L’intelligenza artificiale cambierà il futuro del lavoro


LINC ne ha parlato con Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale


L’intelligenza artificiale cambierà il futuro del lavoro

In una singola ora di un giorno qualunque sul web succede una quantità di cose davvero incredibile: vengono visualizzati 248 milioni di video attraverso YouTube, sono caricate 2,8 milioni di foto Instagram, sono sparati 23,7 milioni di tweet e spesi 15,5 milioni di dollari in ordini Amazon (dati Digital in 2017, Hootsuite e We Are Social). Se questi sono i ritmi ai quali ci ha abituato la rete, nella vita analogica il tempo scorre molto, molto più lentamente e la burocrazia zavorra le attività produttive e lavorative.

Solo per fare un esempio, come rileva Confindustria, per aprire uno stabilimento industriale e avviare un’attività di impresa in Italia servono circa quattro anni. Come certifica anche il World Economic Forum per il 2016-17, il nostro Paese si posiziona solo al 136mo posto nella classifica che riguarda l’onere della regolamentazione, uno dei fattori chiave della competitività globale.

Verso l’Agenda digitale
I tentativi degli ultimi governi per colmare il gap tutto italiano della trasformazione digitale hanno avuto il merito di mettere al centro dell’agenda politica il tema ma non certo di risolverlo.

Siamo ancora
al primo giorno
al day one

Questo il commento del commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale, Diego Piacentini, a margine della presentazione a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, della Digital Week, la settimana di eventi lanciata dall’amministrazione e dedicata al mondo del digitale e all’innovazione.

«L’Italia è partita qualche anno dopo gli altri Paesi. È una questione non solamente di settore pubblico, ma di cambiamenti nei processi di digitalizzazione di aziende private. I segnali in questi ultimi due anni – ha aggiunto – sono fortissimi, siamo nella direzione giusta». La digitalizzazione, secondo Piacentini, «deve passare però anche da una semplificazione delle procedure e delle norme altrimenti si rischia di digitalizzare delle procedure vecchie – ha concluso -. Milano per esempio, è una città che ha capito che il rapporto con i cittadini e le imprese può e deve essere semplificato e la digitalizzazione è il modo essenziale per farlo».

Il Piano per costruire il nuovo sistema operativo
Con un passato da manager di punta per 13 anni in Apple con Steve Jobs e 16 anni in Amazon a fianco di Jeff Bezos, il 57enne milanese è stato nominato il 16 settembre 2016 (con un mandato di due anni pro bono) a guidare il team per la Trasformazione Digitale: una realtà che vuole costruire il “sistema operativo” del Paese, una serie di componenti fondamentali sui quali costruire servizi più semplici ed efficaci per i cittadini, la Pubblica amministrazione e le imprese, attraverso prodotti digitali innovativi.

Lo strumento principe per raggiungere tale ambizioso obiettivo si chiama “Piano Triennale 2017-2019 per l’informatica nella Pubblica Amministrazione”, un documento di indirizzo strategico ed economico destinato a tutta la PA che accompagna la trasformazione digitale del Paese. Come si legge dal sito ufficiale, “il Piano definisce le linee operative di sviluppo dell’informatica pubblica; il Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA; gli investimenti ICT del settore pubblico secondo le linee guida europee e del Governo”.

Cosa cambierà
Che tradotto nella vita concreta dei cittadini vuol dire, solo per fare un caso, che «entro cinque anni l’80 per cento della popolazione italiana dovrà essere in possesso di un’identità digitale», un login unico con cui ottenere una pluralità di servizi: dal rilascio dei certificati ai rapporti con l’Inps, dal pagamento delle multe alle attività con il ministero delle Finanze. Niente più file agli sportelli allora anche per quell’80% degli italiani che ancora predilige interfacciarsi con la PA attraverso i canali tradizionali, con spreco di risorse e tempo.

La speranza è che gli sforzi di Piacentini e del suo team producano allora una macchina statale ben oleata e al passo con i tempi, con ripercussioni positive sul sistema Italia in generale, e di riflesso, anche sul mercato del lavoro. Perché le risorse che non si perdono nei gangli della burocrazia e le energie che si risparmiano possono essere immesse in altre attività più produttive e pronte a beneficiare delle nuove tecnologie. A questo proposito Piacentini ha più volte sottolineato il fatto che occorre «cambiare la narrativa sul futuro del lavoro, spesso troppo focalizzata solo sugli effetti negativi della tecnologia.

Come ha sempre fatto, la tecnologia distrugge i vecchi posti di lavoro, ma ne crea di nuovi. Non possiamo ovviamente ignorare gli effetti negativi, ma dobbiamo identificare quelle competenze maggiormente richieste, aiutando i lavoratori a trarre i bene ci del cambiamento». In questo ambito la grande protagonista dei prossimi anni sarà l’intelligenza artificiale: «Essa può rappresentare un futuro di lungo periodo, aiutare i governi a prendere decisioni migliori – sottolinea il Commissario – uno dei campi più promettenti dell’innovazione e può migliorare enormemente i servizi rivolti a imprese e cittadini. Per i Governi è fondamentale conoscere e comprendere questo tipo di tecnologie. I quadri normativi devono evolvere per aiutare lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale che però, non potrà mai fare a meno dell’aspetto umano».

L'autore

Giuliana Grimaldi

Giuliana Grimaldi Giornalista professionista e digital strategist. Collabora con Tgcom24.mediaset.it. Dal 2007 è coordinatrice didattica del corso di alta formazione "Il piacere della scrittura" dell'Università Cattolica del Sacro Cuore