Formarsi gratis sul web: in Italia si diffondono i Mooc


Diverse le piattaforme attive: da Oilproject a quelle lanciate da atenei come Pok Polimi e Ca’ Foscari Open Knowledge


Formarsi gratis sul web: in Italia si diffondono i Mooc

Corsi aperti a tutti, gratuiti, online, su larga scala, di alto livello e dedicati a qualsiasi tipo di argomento, dalla matematica al coding. In una parola, Mooc (Massive open online courses). Queste lezioni erogate sul web da parte di università, business school, istituzioni e piattaforme indipendenti sono arrivate da pochi anni sullo scenario internazionale – ha cominciato la Stanford University nel 2011 offrendo un corso post laurea di intelligenza artificiale – ma da subito sono state percepite come la nuova frontiera digitale dell’apprendimento.

All’inizio i Mooc erano considerati strumenti rivoluzionari perché rendevano accessibili a chiunque una serie di conoscenze acquisibili soltanto seguendo corsi spesso molto costosi. C’era addirittura chi li vedeva come uno “tsunami” che avrebbe cambiato per sempre il modo di concepire l’insegnamento. La profezia, finora, non si è avverata e le lezioni tradizionali dal vivo continuano a essere le più diffuse sul pianeta. Ma i corsi online open sono diventati un fenomeno diffuso.

Le piattaforme più  note
La piattaforma più nota a livello globale è Coursera, che dal 2012 a oggi ha aggregato oltre duemila corsi di alcuni tra gli atenei più prestigiosi del mondo, e li ha messi a disposizione, gratis o per cifre accessibili, a 25 milioni di allievi. Ma anche realtà come Khan Academy, Udacity ed EdX si sono guadagnate fama mondiale. I mezzi sono quelli tipici di Internet (contenuti multimediali, aule virtuali, tool per l’interazione e la condivisione) e delle istituzioni didattiche classiche (durata e frequenza prestabilita dei corsi, test e consegna finale di un certificato). Le materie, appunto, spaziano in qualunque campo del sapere: dalle scienze alle lingue straniere, dalla storia all’IT.

In Italia, di esperienze originali non mancano. Un caso di studio è quello di Oilproject, scuola gratuita online, dedicata soprattutto agli studenti degli ultimi tre anni delle superiori o del primo anno di università, fondata nel 2004 da un gruppo di ragazzi tra cui il ceo Marco De Rossi, allora quattordicenne. Che racconta: «A maggio 2017 ha fatto studiare gratuitamente 2,2 milioni di persone erogando ogni giorno circa quindicimila ore di formazione». Tra video-lezioni, testi ed esercizi, i contenuti didattici a disposizione sono circa ottomila. «Quelli con più audience – spiega De Rossi – sono da sempre quelli di letteratura italiana, matematica, fisica e inglese».

In questo contesto è nata anche WeSchool, una piattaforma digitale che dà agli insegnanti (da febbraio 2017 il 6% dei professori italiani di medie e superiori ha creato un account) la possibilità di rendere collaborativa e meno frontale la didattica. «I prof possono progettare esperienze formative che iniziano con il principio della ‘classe capovolta’, cioè teoria a casa ed esercizi in classe, continuano con attività di brainstorming in aula, proseguono con la tradizionale lezione frontale e con instant feedback – domande a sorpresa con smartphone – e infine con un ‘debrief’ per capire cosa ha funzionato e cosa no».

Le piattaforme delle università italiane
Anche sul fronte universitario, il fermento è visibile. Atenei come Sapienza, Bocconi e Politecnico di Milano sono per esempio proprio attivi su Coursera con una propria offerta formativa. In più, il Politecnico milanese, nel 2014, ha anche lanciato Pok – Polimi Open Knowledge (nella foto in evidenza), un portale aperto a tutti e gratuito, pensato per «fornire supporto agli studenti nelle fasi di passaggio: dalle scuole superiori all’università, dalla laurea triennale alla magistrale e dall’università al mondo del lavoro», spiegano i responsabili della piattaforma, che offre ventisei corsi (“che aumenteranno entro fine 2017”) e ha attualmente più di quarantacinquemila iscritti. Le lezioni, alcune in italiano, altre in inglese, altre in entrambe le lingue, coprono le tematiche più disparate «dalla matematica alle soft skill, dalla sica alla didattica, dall’architettura al business e finanza».

L’Università “Ca’ Foscari” invece ha attivato nel 2014 la piattaforma Ca’ Foscari Open Knowledge (9.190 iscritti al 30 giugno 2017), su tecnologia open source Moodle a cui ci si può registrare gratis (per gli studenti dell’ateneo, bastano le stesse credenziali universitarie). «L’iniziativa è rivolta – dice Pia Masiero, delegata del rettore per l’e-learning – a chi desidera avere un’idea di una disciplina con la garanzia della qualità dei contenuti». Gli oltre trenta corsi non sono in autoapprendimento, quindi prevedono sempre il presidio di un docente. «Alcuni – aggiunge Masiero – sono esplicitamente pensati per aiutare gli studenti a raggiungere il livello richiesto dallo studio universitario». Tra quelli che hanno avuto maggior seguito ci sono stati Linguaggio, identità di genere e lingua italiana e Psicologia generale.

Ca’ Foscari ha anche messo due corsi sulla piattaforma Eduopen, un’iniziativa finanziata dal Miur a cui aderiscono a oggi diciassette università italiane (oltre diciottomila iscritti ad aprile 2017) che vogliono offrire Mooc ai propri studenti e ai non iscritti. Molti dei corsi (più di ottanta finora) sono erogati in inglese e prevedono il rilascio di crediti universitari e di un certificato di partecipazione spendibile sul curriculum. Tra le esperienze di maggior interesse, anche Federica.eu, il portale di Mooc dell’Università di Napoli Federico II che partecipa anche a Emma (European Multiple Mooc Aggregator), un progetto pilota di trenta mesi supportato dall’Ue che consiste nella creazione di una piattaforma aggregatrice di corsi gratuiti online (fruibili in più lingue, italiano compreso) forniti da un network composto da undici tra atenei europei e istituzioni culturali.

L'autore

Maurizio Di Lucchio

Maurizio Di Lucchio Lucano, classe 1981, ha studiato alla Scuola di giornalismo “W. Tobagi”. Si occupa di economia, lavoro e innovazione. Collabora con EconomyUp, Wired, Pagina99, Corriere.it