Scienza ed etica per vivere meglio domani


L’insegnamento di Umberto Veronesi al centro della 13^ edizione di “The Future of Science”


Scienza ed etica per vivere meglio domani

È possibile conciliare ricerca e intuizione, conservazione e innovazione, scienza e doveri etici? A chiederselo sono stati i più illustri esponenti del mondo accademico scientifico, e non solo, intervenuti alla tredicesima edizione di The Future of Science, il ciclo di conferenze, tenutosi il 21 e 22 settembre a Venezia, con LINC media partner.

A dare il benvenuto Chiara Tonelli, presidente di ‘The Future of Science’, Giovanni Bazoli, presidente della Fondazione Cini, Marco Tronchetti Provera, presidente della Fondazione Tronchetti Provera, Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Umberto Veronesi. Sono le tre fondazioni, infatti, ad aver promosso l’evento che quest’anno ha indagato proprio il tema del “The lives to come”, ovvero: “Come vivremo” per capire come guardare oltre il presente conciliando gli insegnamenti del passato e le aspirazioni del futuro, analizzando l’impatto che le scoperte scientifiche avranno sulle nostre vite.

Gianni Letta durante il suo discorso

Gianni Letta durante il suo discorso

L’insegnamento di Umberto Veronesi
Un appuntamento nato dall’intuizione del professor Umberto Veronesi, il cui pensiero a un anno dalla scomparsa, continua a vivere più attuale che mai. Alla sua figura, infatti, è stata dedicata l’opening lecture curata da Gianni Letta, presidente dell’Associazione Civita, realtà nata per recuperare l’antico borgo di Civita di Bagnoregio e ora impegnata nella ricerca di un dialogo innovativo fra il mondo della cultura e quello dell’economia. «Anche attraverso l’impegno di Civita – ha spiegato infatti Letta – cerchiamo di guardare avanti, rendendo le testimonianze del passato un fattore di sviluppo sostanziale per il futuro. E questo, perché siamo certi che non possa esserci benessere economico senza fioritura spirituale».

Una convinzione condivisa dallo stesso Umberto Veronesi che promuovendo un approccio rigoroso all’oncologia, introducendo studi clinici sperimentali, innovando la chirurgia e le terapie, ha rivoluzionato il modo di fare medicina, portando molte persone dalla disperazione alla vita. Negli ultimi 16 anni, anche grazie al suo operato e ai progressi compiuti nell’identificare le cellule e le molecole coinvolte nei meccanismi immunitari, la lotta contro il cancro è radicalmente mutata.

36562650303_c06ce0e758_oIl medico e il rapporto tra scienza e società
Per questo, il suo impegno è stato faro dei lavori promossi durante il ciclo di conferenze ed ha contribuito a tracciare l’identikit del medico, scienziato del futuro. Un professionista capace di coniugare intuito e disciplina, studio della scienza e tecnica, razionalità e umanità. In un mondo sempre più tecnologico, infatti, secondo Veronesi a fare la differenza può essere solo l’umanità. «Non si diventa grandi, se non si impara a comunicare con i pazienti. E questo non lo insegnano le Università né le specializzazioni» – scriveva lo scienziato, e ancora prima l’uomo.

Come ha ricordato Letta nella sua introduzione, Umberto Veronesi interpretava la professione del medico come una missione che per realizzarsi aveva bisogno di solidarietà e amore. Da qui, il richiamo affinché ogni medico e ogni scienziato pratichi la giustizia sociale, abolendo ogni forma di intolleranza razziale o di altro genere, riducendo dunque il divario tra scienza e società, tra ricerca ed etica. Gap che Veronesi ha cercato di colmare guardando non solo al profilo medico ma anche alla psicologia dei suoi pazienti, specie delle donne, costrette spesso a subire interventi molto invasivi. E ottenendo i progressi scientifici che tutti conosciamo.

Chiara Tonelli

Chiara Tonelli

Il ruolo delle donne
Ragione che lo ha portato, da un lato, a sostituire, per primo, la mastectomia con la quadrantectomia, ovvero l’asportazione chirurgica solo di una parte della mammella malata di tumore, e dall’altro a redigere una sorta di decalogo anti gender-gap con cui ha messo nero su bianco la sua idea di “superiorità femminile”. Ovvero, le donne migliori degli uomini perché capaci di procreare, di unire lavoro e famiglia, di resistere al dolore e alla fatica, di mostrare maggior senso del dovere e attaccamento alle istituzioni, nonché maggior senso della giustizia, dell’armonia, dell’arte e della cultura, ma anche miglior capacità di ragionamento e di concentrazione, miglior gestione delle crisi e minor aggressività e violenza.

Insomma, il futuro per Veronesi, non poteva che essere donna. E le donne sono anche coloro che oggi si dimostrano più longeve, perché più attente all’alimentazione e all’attività fisica. Questioni carissime a Veronesi e oggi al centro di numerose ricerche, come quella curata da Elio Riboli, direttore della School of Public Health all’Imperial College di Londra e professore di Igiene all’Università Humanitas dell’omonimo istituto a Milano, presentata nel corso della Conferenza per dimostrare l’importanza dell’alimentazione sulle aspettative di vita.

37374802805_14443029dc_bStile di vita e salute
In particolare, lo studio ha dimostrato che l’età in cui possiamo decidere che ne sarà del nostro futuro sono i 55 anni. Se dai 55 ai 70 anni cureremo il nostro stile di vita con una dieta equilibrata, un’attività fisica costante e il mantenimento del peso forma, potremo arrivare in salute a 70 anni e avremo maggiore speranza di invecchiare serenamente, arrivando anche a 90 anni e più. Chi invece a 70 anni avrà problemi, vedrà ridursi notevolmente la sua speranza di vita.

Interrogarsi sul mondo in cui vivremo tra vent’anni e sui progressi che ancora dobbiamo compiere, come fatto nel corso dell’evento, è dunque fondamentale per capire come preservare l’individuo e l’intera comunità. Ed è proprio l’integrazione tra la nutrizione come elemento di prevenzione delle malattie e di supporto alle cure, le nuove tecnologie e i big data quale veicolo di infinite e preziosissime informazioni e le scienze biomediche, straordinaria finestra aperta sul futuro per diagnosticare precocemente le patologie, valutarne il rischio e trattarle con terapie innovative, consentirà di costruire un avvenire di salute e benessere.

E questo, con l’auspicio di poter contare sempre su professionisti capaci, come Veronesi, di fondere lavoro di corsia e di laboratorio, seguendo uno dei più importanti insegnamenti di Leonardo, che scrisse: «Quelli che si innamorano della pratica senza scienza sono come il nocchiere che entra nel Naviglio senza timone o bussola e che mai ha certezza di dove si va. Sempre la pratica deve essere edificata sopra la buona teoria».

L'autore

Silvia Pagliuca

Silvia Pagliuca Giornalista professionista e Comunicatore pubblico, è laureata in scienze e tecnologie della comunicazione, con Master in management della comunicazione sociale, politica e istituzionale e Master in giornalismo presso il campus IULM - Mediaset. Scrive di lavoro, startup, innovazione e imprenditoria per Corriere della Sera, Corriere Imprese e Corriere del Trentino. Collabora come copywriter e consulente in comunicazione per diverse realtà pubbliche e private.