Design, ricerca e sostenibilità


Incontro con il giovane designer olandese Tim Scheffer:
 estetica, filosofica e ingegneristica nel rispetto dell’ambiente


Design, ricerca e sostenibilità

In senso stretto, design è l’insieme dei prodotti che provengono dal disegno industriale, con i principi che lo ispirano, e gli stili che ne conseguono. E tra i principi ispiratori, che poi determinano la vision e la filosofia di un designer o di un brand, sta diventando sempre più centrale quello della sostenibilità.

Se l’uso che l’italiano ha fatto della parola “design” ci ha consegnato un universo di connotazioni che rimandano al mondo materiale, nella sua originaria accezione il design non è identificabile soltanto con il tangibile, ma riguarda tutto ciò che è progetto, e che produce un risultato, anche immateriale.

Tim Scheffer

Tim Scheffer

La visione sostenibile di Tim Scheffer
Servizi, esperienze, hanno anch’essi bisogno di essere “disegnati”: pensati, fatti oggetto di ricerca, testati, realizzati. Un prodotto, quindi, può essere sostenibile, come un servizio può promuovere la sostenibilità. Tutto questo mi è apparso estremamente chiaro parlando con Tim Scheffer, il cui lavoro è un misto di arte, filosofia estetica, design industriale, competenza tecnico-ingegneristica, visione sostenibile. Le sue opere sono per la maggior parte installazioni temporanee che rispondono all’esigenza, per lui prioritaria, di sviluppare una migliore percezione del mondo naturale nelle persone che ne fanno esperienza. Un vero e proprio experience design che riporta negli ambienti urbani le forze e le risorse della natura, che come tale suggerisce uno stile di vita sostenibile e a sua volta lo segue, poiché la realizzazione delle installazioni risponde a criteri di assoluta sostenibilità.

Non solo un ponte, un’esperienza
fLUMENS Amsterdam
(nella foto in evidenza), su tutte, colpisce la mia attenzione e gli chiedo di raccontarmi come è nata. Mi colpisce anche il fatto che l’opera sia il risultato del lavoro di ricerca per il suo bachelor degree presso la Eindhoven Technische Universiteit. Rende bene l’idea di come ci si debba mettere alla prova da subito per sviluppare fiducia in sé stessi e nelle proprie idee, e di come l’Università debba presiedere a questo processo di responsabilizzazione degli studenti, rendendoli così dei veri professionisti. Come Tim.

Progettista di 500 mulini a vento studiati per intercettare anche la minima brezza e attivare così il sistema di illuminazione di un ponte temporaneo pensato per collegare due sponde della città. Un’esperienza regalata agli utenti, per rendere loro immediatamente visibile, attraverso la luce e la sua intensità, la forza del vento che passa inosservata tra i rumori della città. Per mostrare come l’energia di cui abbiamo bisogno sia proprio intorno a noi.

bb-suitIl fashion si fonde con la tecnologia
B.B. Suit 0.2 è un esempio straordinario di come il fashion design possa fondersi con la più sofisticata ricerca tecnologica: un capo di abbigliamento, leggero come una felpa, in grado di creare intorno a chi lo indossa una sorta di bolla di aria pulita, grazie ai materiali (cold plasma) e al processo di produzione (circular knitting) da cui deriva. Realizzata in collaborazione, ancora, con la TU Eindhoven, non è però soltanto un prodotto.

L’esposizione che Tim vi ha costruito, disegnato, intorno per la settimana della moda di Pechino ha reso chiaro lo scopo di un capo il cui costo attuale lo rende, inevitabilmente, non commercializzabile: se fossimo maggiormente consapevoli di quanto inquinamento costa la produzione industriale dei nostri abiti, probabilmente i processi di produzione potrebbero avviarsi ad un cambiamento su vasta scala, con conseguente contenimento dei costi.

algae-living
E ancora Algae Living, un’installazione realizzata con materiali di riuso, che invita gli abitanti della città a coltivare alghe commestibili, coltivate in vecchie finestre con doppio vetro, che crea un bioreattore, un pannello bio-solare. Tim è stato anche in Italia, come formatore, presso l’Università di Trento, particolarmente attiva in tema di sostenibilità. E la cosa più interessante è che ha presentato il suo lavoro non soltanto agli studenti di product design, ma anche a quelli di filosofia. Perché ci si aspetta forse soprattutto da loro, dagli umanisti, la capacità di pensare esperienze, servizi, percorsi per la crescita culturale delle persone. Una crescita di cui oggi il vivere sostenibile è una parte essenziale.

L'autore

Daniela Sideri

Daniela Sideri Laureata in Scienze Politiche a Roma, dottorato in Studi Culturali a Siena completato negli Stati Uniti presso la CUNY, già visiting scholar a Cambridge è ora assegnista di ricerca in sociologia presso l'Università G. D'Annunzio