A scuola dai millennials


Le idee di Valeria Cagnina e Leonardo Falanga sui percorsi formativi alla luce dei cambiamenti del mercato del lavoro


A scuola dai millennials

Sedici anni lei, diciotto lui ma con le idee molto chiare. Stiamo parlando di Valeria Cagnina e Leonardo Falanga (nella foto in evidenza) che nonostante la giovanissima età sono lontani anni luce dallo stereotipo dei bamboccioni da divano e play-station. Curiosi, intraprendenti, connessi. E su queste tre basi stanno costruendo la loro vita, prima ancora che la loro futura professione.

Valeria che fin da piccola era attratta da chimica e dalla tecnologia e che ha costruito, guardando un tutorial su youtube, il suo primo robot in grado di evitare ostacoli all’età di undici anni non ha dubbi: «Niente è impossibile!». E ce lo dice col sorriso di chi ha entusiasmo da vendere. 
Leonardo, che unisce alla passione per la robotica quella per gli aerei, ha già un obiettivo, quello di fondare una sua società, magari in Silicon Valley e «volare – ci confida – mi permette di osservare la visione di futuro e innovazione da un’altra prospettiva».

Niente è impossibile
Insomma, due ragazzi come tanti con la differenza che stanno cogliendo il senso del cambiamento e sono pronti a cavalcarlo. 
Valeria, che è testimone della Fondazione Human Age Institute di ManpowerGroup, cerca già di trasmettere il suo entusiasmo a giovanissimi allievi: «Ogni volta che qualche bambino mi dice ‘non ce la faccio’ o ‘non ce la posso fare’ non lascio spazio! Dico loro che è l’unica frase non ammessa al corso!». Perché, appunto, niente è impossibile. Abbiamo chiesto a Leonardo quale sia secondo lui l’ambizione più grande cui l’umanità oggi deve tendere: «Le connessioni, quelle vere, quelle sane, quelle che fanno crescere ed evolvere. Tra le persone, tra le culture, tra paesi e soprattutto tra i sentimenti umani».

Valeria, che è stata in visita al Mit di Boston, ci trasferisce con entusiasmo come al di là dell’oceano il tema della robotica e del machine learning sia molto più di attualità di quanto non avvenga in Italia, quasi una naturale e incontenibile evoluzione dell’essere umano. Le abbiamo chiesto cosa consiglierebbe ad un giovane e la risposta è stata di rara lucidità: «Ai miei coetanei dico di pensarsi in professioni altamente specializzate, creative e con tantissimo ‘uso del cervello’. Ovvero in professioni che non potranno essere sostituite da un robot. E consiglio loro di fare formazione continua a qualsiasi età. Sarà l’unico modo per non diventare sostituibili».

La sfida dell’intelligenza artificiale
Ne è convinto anche Leonardo che si definisce un maker, ovvero un inventore, un «nerd col cuore che lavora con le mani» e aggiunge: «Non va superata la soglia dell’essere umano.

La tecnologia
non per sostituire l’uomo
ma per miglioragli la vita

Quando pensiamo alle parole “intelligenza artificiale” ci vengono in mente scene hollywoodiane apocalittiche. «Qui non si parla di quella raccontata nei film – dice Valeria – parliamo semplicemente di robot che imparano specifici compiti per accompagnare in maniera naturale le nostre vite».

Insomma, niente paura, anzi una sfida da cogliere a piene mani: «L’intelligenza artificiale – dice un entusiasta Leonardo – è la base per creare sistemi sempre più complessi, per dare vita a un vero e proprio cervello artificiale – È una delle sfide che mi affascinano di più!». Sullo sfondo e non secondario, il tema del rapporto tra robotica e lavoro. Le macchine sostituiranno l’essere umano? «Certo il mondo del lavoro cambierà – ci confidano Valeria e Leonardo – i lavori del futuro saranno quelli legati al problem solving e al pensiero. Quelli invece che richiedono ripetizioni e metodicità facilmente interpretabili da algoritmi, saranno sostituiti».

In concreto, un ragazzo nato negli anni Duemila che percorsi di studi dovrebbe seguire? «Non si tratta di percorso di studi – ci risponde Leonardo – faccia quello che gli piace. Qualunque materia. Cerchi solo di non essere sconnesso dalla realtà. Insegua le sue passioni. E troverà sicuramente una collocazione nel mercato». 
Per chiudere abbiamo chiesto a Valeria il suo sogno nel cassetto: «Mi piacerebbe che ci fossero robot in grado di aiutare le persone anziane, di migliorare la qualità di vita di chi ha problemi. Al MIT sono rimasta affascinata dai robot che cercano di aiutare i bambini autistici». Sedici anni lei, diciotto anni lui. Se vi fosse sfuggito.

L'autore

Marco Gaiazzi

Marco Gaiazzi Giornalista e conduttore TV, si occupa di tematiche economiche e politiche. Collabora a DomenicaLive Il Talk su Canale5. Content manager e consulente editoriale per Fideuram Tv. Battutista per divertimento, Juventino sul serio