Viaggio tra le professioni “green”


LINC ha incontrato un bioarchitetto, una certificatrice energetica e un ecodesigner


Viaggio tra le professioni “green”

Le chiamano “professioni green” o “green jobs”. Si tratta delle nuove opportunità lavorative legate alla cosiddetta green economy. Un fenomeno in crescita secondo diverse indagini: per Fondazione Cariplo nei prossimi cinque anni saranno oltre 1 milione i nuovi occupati in queste professioni, le cui mansioni richiederanno competenze ‘verdi’. L’Osservatorio InfoJobs parla addirittura di eco-professioni raddoppiate tra il 2014 e il 2016 ed elenca i settori più attivi tra cui la consulenza manageriale, i servizi ambientali, le energie rinnovabili e il turismo.

Una rivoluzione che sta avendo un impatto significativo sul mercato del lavoro. Come? Favorendo la nascita di nuove figure e aumentando la domanda di competenze ‘verdi’ nei settori tradizionali. LINC ha raccolto le storie di tre professionisti che hanno inventato da zero un mestiere o hanno visto cambiare la propria attività negli ultimi anni.

Michele Gambolò

Michele Gambolò

L’architettura sostenibile
Non chiamatelo Bio-Architetto. Per Michele Gambolò, professionista milanese di 51 anni, la sostenibilità è parte integrante del suo lavoro, senza bisogno di nuove etichette. «Ormai la normativa impone certi standard – spiega – penso alla Leed, la certificazione energetica e di sostenibilità più diffusa al mondo. Parliamo di un insieme di criteri applicati in 130 paesi per la progettazione e la gestione degli edifici. Per noi architetti il tema è diventato centrale in ogni fase del lavoro.

La novità è che oggi
i clienti sono molto più
attenti e informati

Non è solo la cultura green a modificare il lavoro quotidiano e la professione dell’architetto: una spinta al cambiamento arriva dall’innovazione e dalle nuove tecnologie. I nuovi materiali a disposizioni richiedono infatti uno studio costante. Dai pannelli in lana di vetro, all’utilizzo di paglia per costruire case, fino alle nano tecnologie applicate al vetro bisogna conoscere pregi e difetti dei vari elementi. «Ci sono materiali in apparenza green ma che danno problemi in termini di durabilità o sicurezza. Un esempio è la tragedia di Londra – spiega Gambalò – il rivestimento del palazzo bruciato era a base di PE-polietilene che è facilmente riciclabile, ma altamente infiammabile. Penso poi al geotermico. Va bene sfruttare il calore della terra per riscaldare le case, ma assorbendo acqua calda si rischia di intaccare le falde freatiche. Rischia di diventare un paradosso: stravolgere l’ambiente nel tentativo di non stravolgerlo».

Per tutelare il pianeta insomma non bisogna seguire la moda green a tutti i costi ma occorre studiare i casi specifici e bilanciare costi, rischi e vantaggi ambientali. A fare la differenza nel settore edile nei prossimi anni, secondo l’architetto, sarà soprattutto la normativa. «Il legislatore può fare molto specie nel privato dove si fa fatica a mettere mano al patrimonio esistente. Se ci fossero incentivi adeguati molte più persone investirebbero in riqualificazione energetica con vantaggi per la collettività».

Arianna Caggiula

Arianna Caggiula

Il nuovo lavoro: il certificatore energetico freelance
Tra i “green jobs” nati negli ultimi anni spicca l’attività di certificatore energetico. Parliamo di un operatore, iscritto ad un albo apposito, che si occupa di verificare l’indice di prestazione globale di un immobile. In sostanza quanto consuma a livello energetico la casa, l’ufficio o l’appartamento di un cliente. Un’operazione che influisce anche sul prezzo di vendita dell’immobile: un edificio in classe A consuma meno e avrà un prezzo al metro quadro maggiore.

Per diventare certificatore occorre frequentare un corso di formazione specifico a cui possono partecipare periti industriali e chimici, architetti, geometri e ingegneri. Tra loro Arianna Caggiula, ingegnere edile di 33 anni che ha scelto di diventare certificatrice per due ragioni. «Appena uscita da Politecnico mi sono scontrata con un mondo del lavoro in piena crisi – racconta -. Gli studi non assumevano e così, dato che mi ha sempre affascinato il tema dell’energia, ho deciso di specializzarmi e diventare libera professionista. Oggi opero soprattutto nell’ambito delle compravendite e della riqualificazione».

Arianna, impegnata in prevalenza a Milano, spiega che il mercato è in crescita. Da freelance collabora con diverse agenzie immobiliari e studi di progettazione come l’innovativo Rethink Energy. «Ho orari flessibili e con una buona organizzazione riesco a gestire i vari clienti. L’unico neo di questa professione è la concorrenza di alcuni grandi studi. Qualche anno fa fece scandalo la vendita delle certificazioni su Groupon a prezzi stracciati. Io preferisco puntare sulla qualità dei servizi che offro». Un grosso supporto al lavoro di Arianna arriva dalla normativa che spinge verso una maggiore attenzione al tema della sostenibilità. «In ambito energetico è indubbiamente uno dei fattori volano mentre l’altro aspetto da non sottovalutare è quello economico: mi accorgo che quando spiego a un privato i vantaggi dal punto di vista del portafoglio è più semplice proporre poi interventi migliorativi.

Bisogna far capire
che paga investire
sull’efficientamento energetico

Il Laboratorio Linfa

Il Laboratorio Linfa

L’eco design, parola d’ordine: upcycling
Nuova figura green è anche l’Eco-designer, un esperto di sostenibilità che nella progettazione di un’opera pone al centro il rispetto dell’ambiente. Lo sanno bene i collaboratori di Laboratorio Linfa (nella foto in evidenza), «un collettivo di amici e liberi professionisti – si legge sul sito – che amano la natura e si impegnano con il loro lavoro a tutelarla». L’hub creativo nasce nel 2004 da un’idea di Luigi Cuppone e Raul Sciurpa, designer freschi di studi all’istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Roma. «Negli anni – racconta Raul Sciurpa – ci siamo interessati alla questione dei materiali di recupero e al tema della sostenibilità in generale. Abbiamo così creato un laboratorio che conta oggi 8 professionisti sparsi tra Lazio, Marche e Salento ed è poi nata un’associazione con oltre 70 soci. Ci occupiamo di promozione di buone pratiche e facciamo formazione per giovani universitari».

Tra i progetti di punta del Laboratorio Linfa l’upcycling del legno. Gli eco-designer sono incoraggiati a realizzare mobili e installazioni utilizzando solo legno riciclato o scartato. Niente collanti nocivi, pellicole plastiche o materiali compositi come i profilati truciolati pericolosi per la salute. La scelta della sostenibilità è a 360°. «Un oggetto di design sostenibile – conclude Sciurpa – non è solo un oggetto realizzato con un materiale riciclabile.

Dietro l’eco design
c’è tutta
una filosofia

Oggi molte grandi aziende usano l’aspetto ‘green’ solo come elemento di marketing è per questo che in Italia siamo ancora indietro. Vedo paradossalmente più interesse nelle realtà artigiane o di piccole dimensioni. Per questo la condivisione delle buone pratiche è fondamentale: da lì passa la vera sensibilizzazione».

L'autore

Diana Cavalcoli

dianacavalcoli Laureata in Lettere, si specializza in Cultura e storia del sistema editoriale all’Università degli studi di Milano. Frequenta il Master in giornalismo Walter Tobagi ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2015. Ha lavorato per Adnkronos a Milano e attualmente scrive per il Corriere della Sera occupandosi di lavoro, startup e innovazione