli interventi di aggiornamento necessari per il loro funzionamento. Se si considera l’alto livello di tecnologie interessate, per ora i profili esistenti non sembrano sufficienti, mancano in certi casi le competenze e non è adeguata, in altri, la preparazione anche a fronte degli sforzi profusi in tema di occupazione.

È invece evidente una più diffusa consapevolezza da parte dei cittadini che si sentono oggi spesso coinvolti e partecipi nei processi di cambiamento delle loro città. 
Intanto, aspettando che meglio si concretizzino politiche occupazionali efficaci, molti di noi sfruttano già alti livelli di sostenibilità controllando in tempo reale dove si trova il treno che dovremo prendere, o comprando il pranzo nel farmer market di zona, pedalando verso l’ufficio su una pista ciclabile che, nell’essere percorsa, produce energia per la città.

L'autore

Maria Paola Mosca

Maria Paola Mosca Appassionata di arte contemporanea, è giornalista freelance e si occupa di comunicazione, creatività e grafica. Vive in una città a sud di Rotterdam, su un'isola del delta del Reno @emmepi