L’esperto impara dall’inesperto


Gli effetti del paradosso tecnologico che ha portato all’eliminazione di ogni barriera di accesso al sapere


L’esperto impara dall’inesperto

 

di Antonio Belloni

Oggi chi insegna a chi? Intraprendere un percorso di formazione non è semplice come prima. A chi rivolgersi, se le gerarchie del sapere si sono ribaltate? Da sempre il vecchio ha insegnato al giovane, l’esperto ha formato l’inesperto, il veterano ha accompagnato il giovane cadetto “alle prime armi”. Il sapere veniva calato dall’alto. Ed in alto potevano esserci due elementi a giusti care la gerarchia verticale: o gli anni di esperienza pratica, oppure quelli di studio, lettura, scrittura, insegnamento.

Su questi due fattori si è sempre fondato il concetto di expertise, secondo cui vigeva una superiorità unanimemente accettata e riconosciuta, derivante dalla teoria o dalla pratica; meglio se da entrambe. 
Da una decina d’anni qualcosa è cambiato. Ognuno di noi ha partecipato almeno una volta ad un evento formativo in cui un giovanissimo imprenditore calcava il palco davanti a qualche centinaia di imprenditori più esperti e anziani. Ecco il ribaltamento del sapere, che ora può venire dal basso: junior che insegnano a senior, giovani non laureati che insegnano strategia d’impresa a imprenditori over cinquanta sono ormai una prassi di convegni, eventi formativi, talk.

Il ribaltamento del sapere nei settori
Prima di capire se ciò sia un bene per la formazione, e quindi la circolazione ed il trasferimento del sapere – come teoria o come esperienza – va appunto fotografato il fenomeno in tutte le sue rappresentazioni. Infatti ciò non si verifica unicamente nel settore della formazione o nel terreno economico, anzi, il campo in cui appare ancora più ruvida la morte dell’expertise (vd. The death of expertise di Tom Nichols) e insieme l’inversione della gerarchia, è quello scientifico, vedasi alla voce vaccini, in cui un qualsiasi inesperto ha l’ardire di confrontarsi pubblicamente con un immunologo di fama.

Per dare una ragione a questo bizzarro percorso ascendente del sapere va osservata la nuova agorà pubblica in cui oggi – purtroppo – si confrontano esperti ed inesperti: i social network, dove la gerarchia si annulla completamente. È infatti indubbio che siano soprattutto le tecnologie a eliminare ogni barriera d’accesso al sapere ed ai luoghi in cui prima era chiuso a chiave, e quindi a consentire l’incontro ed il confronto tra chi sa e chi non sa, ponendoli su uno stesso livello di autorevolezza.

Il sapere “democratico”
L’autorevolezza era ieri quell’elemento decisivo che dava la titolarità – il titolo appunto – al professore, allo scienziato, all’anziano esperto, per far calare la conoscenza sugli altri in maniera discendente. Era chiusa a chiave nelle botteghe del Rinascimento fiorentino, in cui i giovani andavano ad imparare la pittura dai grandi maestri, come era chiusa a chiave nelle facoltà della Yvy League con rette da 100.000 dollari l’anno e oltre. Ora è invece tutto aperto, a buon mercato, e sul web si trova una lezione di un anatomopatologo americano, come un tutorial di un pittore che insegna “la mano”, o quello di un giovane islamico che insegna ad aspiranti terroristi come costruire un ordigno rudimentale, prima appannaggio unico di ingegneri esperti di chimica e materiali.

Con la promessa di un sapere democratico, senza barriere, e di una carica di idee innovative portabili in dote solo da giovani startupper che si presentano vergini al mondo dell’impresa, la formazione corre il rischio di sciogliersi in un moderno paradosso tecnologico, e perdere le sue sorgenti più pure. L’inesperienza è anzi diventata un valore, una premessa per compiere un percorso di successo ancora più veloce e dirompente.

Un percorso che può essere pericoloso, e per questo finisce per dare sempre più importanza ai passi che precedono la formazione; come per l’utilizzo del web è diventato infatti determinante saper dove andare a cercare le informazioni migliori, quelle più approfondite e certificate, anche per la formazione sarà sempre più importante, prima di apprendere, capire come scegliere le proprie fonti del sapere – persone o istituzioni – dandogli ranking e valore sulla base di certificati, esperienze, risultati e longevità. Non certo sulla base di una manciata di like o dei ranking di Google.

L'autore

La redazione di LINC