Comuni virtuosi d’Italia


Laboratori quotidiani di innovazione green, sociale ed economica: ecco cinque esperienze esemplari


Comuni virtuosi d’Italia

Progetti di microaccoglienza diffusa a richiedenti asilo in grado di generare circuiti economici virtuosi. Empori per il riciclo di oggetti usati. Piani per recuperare i terreni agricoli. Nonostante le risorse siano spesso limitate, i comuni italiani si dimostrano tra i più efficaci laboratori quotidiani di sostenibilità.

E ci sono diverse organizzazioni che raccolgono gli enti locali più innovativi per valorizzare le buone pratiche e fare sistema. Tra queste, c’è l’Associazione nazionale dei comuni virtuosi, che riunisce circa cento paesini di tutta la Penisola. E per dare un’idea dello slancio che può arrivare da queste comunità, LINC ha individuato cinque realtà dalla lista.

Marano Vicentino
A partire da Marano Vicentino (9.515 abitanti, Vicenza), che nel 2016 è stato il vincitore assoluto del Premio comuni virtuosi, promosso dall’associazione omonima. La vittoria è dovuta a un insieme di progetti. Il comune e tutta la comunità, coinvolta – spiega l’ex sindaco Piera Moro – «anche attraverso le Consulte che si occupano dei diversi temi della vita cittadina», hanno, tra le altre cose, ridotto il consumo di suolo (25 mila mq tornati a destinazione agricola), favorito il recupero di aree dismesse (per 40 mila mq) e bloccato l’ampliamento di una discarica per rifiuti speciali.

Tra i progetti per la salute più significativi c’è la lotta al radon. «Abbiamo bonificato da questo gas nocivo la scuola dell’infanzia e l’asilo nido, e sul tema abbiamo promosso una campagna di monitoraggio, con l’attivazione dello “sportello radon”, che ha portato a circa 300 misurazioni per una mappatura completa del territorio». E ancora, chi cammina per le strade della cittadina può facilmente imbattersi nei “pedibus” che accompagnano a scuola a piedi i bambini grazie all’aiuto di volontari. Invece, per promuovere l’economia rurale, è stato lanciato “Agritour”, un itinerario ciclabile che mette in rete le aziende agricole del territorio.

Artegna
Nella stessa edizione del premio, il riconoscimento “Impronta ecologica” è andato ad Artegna (2.885 ab., Udine). La sensibilità green, in questo caso, è quella più spiccata, con iniziative come i “cantieri del paesaggio”, che consistono nell’organizzare corsi gratuiti per imparare l’arte tradizionale del muro a secco. «Il progetto – dice Andrea Romanini, assessore a Urbanistica e Ambiente – consente di formare nuovi appassionati e/o professionisti, di recuperare l’identità del paese e di aggiustare il paesaggio ricostruendo nuovi tratti». Inoltre, altri interventi hanno riguardato per esempio il risparmio energetico (sostituiti i punti luce pubblici con lampade a Led) e la sensibilizzazione sui temi ambientali con azioni come il dono degli alberi ai nuovi nati.

Malegno
Un progetto rilevante è quello che ha consentito a Malegno (2.017 ab., Brescia) di essere tra i vincitori nel 2016 dei Cresco Award, i premi assegnati dalla Fondazione Sodalitas alle città sostenibili. A convincere la giuria è stata un’iniziativa di microaccoglienza diffusa dei richiedenti asilo. «È un’idea nata nel 2011», racconta il sindaco Paolo Erba.

«Parlando anche con altri paesi della Val Camonica, abbiamo pensato che ogni comune poteva prendere in carico 4-5 richiedenti asilo e alloggiarli in un appartamento. Oltre al progetto in sé, abbiamo sviluppato una piccola filiera economica: per esempio, con 4.000 euro al mese messi a disposizione dall’Ue (mille euro a richiedente) abbiamo ospitato quattro richiedenti, dato a un privato la possibilità di affittare una casa, pagato le utenze alla nostra multi-utility e agevolato le spese nei nostri negozi. Con lo stesso budget, poi, siamo riusciti a trovare le risorse per pagare un part time a un laureato o diplomato in materie umanistiche che fa da tutor per queste persone».

Capannori
Tra i premiati dalla Fondazione Sodalitas, ci sono anche Capannori e Castel del Giudice. La prima città (46.252 ab., Lucca) è stata insignita per Daccapo, insieme al comune di Lucca. «È un emporio delle cose usate, dove i cittadini possono portare arredo, utensili, vestiti ed elettrodomestici che hanno in casa e che butterebbero via”, racconta il sindaco Luca Menesini. «A quel punto, gli oggetti vengono aggiustati e abbelliti dai volontari dell’emporio e messi in vendita a prezzi competitivi. Per le persone con reddito basso il tutto è acquistabile gratis. Il meccanismo coniuga tutela ambientale e delle fasce più deboli della popolazione». Oltre al riciclo, la città ha messo in campo diverse azioni per ridurre l’impatto ambientale, come “Famiglie rifiuti zero”, in cui un gruppo di famiglie provano a diminuire, in cambio di sconti sulla bolletta, i rifiuti prodotti nelle proprie case seguendo un decalogo di buone pratiche.

Castel del Giudice
Alla piccola Castel del Giudice (332 ab., Isernia) è stata riconosciuta la capacità di creare un micro-modello innovativo di sviluppo locale. «Si basa sul coinvolgere la comunità e trasformare la marginalità in un vantaggio», osserva il primo cittadino Lino Gentile. «Con questa filosofia abbiamo promosso la costituzione di tre società: una per il recupero dei terreni agricoli in abbandono e la coltivazione di mele biologiche; un’altra che, riconvertendo la scuola elementare chiusa da anni, garantisce accoglienza e assistenza a persone non autosufficienti, anziani e disabili assicurando anche lavoro a diverse persone; una terza per il recupero del Borgo Tufi, in cui è stato realizzato un albergo diffuso ristrutturando le vecchie stalle del paese».

L'autore

Maurizio Di Lucchio

Maurizio Di Lucchio Lucano, classe 1981, ha studiato alla Scuola di giornalismo “W. Tobagi”. Si occupa di economia, lavoro e innovazione. Collabora con EconomyUp, Wired, Pagina99, Corriere.it


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