Il mestiere del cinema spiegato ai giovani


Da Pif al progetto Meeting Pot. Al Milano Film Festival tanto spazio ai nuovi talenti e alla formazione dei ragazzi


Il mestiere del cinema spiegato ai giovani

Dieci giorni dedicati al grande cinema e ai giovanissimi. Dal 28 settembre all’8 ottobre il Milano Film Festival 2017 ha animato la città proponendo accanto alle proiezioni dei registi affermati i lavori dei nuovi talenti e diversi spazi dedicati alla formazione in questo campo. Ne è un esempio la scelta di accettare nella sezione dei cortometraggi pellicole girate esclusivamente da under 40 e di dedicare spazio a progetti pensati per le scuole come Meeting Pot.

«È il nostro modo di promuovere la cultura del cinema a 360 gradi – spiega a LINC Carla Vulpiani, co-direttrice creativa del Festival -. Vogliamo dare spazio agli emergenti e permettere loro di farsi conoscere. Per questo ci focalizziamo sull’esordio. Nonostante spesso si pensi il contrario, nell’industria cinematografica conta molto il merito, non basta avere un cognome importante per avere successo. È quindi fondamentale dare a tutti le stesse possibilità. E il Festival è una di queste».

Pierfrancesco Filiberto, in arte Pif

Pierfrancesco Filiberto, in arte Pif

Il caso di Pif, la rivincita della narrazione semplice
Emblematica di questa apertura del mondo del cinema è la storia di Pif che durante il festival ha raccontato la propria esperienza professionale «da zero a cento» davanti a una platea di giovani. Pierfrancesco Diliberto, 45 anni, ha parlato del suo esordio come assistente alla regia e ha ricostruito il percorso che lo ha portato ad essere oggi un regista, un presentatore, un autore e un montatore.

«Ho rischiato di fare l’assicuratore – ha scherzato dal palco -. Fra un futuro garantito e il nulla scelsi il nulla perché avevo un sogno. E poi avevo quest’idea per cui se avessi scelto un lavoro nel ramo assicurativo avrei fatto quello per tutta la vita e, una volta guadagnato il primo stipendio, sarebbe stato difficile tornare indietro». Così quando è arrivata l’occasione Pif ha deciso di buttarsi partendo dal basso.

«Ho iniziato con I cento passi di Marco Tullio Giordana – ha raccontato – . Facevo, come dico io, ‘l’assistente volontario schiavo’ ma devo dire che è stato meglio iniziare a lavorare in una produzione piccola rispetto a una grande dove ci sono tantissimi ruoli.

In una realtà ristretta
ti fanno fare più cose
e impari molto di più

Poi c’è stato il trasferimento a Milano, il corso da autore e il successo con Le Iene e Il Testimone. Con la sua narrazione semplice Pif ha rilanciato un modello di televisione vicina alla realtà. Un modo di concepire il video diverso dal mainstream e molto più simile – come dice lo stesso regista – a quello degli youtuber.

«Capita spesso che dei ragazzi mi mandino i loro filmati. Alcuni sono bellissimi e a livello grafico praticamente perfetti. Ecco, se posso dare un consiglio, l’entusiasmo dei mezzi non deve frenare la creatività. La cosa veramente importante è avere qualcosa da dire». Solo in questo modo si riesce a sfondare in un mondo che per il regista è sì ostico ma offre anche tante chance a chi sa mettersi in gioco.

cinema 22042262_1897849753866874_3511983578877404186_oIl progetto Meeting Pot: spiegare ai giovani il cinema
Un centinaio di studenti delle scuole superiori, una serie di incontri per costruire una rassegna di cinema e un tema: le seconde generazioni. È il progetto di formazione Meeting Pot realizzato da Milano Film Festival con il sostegno di Mibact e Base Milano e Siae tramite il bando “S’illumina-copia privata per i giovani, per la cultura”.

Parliamo di un percorso in alternanza scuola-lavoro ideato per avvicinare al mondo del cinema chi ha tra i 15 e i 18 anni. In una prima fase i ragazzi sono stati coinvolti nella visione di diversi film realizzati da registi stranieri di seconda generazione. Tra questi Il fondamentalista riluttante di Mira Nair, Lao Shi (Old Stone) di Johnny Ma e Pitza e datteri di Fariborz Kamkari. «Ci ha colpito la partecipazione: gli studenti erano curiosi e attenti mentre cercavamo di dare loro strumenti di analisi critica e una panoramica sui mestieri del mondo del cinema», dice Vulpiani. Dopo una sessione teorica, in cui gli adolescenti hanno imparato ad analizzare una pellicola a livello tecnico e a studiare le inquadrature, sono stati divisi in gruppi. L’obiettivo era mettere in pratica quanto imparato sulla promozione di un film e su come può essere comunicata online una rassegna d’autore.

«Abbiamo cercato di far acquisire loro competenze tecniche – racconta Andrea Chimento, giornalista e direttore responsabile del dizionario di cinema online Long Take, – per questo durante gli incontri teorici erano presenti dei critici. Alcuni ragazzi hanno poi imparato a usare la fotocamera, a scrivere articoli per un blog e a postare su Facebook o Twitter in modo strategico per coinvolgere il pubblico». La selezione di film è poi stata presentata durante il Festival. Tra le abilità sviluppate dagli studenti la scrittura, l’utilizzo dei social a fini comunicativi e la capacità di presentare il proprio lavoro ad alta voce sul palco. Un mix di soft skills e hard skills indispensabile per chi domani potrebbe ricercare un primo impiego nell’industria dei film.

L'autore

Diana Cavalcoli

dianacavalcoli Laureata in Lettere, si specializza in Cultura e storia del sistema editoriale all’Università degli studi di Milano. Frequenta il Master in giornalismo Walter Tobagi ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2015. Ha lavorato per Adnkronos a Milano e attualmente scrive per il Corriere della Sera occupandosi di lavoro, startup e innovazione


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