Bilancio sociale. Nelle aziende mai più senza


Il 40% delle imprese italiane integra la sostenibilità nel proprio core business e il 90% ne ha ottenuto ampi benefici


Bilancio sociale. Nelle aziende mai più senza

Parola d’ordine: essere sostenibili, anche in azienda. È questa la strada che numerose realtà stanno iniziando a percorrere, anche in Italia, con la redazione di un apposito bilancio di sostenibilità.
Secondo lo studio Seize the Change condotto dall’ente di certificazione Dnv Gl e da Ey, con il supporto di Gfk Eurisko, il 40% delle imprese italiane integra la sostenibilità nel proprio core business.

Per farlo, quasi una su due si è dotata di una policy ad hoc e altrettante hanno investito in specifiche iniziative negli ultimi tre anni. Un bel cambiamento, specie considerando le performance poco incoraggianti del passato. Segno che oggi gli imprenditori hanno ben chiaro che perseguire la sostenibilità non vuol dire mettere da parte la redditività. Anzi: essa è uno strumento chiave per favorire la competitività e la reputazione d’impresa. Ma andiamo con ordine. Cos’è il bilancio di sostenibilità? È obbligatorio? E cosa significa, in concreto, integrare la sostenibilità nel business?

bilanio-2Cos’è il bilancio di sostenibilità
Il bilancio di sostenibilità, detto anche bilancio sociale, è un documento che si rivolge a tutti gli stakeholder o portatori di interesse. Ovvero, a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, entrano in contatto con l’azienda: gli azionisti ma anche i dipendenti, i clienti, i fornitori, le autorità, i giornalisti, le comunità e associazioni del territorio.

Così, se l’azionista è interessato ai profitti, le famiglie sono interessate a sapere cosa fa quell’impresa per il loro territorio. Ha attivato politiche di risparmio energetico? È inclusiva con i dipendenti? Promuove progetti di crescita e formazione per la comunità? Ora, per quanto la pubblicazione di tale bilancio per le imprese fino a poco tempo fa non fosse obbligatoria, le più grandi già da tempo hanno iniziato a rendere noto il loro impegno in attività di CSR – Corporate Social Responsability.

Le aziende e i bilanci sociali
Pensiamo a Prtocter & Gamble che ha recentemente pubblicato la Relazione “Storie sulla cittadinanza d’Impresa”, documento in cui illustrano i progressi compiuti nella riduzione dell’impronta ambientale, nel campo dell’inclusione e della diversity e gli impegni sociali assunti, sia all’interno che all’esterno dell’azienda.

Ikea sceglie invece fornitori che lavorino con tecniche a basso impatto ambientale e con rispetto dei lavoratori, mentre Carlsberg Italia ha focalizzato l’attenzione sul nuovo sistema di spillatura con fusti in Pet riciclabile, spiegando in dettaglio l’impatto sul ciclo di vita del prodotto.

Cosa dice la legge
A livello legislativo, in particolare, la direttiva europea 95/2014, recepita formalmente alla fine del 2016, ha reso obbligatoria la pubblicazione del bilancio di sostenibilità secondo il principio del «comply or explain». Le imprese, infatti, dovranno rendere note le loro politiche in termini di sostenibilità oppure dovranno spiegare il motivo per cui non se ne sono occupate. Un obbligo che riguarda le aziende europee di interesse pubblico o con più di 500 dipendenti, il cui bilancio consolidato soddisfi determinati criteri (il totale dell’attivo dello stato patrimoniale dev’essere superiore a 20 milioni di euro oppure il totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni deve superare i 40 milioni).

Nel divulgare le informazioni di sostenibilità, le imprese potranno basarsi su standard nazionali, dell’Unione europea o internazionali (come il Global Reporting Initiative). Dovranno, in particolare, rendicontare attività di carattere non finanziario che abbiano a che fare con la sostenibilità ambientale e sociale, come le emissioni di gas serra, l’impronta idrica, il consumo di energia, ma anche le politiche di genere e di diversità, il rispetto dei diritti umani e la lotta alla corruzione. E se non dovessero dare informazioni o dovessero darle in modo falso o incompleto, potranno andare incontro a sanzioni amministrative pecuniarie.

bilancio-sociale-2Come si muovono le aziende
L’indagine di Dnv Gl ed Ey, in particolare, ha dimostrato come in vetta alla classifica delle azioni intraprese dalle aziende intervistate – a rispondere all’indagine sono stati ben 1.524 professionisti, di cui 193 per l’Italia– figurino le politiche di mitigazione degli impatti (35%), le attività per la diffusione della cultura della sostenibilità (29%) e lo stakeholder engagement (19%). La maggior parte delle aziende che ha intrapreso iniziative dedicate alla sostenibilità, inoltre, ha sostenuto di averne tratto beneficio in termini di compliance normativa, di valorizzazione della marca e di relazione con il cliente.

Tra le italiane, il 40% ha sostenuto di aver integrato la sostenibilità nel proprio core business: «Un valore di 10 punti percentuali inferiore rispetto alla media globale, ma importante poiché segna il passaggio a una visione della sostenibilità non più come un’aggiunta alle attività ordinarie, ma come elemento da integrare nelle strategie aziendali, con risvolti nelle prassi quotidiane» – ha commentato Nicola Privato, Regional Manager Southern Europe&Africa, Dnv Gl – Business Assurance.

La sostenibilità nel futuro
Interrogate sul futuro, dunque, le imprese hanno dichiarato di voler continuare a mantenere alta l’attenzione sul tema. «Dall’indagine è emerso che il 45% delle aziende italiane e globali ha intenzione di investire di più nell’integrazione della sostenibilità nei prossimi tre anni» ha confermato Riccardo Giovannini, Partner, Team Sustainability di Ey. Gli strumenti da utilizzare a tal fine, del resto, sono numerosi, a partire dal ricorso ad appositi sistemi di gestione capaci di creare valore condiviso per la comunità e per l’azienda, passando per lo Standard ISO 26000, il Global Reporting Initiative Framework, il rating di sostenibilità nonché le B Corporation, il Creating Shared Value e lo stakeholder engagement.

bilancioInteressante inoltre rilevare come le aziende “leader” tra le intervistate (ben 142) siano decise capofila di questa nuova tendenza. In particolare, il 68% ritiene fondamentale il monitoraggio degli impatti sociali, ambientali ed economici del proprio business, quasi il 69% usa già politiche di integrazione della sostenibilità nel business, l’80% ha definito e implementato strategie sostenibili. Inoltre, il 90% riconosce di aver ottenuto ampi benefici di mercato,  tanto che per il 79% i benefici ottenuti sono pari o superiori ai costi sostenuti.

Nessuno di loro, infatti, intende investire meno di oggi da qui ai prossimi tre anni nella sostenibilità. E questo, nonostante permangano diversi ostacoli sul percorso, primi tra tutti la mancanza di competenze e le attività quotidiane che spesso distolgono le aziende da attività più strategiche. Ma raggiungere l’obiettivo è possibile e secondo Dnv Gl per riuscirci basta seguire cinque, sfidanti, passi: pensare fuori dagli schemi, sperimentare soluzioni innovative, rendere replicabili le soluzioni più efficienti, farsi aiutare dagli strumenti non convenzionali e, soprattutto, imparare ad affrontare il cambiamento.

 

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.