“Cosa sei, una macchina?”


Nonostante l’uomo abbia una capacità di conservare informazioni minore, è a lui che spetta il compito di esplorare


“Cosa sei, una macchina?”

Di Jacopo Mele e Aura Mele

È una frase che il più delle volte vuole indicare strabilio per una mente estremamente lucida e concentrata sull’attività che sta svolgendo – spesso eccellente per memoria o capacità di calcolo. La stessa frase, però, la usiamo anche per riferirci a qualcuno che ci appare disumano nella sua apparente mancanza di emozioni o sentimenti, per l’agghiacciante imperturbabilità e rigidità di visione che spesso sfocia in una terrificante – non più ammirevole – capacità di calcolo.

La tensione verso la perfezione
La macchina ci affascina e terrorizza, contenendo in sé allo stesso tempo l’esaltazione di alcuni attributi umani e la totale assenza di altri. Nella macchina sono portate alla massima potenza velocità, resistenza, prontezza di calcolo, memoria e capacità di previsione.

Riversiamo nella progettazione di macchine sempre più potenti la nostra continua tensione verso una perfezione che in quanto umani non conosceremo mai. 
Più di ogni altra cosa essere una macchina significa eliminare ogni distrazione. Ma cos’è la distrazione se non la capacità della mente di vagare e di allargare di volta in volta i confini dell’immaginazione, lasciando entrare il nuovo. Inventando sempre un nuovo nuovo.

La capacità di distrarci
Cosa saremmo quindi senza la capacità di distrarci che poi è anche la stessa di concentrarci, di lasciare la mente lavorare per suo conto e di seguirla con curiosità e partecipazione (Leggi l’articolo). Le nostre impressioni, dettate e contaminate dalle emozioni, ci guidano e ci spingono nel processo di studio della vita stessa. 
Certo, le macchine hanno una capacità di conservare le informazioni superiore a quella dell’uomo. La memoria delle macchine – infatti – non si deteriora col tempo, non diminuisce, anzi al contrario aumenta e si potenzia.

Una volta memorizzata un’informazione – o un’attività – la macchina saprà riconoscerla e svolgerla in un lasso di tempo sempre minore rispetto all’uomo, ma è a quest’ultimo che resta il compito di esplorare. L’attività esplorativa insieme alla capacità di imparare di continuo connettendo in maniera creativa i punti tra le cose, rendono l’uomo in grado di rischiare e generare nuovi scenari. Alle macchine la storia – all’uomo il futuro.

L'autore

Antonio Armano Giornalista professionista, ha iniziato a scrivere dopo il crollo del Muro viaggiando in Est Europa e studiando lingue slave. Collabora e ha collaborato con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica, Il Sole-24 Ore, Il Secolo XIX, Touring Magazine, Fatto Quotidiano. È stato redattore di Saturno, il supplemento culturale del Fatto Quotidiano uscito nel 2011-2012 e diretto da Riccardo Chiaberge. Ha pubblicato "Hotel Mosca", "Vip. Voghera important people", "Maledizioni" e recentemente "Sex Advisor". Insegna italiano in una scuola per stranieri dell'associazione Arcobaleno ed è nella giuria del premio letterario intitolato a Guido Morselli