Gli insostenibili


Kim Jong-un, Nicolás Maduro e Bashar al-Assad: storie e ritratti di tre dittatori fulcro di crisi internazionali


Gli insostenibili

di Emiliano Battisti

Kim Jong-un

Kim Jong-un

Kim in Corea del Nord

La Corea del Nord è il Paese più impenetrabile del pianeta, sul quale esistono scarse informazioni a causa soprattutto della difficoltà di reperirle in loco. Regime di stampo comunista sin dalla sua creazione, è al suo terzo dittatore al potere: Kim Jong-un. Quest’ultimo continua la politica dei suoi due predecessori nel perseguire il rafforzamento del proprio arsenale nucleare con il duplice scopo di usarlo come “assicurazione sulla vita” e come mezzo di pressione al tavolo negoziale. I test nucleari e missilistici, a prescindere dal loro successo, servono a innervosire gli avversari per portarli a fare maggiori concessioni in fase di negoziati. Attualmente, i missili di Kim (sempre che non scoppino in volo, come succede spesso) hanno la capacità di colpire la Corea del Sud, il Giappone e l’isola di Guam nell’arcipelago delle Marianne dove ha sede un’importante base militare statunitense.

kim-jong-unL’obiettivo è quello di sviluppare un vettore in grado di raggiungere gli Stati Uniti continentali. Per il regime, provocare è una necessità vitale: l’economia del Paese è allo stremo e lo stesso potere del dittatore potrebbe essere a rischio proprio a causa delle sue azioni maggiormente imprevedibili rispetto a quelle dei suoi predecessori. Queste hanno fatto sì che anche il tradizionale alleato di Pyongyang, la Cina, abbia iniziato a perdere la pazienza nei confronti di Kim Jong-un. La Corea del Nord non può permettersi di compromettere il rapporto con Pechino, dalla quale dipende la quasi totalità dell’interscambio commerciale e l’ombrello protettivo a livello internazionale. A complicare la situazione è arrivato l’annuncio da parte della nuova amministrazione statunitense della fine della cosiddetta strategic patience e la non esclusione dell’intervento militare contro la Corea del Nord dalle opzioni del Presidente Trump.

Nicolás Maduro

Nicolás Maduro

Maduro in Venezuela

Finché è stato in vita, Ugo Chávez è riuscito a tenere salde le redini del potere in Venezuela, nonostante una forte opposizione, grazie al suo carisma e al prezzo del petrolio che permetteva alti dividendi da riutilizzare in programmi di welfare e di redistribuzione della ricchezza. Nicolás Maduro (nella foto in evidenza insieme a Bashar al-Assad) non ha il carisma né la forza politica del suo predecessore e il prezzo del petrolio è calato di molto. Con l’inizio delle proteste causate dalla crisi economica del Paese, Maduro ha pensato bene di annullare le elezioni presidenziali che si sarebbero dovute tenere quest’anno. La situazione in Venezuela è ormai gravissima, con la popolazione che non riesce a procurarsi beni di prima necessità (tra i quali medicinali) se non attraverso il mercato nero.

maduroL’opposizione ha perciò ingrossato le sue file e le manifestazioni sono ormai quotidiane per chiedere maggiore democrazia e le dimissioni del Presidente. Le forze armate e di sicurezza hanno iniziato a sparare contro i manifestanti e le vittime si contano ormai a centinaia. Maduro, con un altro colpo di mano, ha deciso di convocare un’Assemblea costituente per riscrivere la Carta fondamentale del Paese che, nel frattempo, è ormai isolato nel contesto regionale sudamericano. Per il Presidente la permanenza al potere è ormai fortemente a rischio ed è legata soprattutto all’attuale fedeltà delle forze amate e di sicurezza e a quella parte di popolazione che ancora ha fiducia in lui.

Bashar al-Assad

Bashar al-Assad

Assad in Siria

All’inizio della guerra civile in Siria lo si era dato praticamente per spacciato, ennesimo esponente dei vecchi regimi dell’area del Medio Oriente e del Nord Africa a cadere, dopo Ben Ali (Tunisia), Mubarak (Egitto) e Gheddafi (Libia). Invece, dopo 6 anni Bashar al-Assad è ancora lì, seppur non in controllo della totalità del suo territorio. Due fattori hanno giocato a suo favore: le Forze Armate non si sono completamente rivoltate contro di lui (le divisioni migliori dell’Esercito e l’Aeronautica gli sono rimaste fedeli) e al momento del bisogno ha avuto due potenti alleati, la Russia e l’Iran, che erano mancati agli altri Capi di Stato “detronizzati” dalle Primavere arabe.

assadTeheran ci ha messo le armi e la fanteria (tra cui quella del gruppo libanese Hezbollah) per coprire i buchi lasciati dall’Esercito siriano mentre Mosca ci ha messo l’Aeronautica e l’addestramento (e sistemi d’arma più o meno sofisticati) e più importante, il suo ombrello protettivo politico/diplomatico che ha tenuto praticamente fuori i Paesi occidentali, almeno fino al 2014. Durante la guerra civile, il regime di Damasco ha perpetuato crimini non minori rispetto a quelli dell’ISIS in quanto ad atrocità, tra i quali l’utilizzo di armamenti chimici su quartieri abitati (la responsabilità del regime è se non certa quanto meno molto probabile). L’amicizia di Putin è la migliore assicurazione sulla vita (sia in senso letterale sia politico) di Assad almeno finché la sua presenza continuerà a coincidere con gli interessi di Mosca nella regione anche se la situazione non è più bloccata come un tempo, dato che gli Stati Uniti si sono dimostrati molto più attivi militarmente nel Paese.

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