Dal posto fisso all’Italia delle startup


L’evoluzione del mercato del lavoro e le sfide future. Gli approfondimenti di LINC nel numero disponibile dal 18 dicembre


Dal posto fisso all’Italia delle startup

Un’evoluzione che non accenna a fermarsi. Dall’Italia in cui la laurea era un punto di arrivo seguito dalla caccia al posto fisso a quella del lavoro flessibile, della Gig economy e dei giovani che lanciano start up di successo, puntando all’imprenditorialità. Il mercato del lavoro ha subìto negli ultimi venti anni una rivoluzione, ma ne è già in corso un’altra che si preannuncia altrettanto d’impatto. Per chi cerca un’occupazione, per chi già ce l’ha e anche per le aziende che vogliono leader e dipendenti che stiano al passo.

Il lavoro degli ultimi venti anni e quello dei prossimi venti è il tema del numero di LINC che da lunedì, 18 dicembre, sarà disponibile nella sezione “Magazine” di questo sito, previa iscrizione e si potrà sfogliare anche dall’Edizione digitale del Corriere della Sera fino al 18 gennaio 2018. Vent’anni perché sono passati esattamente due decenni dall’arrivo di ManpowerGroup in Italia. Con articoli, inchieste, interviste e fotogallery, lincmagazine.it approfondirà alcuni aspetti, analizzando gli effetti che tecnologia e digitalizzazione hanno avuto non solo sull’occupazione, ma anche sulla possibilità di inventarsi nuovi mestieri. Un passaggio necessario per valutare cosa potrà avvenire in futuro.

Tempo di bilanci
Il traguardo raggiunto offre lo spunto a Stefano Scabbio, presidente di ManpowerGroup per l’Area Mediterranea, il Nord e l’Est Europa di fare una riflessione: “Alla luce della rivoluzione in atto, siamo sempre più convinti che il miglioramento continuo di ciascun individuo rappresenti la chiave di volta per il progresso sociale e la crescita economica”.

Ma se è in atto una vera e propria rivoluzione delle competenze imposta proprio dalla crescente digitalizzazione introdotta dalla Quarta Rivoluzione Industriale, non è detto che per l’occupazione ci sia un impatto negativo. Secondo il report Skills Revolution che ManpowerGroup ha presentato nel corso del World Economic Forum di quest’anno a Davos “l’Italia – ricorda Scabbio – è tra i Paesi più ottimisti su questo fronte. L’83% delle aziende è convinto che la digitalizzazione aumenterà i posti di lavoro”.

Come è cambiato il mondo del lavoro
In questo numero di LINC Paolo Gallo, responsabile risorse umane del World Economic Forum e autore del libro La bussola del successo, fa un tuffo nel passato. Dal 1987 al 2017. Raccontando di storie comuni a milioni di persone. Gli studi già focalizzati su quello che sarebbe stato il proprio mestiere, il giorno della laurea e la ricerca di un lavoro “vicino a casa, massimo un’ora di viaggio”. Cosa che oggi fa sorridere. E racconta di papà che avevano passato tutta la vita nella stessa azienda, che in cambio di fedeltà dava “stipendi dignitosi, un piano pensionistico a prova di bomba e 4 settimane di ferie”.

E poi c’è la fotografia di oggi: la laurea che non rappresenta certo la fine del periodo di formazione e il lavoro che è possibile non porti a una pensione dignitosa e che si cerca sulle app. In realtà non è solo cambiato il modo di cercare un’occupazione, ma sono completamente mutate anche le modalità dei colloqui. E se in Italia non si trova lavoro, si va all’estero. A volte una scelta obbligata, perché la strada dei nostri genitori non è più percorribile, a volte qualcosa di diverso. Per la scrittrice Camilla Barsani “stiamo diventando molto più avventurosi”, dicendo addio a quel modello che spingeva tanti ragazzi a dedicare i migliori anni della propria vita a partecipare a concorsi e vincerli per accaparrarsi il posto fisso.

Il futuro del lavoro
Ma se tanto è già cambiato, allora cosa dovremo aspettarci in futuro? La risposta è: “Di tutto”. Secondo Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’agenda digitale, l’Intelligenza artificiale cambierà il futuro del lavoro. “Perché la tecnologia – ha detto a LINC – distrugge i vecchi posti di lavoro, ma ne crea di nuovi”. Anche grazie alla tecnologia, d’altronde, oltre che alla creatività, sono nati negli ultimi anni molti mestieri, di cui fino a qualche anno fa nessuno aveva mai sentito.

Ma allora il posto fisso è un concetto superato? Secondo il giurista e politico Pietro Ichino, intervistato in questo numero da LINC non è affatto così, dato che in tutti i Paesi dell’Occidente sviluppato, “la forza-lavoro dipendente è occupata per più di quattro quinti con contratti di lavoro stabili”. È pur vero però che nei prossimi 20 anni ci confronteremo con tutte le opportunità (e sono infinite) offerte da digitalizzazione e globalizzazione. L’effetto? Si lavorerà meglio, ma non necessariamente meno, dato che le persone più attive potrebbero arrivare anche a lavorare troppo.

Il punto di vista delle aziende
Lo sanno bene Enel e Dallara quanto sarà importante, anche in futuro, il ruolo dell’uomo e delle sue competenze. LINC ha interpellato le due aziende per sapere cosa ne pensassero degli effetti dell’innovazione tecnologica. Per entrambe, la chiave del futuro, è quella di puntare proprio sull’uomo, dato che sono le persone a dominare la tecnologia. “Per farlo – dicono – servono un mix bilanciato di competenze specialistiche e persone dotate di intelligenza emotiva per coordinare il lavoro”. Il lavoratore è sempre più protagonista anche nella Gig Economy, dove i tradizionali confini del lavoro vengono superati con un semplice click, dove a una maggiore flessibilità si accompagnano maggiori responsabilità e dove ci sono nuove geografia e gerarchie del lavoro.

E in Italia? Diverse imprese italiane hanno anticipato alcuni principi della Quarta Rivoluzione Industriale già da 20 anni. Non è un caso se 24 delle 80 startup europee 4.0 nate tra il 2011 e il 2015 sono italiane. Si tratta del 30 per cento. LINC ha incontrato alcuni dei fondatori, tra cui da Stefano Linari di Alleantia, che ha sviluppato un software dedicato a Industry 4.0 per trasformare le macchine industriali in dispositivi simili agli smartphone.

E in questo scenario un ruolo importante è quello affidato alla comunicazione. Che non può non cambiare ed evolversi in un mondo dove contenuti e contenitori si moltiplicano. Ecco perché oggi “la vera innovazione – scrive Margherita Pogliani – è semplificare, per condividere i valori essenziali”.

 

 

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La redazione di LINC

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