La Sindrome di Behemoth


Una leggenda metropolitana che parla delle conseguenze che un’overdose di emozioni può avere sul nostro fisico


La Sindrome di Behemoth

La Sindrome di Behemoth, nota anche come Overdose Emozionale, è una leggenda metropolitana diffusasi a partire dal 2013 nel sud del Giappone quando un quotidiano della prefettura di Kumamoto pubblicò un articolo che riportava le preoccupazioni (“espresse off the record durante una cena privata”) del primo ministro, Shinzō Abe, «a proposito di alcuni inquietanti decessi recentemente verificatisi tra i giovani».

Il giornale, in seguito alle richieste di chiarimenti, aveva inizialmente parlato di un “errore di trascrizione”, poi di uno “scherzo”, infine di un “fraintendimento”.

La copertina del libro "Anna sta mentendo" di Federico Baccomo Duchesne

La copertina del libro “Anna sta mentendo” di Federico Baccomo Duchesne

L’overdose di emozioni
Da allora, prima in rete, poi su giornali e riviste (perlopiù scandalistiche ma non sono mancati accenni anche su riviste di settore, come Psychology Today) e persino talk-show, si è cominciato a parlare di una fantomatica Sindrome di Behemoth (ancora poco chiara l’origine del nome) per indicare un fenomeno patologico dai sintomi simili a quelli della cardiopatia ischemica ma profondamente differente nelle cause, da ricercarsi, secondo la versione più diffusa della leggenda, in un sovraccarico emotivo insostenibile. In altre parole, gli assertori della patologia affermano che esiste un carico massimo di emozioni – gioia, tristezza, sorpresa, paura, rabbia, odio, ecc. – che l’uomo è in grado di sostenere, superato il quale l’apparato emotivo collassa portando letteralmente all’esplosione del cuore.

Nel mondo contemporaneo, spiegano, il vortice di informazioni, comunicazioni e relazioni che ci avviluppa comporta l’immersione in una corrente emotiva incessante e logorante: l’uomo cavalca una quotidiana giostra emotiva in cui, in pochi minuti, passa dalla gioia di un messaggio dolce di buongiorno alla paura per la lettura di un attentato in un centro commerciale, dalla tensione per uno scandalo della politica americana all’allegria per il filmato di un nipotino che si spalma la pappa in faccia, dal fastidio per trenta nuovi messaggi in una chat di gruppo all’euforia per l’uscita di una nuova serie tv in dieci puntate: un “flusso traumatico” che logora l’anima (il termine in questo contesto è usato per indicare un insieme spirituale di emozioni, sensazioni e pensiero) attraverso un uso gravoso e prolungato per la quale non è stata progettata.

Una maratona al giorno
«Considerate le nefaste conseguenze fisiche che subireste a correre ogni giorno una maratona» ha spiegato il prof. Gerard Dugaulier, attivista del sedicente gruppo Against Behemoth, «ora pensate che stiamo facendo la stessa cosa con la nostra anima». Tra i casi cui si fa cenno nelle varie testimonianze, ricorre Chris Robbins, ventiquattrenne di Chicago, che raggiunse la soglia limite leggendo su Telegram un messaggio in cui la ragazza lo invitava in un ristorante che serviva sandwich all’avocado “gustosissimi”.

Il ragazzo, goloso dello stuzzicante ingrediente, ha sorriso un istante, dopodiché si è accasciato sul pavimento prima di riuscire a digitare la seconda “w” della parola “wow”. Nei giorni precedenti, ha raccontato la madre, aveva accusato nausea, irritabilità e attacchi di vomito in corrispondenza di ogni cambio d’umore. Tuttavia, conviene ripeterlo, non si hanno prove certe dell’effettiva esistenza della Sindrome di Behemoth, che va pertanto considerata a tutti gli effetti una patologia inesistente. Al momento, ripetiamo, non c’è da preoccuparsi.

L'autore

Federico Baccomo Duchesne

Federico Baccomo Duchesne Scrittore, ex avvocato, è autore di "Studio legale" e "La gente che sta bene"